E l’adesione al PSE del PD renziano con il continuo riferimento ideale a La Pira, Dossetti, Don Mazzolari non ha alcun senso se non quello strumentale di accasarsi alla grande famiglia europea ma non è un’adesione politica alla causa socialdemocratica.
Nello stesso giorno due giornali di orientamento opposto (Il Corriere e Il Fatto quotidiano, ndr) mettono in rilievo quali siano i nuovi comportamenti nel fare politica di chi si propone di “Rottamare il passato” per innovare l’Italia e portarla ad un futuro radioso. E’ evidente che il substrato politico-culturale del nuovo PD non è altro che la riverniciatura del Catto-Comunismo ” d’antan ” con stile un po’ straccione (almeno la Bindi aveva il coraggio di affermare le sue posizioni in modo chiaro coerente ed inequivocabile ). Se il richiamo del premier in questi giorni al superamento dei ” soliti noti ” che fanno gli imprenditori di relazione nei salotti e non nei luoghi di confronto col mercato, è rappresentato dell’ingresso dei vari Farinetti di turno che si accordano con le Coop e con i presidenti territoriali dell’ANCE del momento per governare gli investimenti privati a livello locale: è uno scenario ripetitivo del consociativismo imprenditoriale presente da sempre in Italia. Nulla di nuovo sotto il sole, anzi voglio ricordare che abbiamo già avuto i “Capitani coraggiosi ” ( Colaninno, Gnutti ed altri ), tanto elogiati dal Presidente del Consiglio D’Alema, protagonisti dell’acquisizione-distruzione della Telecom e che in larga parte hanno concorso al disegno berlusconiano di salvataggio di Alitalia con il risultato finale a tutti noto. Tale premessa è necessaria per poter cominciare a porsi alcune domande ed in particolare una alla Di Pietro: “che c’azzecca con la Socialdemocrazia europea tutto ciò? ” . Nella serata del 22 agosto 2014 RAI3 ha trasmesso una puntata sulla storia del fascismo commentata da storici e giornalisti, tra questi Mauro Canali e Paolo Mieli, nel corso della quale, PER LA PRIMA VOLTA, è stato riconosciuto che Giacomo MATTEOTTI fu il vero baluardo democratico al fascismo e che dopo la sua morte Mussolini non ebbe più ostacoli politici per la affermazione della dittatura fascista. L’adesione al PSE del PD renziano con il continuo riferimento ideale a La Pira, Dossetti, Don Mazzolari non ha alcun senso se non quello strumentale di accasarsi alla grande famiglia europea in vista della scadenza elettorale della primavera scorsa per poter acquisire uno spazio di potere a Bruxelles, ma non un’adesione politica alla causa socialdemocratica. Chi onora Giacomo Matteotti ha poco o nulla a che spartire con questo modo di concepire la politica privo di qualsiasi fondamento di passione ideale, ma che rappresenta una mera spregiudicata ricerca di un potere che diventa fine a se stesso.

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