Negli ultimi 5 anni è cresciuta del 37,5%. La scelta è nel come redistribuire quanto recuperato.

In Italia, l’evasione fiscale è un fenomeno endemico e persistente fin dall’Unità, originato dalle specifiche modalità con cui sono stati risolti i problemi posti dal processo di unificazione degli Stati pre-unitari. Tali modalità hanno causato sin dall’origine l’affievolimento del senso di solidarietà sul quale avrebbe dovuto fondarsi il processo di unificazione politico-istituzionale del Paese; esse invece hanno spinto una moltitudine di cittadini a considerare lo Stato anziché espressione dello loro volontà, qualcosa ad essi estraneo ed ostile. È quindi il senso di appartenenza che ha sempre fatto difetto nei cittadini italiani; questo senso deve essere ricuperato attraverso un’“educazione tributaria” in modo che anche gli italiani percepiscano che lo Stato appartiene a tutti ed è di tutti e che contribuire alla copertura della spesa pubblica con le imposte è un dovere che occorre soddisfare nell’interesse di tutti per il mantenimento dell’elevato livello di benessere collettivo raggiunto. Si tratta di un dovere che occorre soddisfare soprattutto nella fase attuale, caratterizzata da un crisi profonda del Paese, per la soluzione della quale più che pensare ad un continuo inasprimento della pressione fiscale si dovrebbe ripensare, per realizzare una maggiore equità distributiva, il tradizionale modo dell’agire pubblico e privato.
Da una ricerca effettuata in Italia da “Krls Network of Business Ethics” per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, negli ultimi 5 anni la fedeltà fiscale è scesa di 17,3 punti percentuali, passando da 33,8% a 16,5%, a causa dei pochi ed inefficienti servizi che i cittadini ricevono in cambio delle molte tasse che sono chiamati a pagare. Negli ultimi 5 anni l’evasione in Italia è cresciuta del 37,2%, con punte record nel Nord, dove ha raggiunto il 39,7% dell’intera base imponibile. Ogni contribuente italiano è chiamato a versare mediamente al fisco 7.930 euro all’anno, fra tasse, imposte e tributi vari; è la cifra più alta tra i Paesi dell’eurozona. Lo stesso cittadino riceve in cambio, in termini di servizi sociali, meno della metà, 3.460 euro; è l’importo più basso tra i principali Paesi europei. Dalla ricerca effettuata per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani emerge anche che al primo posto tra i Paesi che spendono maggiormente nell’offerta di servizi sociali sono la Francia, seguita dalla Germania, Svezia, Olanda, Inghilterra e Spagna con 8.120 euro. L’evasione fiscale in Italia, deve essere, perciò, contrastata per evitare il permanere ed il diffondersi di conseguenze economiche e sociali negative.
L’obiettivo di ridurre, in maniera strutturale, le aree di evasione e di agevolare la propensione dei contribuenti ad adempiere spontaneamente i loro obblighi fiscali richiede, però, un approccio strategico unitario della società politica e di quella civile ed una visione ugualmente unitaria delle diverse variabili che influenzano la fedeltà fiscale. Per condurre efficacemente una “lotta” condivisa all’evasione, occorrerebbe innanzitutto che i proventi derivanti dal perseguimento degli evasori cessino di essere considerati, come di solito avviene, un gettito aggiuntivo dello Stato, per diventare un “dividendo del cittadino” sotto forma di riduzione della pressione fiscale e di miglioramento della qualità e quantità dei servizi pubblici ricevuti. Con una pressione fiscale attesa del 44,07% sul 2012 e del 44,83 sul 2014 non è più tollerabile che lo Stato possa considerare il “gettito” che è possibile trarre dalla riduzione dell’evasione fiscale come una sua riserva esclusiva.
Conservare la propensione dello Stato, e soprattutto quella del governo attuale, a risolvere la crisi in atto sulla base di decisioni fondate sulla riduzione della spesa pubblica e su una politica fiscale concepita unicamente al fine per “fare cassa”, significa eludere l’obiettivo che una politica fiscale giusta deve perseguire, volto a diffondere la consapevolezza fra i cittadini che chi evade non è un furbo che “frega lo Stato”, ma un “ladro che ruba” a ciascun membro della comunità alla quale appartiene.

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