L’arruffarsi reciproco e vicendevole di questi ultimi venti anni in Italia, era atteso, in Europa, dal compimento di un solido e stabile bipolarismo o bipartitismo: o di qua o di là! Altro che ritorno al proporzionalismo.

Soprattutto l’incontro conclusosi nella notte di martedì all’Ecofin, con l’accordo storico raggiunto tra i 27 paesi membri sul trasferimento della sorveglianza bancaria degli stati alla Bce, e poi anche quello del PPE di giovedì scorso, hanno definitivamente squarciato il velo di Maya dell’europeismo, quale unico progetto politico in grado di fronteggiare l’eventualità di crisi, da circa un ventennio operanti sempre su scala internazionale e destinate ad avere comunque riflessi in un ambito sempre più ampio, ormai pressocchè globale. In queste situazioni, ce la farà la vecchia Europa a sopravvivere?
Sembra, infatti, che un recentissimo rapporto dell’intelligence Usa descriva, nell’arco di meno di un ventennio, uno scenario mondiale in cuila Cinaavrà superato gli Usa mentre l’Europa continuerà il suo lento declino. Ma se così fosse, sarebbe un ulteriore conferma che non esiste alcuna alternativa al progetto d’integrazione economica e politica dell’Unione Europea. E pertanto, per venire alle cose di casa nostra, è stato anche correttamente sottolineato che il progetto dell’UE non poteva fare a meno dell’Italia.
E purtuttavia, non pochi osservatori hanno ancora commentato i fatti cennati, insistendo sulla metafora di un intervento a gamba tesa dei vertici politici europei nei confronti dei leaders politici italiani, tra i quali, com’è evidente, Berlusconi ne avrebbe ricevuto il massimo danno. Ma, era piuttosto questo il ruolo che, si diceva, il de-stino (ovvero, l’essere dello stare e lo stare dell’essere medesimo) gli aveva, sin dall’anno scorso, riservato. Né più né meno di quello che accade per altri protagonisti delle nostre vicende politiche, come per lo più a Vendola e Grillo. Entrambi costretti, dalla necessità di farsi spazio nel sistema di potere costituito, a rinnegare a vario titolo l’esperienza del governo Monti. Governo che, non dimentichiamoci, è stato sempre sorretto da tutte le forze sistemiche presenti in Parlamento, Pd, Pdl e Udc; ad eccezione invece delle forze isolazioniste della Lega e dell’Idv.
Ma, come Grillo e Vendola, anche Maroni, Di Pietro, De Magistris & Ingroia dovranno farsene – in qualche modo – una ragione.
Dopo gli e-venti ultimi, può sembrare che il de-stino in commedia delle parti politiche nostrane sia mutato in fretta. Ma non è così. L’arruffarsi reciproco e vicendevole di questi ultimi venti anni era atteso, in Europa, dal compimento di un solido e stabile bipolarismo o bipartitismo: o di qua o di là! Altro che ritorno al proporzionalismo, al sistema di accumulo di debito pubblico, al1992 in misura già pari a circa il 120% del PIL. Com’è del tutto evidente, è purtroppo ancora da qui che occorre oggi ripartire. Senza più alcuna possibilità di appello.

Angelo il debito del ’92 pur non essendo certamente augurabile a nessun altro paese al mondo, era al 105% mentre superò il 120% nel ’94 con Ciampi e Berlusconi.
Quando quel “farabutto” di Craxi lasciò la guida del Governo nel 1987, invece era all’88% considerando che durante i suoi 4 anni a palazzo Chigi ci fu lo scorporo della Banca d’Italia dal Tesoro che implicò un immediato rialzo nel calcolo del debito stesso.