Nel mese di settembre dell’anno appena trascorso accolsi con vivo interesse l’invito rivolto da Arturo Diaconale e Davide Giacalone, che manifestarono concretamente, attraverso il quotidiano L’Opinione, il tentativo di unire le forze politiche democratiche laiche e progressiste che non si riconoscevano nel sinistra centro dell’allora Ulivo, oggi G.A.D. ( Grande alleanza democratica) o cos’altro sia il fronte costituito tra Bertinotti, Castagnetti, Di Pietro, Occhetto, D’Alema, Fassino, Cossutta, la Bindi, con la benedizione del regista Moretti e del premio Nobel Dario Fo’.
Nell’incontro di venerdì 17 settembre 2004 a Roma presero la parola i rappresentanti del Nuovo Psi, del rinato Partito Liberale Italiano, Davide Giacalone per i repubblicani, Mauro Mellini e Marco Pannella per i radicali.
Tre giorni dopo i promotori di quell’incontro si ritrovarono a Firenze, dove celebrarono il XX Settembre, propugnando le medesime argomentazioni.
Sapevo del Gruppo dei 101 di Firenze e scrissi a Conti e a Cariglia, per manifestare l’interesse che da 30 anni ho per questo tema.
Ho detto trent’anni e lo confermo, dacchè è datato 1975 il primo sodalizio politico tra, P.S.I, P.L.I e P.R.I, con la presentazione di candidati comuni ai collegi del Senato della Repubblica.
Ci credo talmente, in questo genere di alleanza, che, dopo 30 anni sono qui e ancora ne parlo.
Perché?.
Se è vero, come è vero, che abbiamo simboli e bandiere diverse, per avere, nel recente passato,privilegiato ciascuno di noi un valore specifico
sugli altri condivisi del pensiero laico e democratico, non possiamo dimenticare che tutti assieme possediamo l’idem sentire, che affonda le sue radici nell’Illuminismo europeo, concretizzate nei valori vincenti della Rivoluzione americane e francese della fine del settecento.
Da quelle istanze nacque la volontà di una Patria italiana;
quasi plebiscitario il contributo ad essa fornito dalle componenti laiche e democratiche, borghesi e non solo.
Ci divisero allora le scelte tra monarchia e repubblica, tra Chiesa e Stato, tra Cultura e Sindacalismo, con i liberali che misero al primo posto del loro programma la separazione tra Stato e Chiesa, i repubblicani, difensori pervicaci del principio mazziniano del pensiero e dell’azione e dei socialisti, protesi alle rivendicazioni sociali sopra ogni altro bisogno umano.
Ma tutti, proprio tutti,… i padri dei nostri padri, furono i protagonisti del Risorgimento italiano, e si trovarono dalla stessa parte della barricata, a Genova, a Milano, a Napoli, a Brescia, a Palermo, a Roma, contro il dispotismo asburgico e il totalitarismo feudatario delle monarchie allora imperante, prima a chiedere costituzioni più democratiche, poi l’Unità della Nazione.
Ancora una volta divise tra interventisti e non, le forze laiche furono comunque protagoniste, durante la prima guerra mondiale, anche se illustri rappresentanti dei due schieramenti cambiarono personalmente opinione sull’argomento, riuscendo anche ad influenzare importanti strati dell’opinione publica.
La Vittoria mutilata dalle aspre ragioni delle nazioni con maggior potere della Nostra, e le frustrate speranze dei reduci italiani, portarono a vent’anni di Nuovo Dispotismo, sopraffazione e cattiverie, duramente pagate dalla Nazione.
Le forze politiche laiche e democratiche furono messe a dura prova, in Africa e nel Resto del Continente Europa, dove scrissero pagine di vera gloria, come la Legione Garibaldi in Spagna.
La Repubblica iberica della fine degli anni 30 mise in luce le prime avvisaglie del dispotismo marxista, da cui Pacciardi, Saragat, Pertini, Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, Calamandrei e molti atri presero le distanze, restando paladini del laicismo democratico illuminato e colto… veri esempi di patriottismo.
Sconfitto il nemico nazi fascista, con l’aiuto delle truppe anglo americane, l’Italia subì il destino della divisione globale al di qua e al di la della Cortina di Ferro, riuscendo però a risollevarsi grazie all’impegno di cattolici avversi all’imperialismo sovietico, con i quali i nostri Partiti sono stati alleati.
Caduto il muro di Berlino, quindi con il comunismo reale privo di efficacia, anche se ancora reclamato da alcune sparute minoranze, il sistema politico definito della Prima Repubblica implode, per varie casualità, tra cui spicca in rilievo l’operato della Magistratura,quella impegnata politicamente e organizzata della Sinistra, che riesce a demolire il bello e il brutto del sistema democratico del dopo guerra, a beneficio di alcuni e a scapito di altri, perché così va il mondo… e non è questa la sede per fare l’analisi di questi fatti.
Oggi ci ritroviamo qui perché ancora abbiamo voglia di fare politica; vera politica, con l’immutato spirito democratico laico dei nostri maestri, da Cattaneo a Mazzini, da Garibaldi a Bissolati, da Ricasoli a Nenni, Saragat, Matteotti, Pacciardi, Ugo La Malfa, Calamandrei, e i tanti altri prima nominati, Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, e Nello Traquandi, fiorentino, mio stretto parente, che lottarono, soffrirono e morirono per Giustizia e Libertà.
La seconda repubblica si differenzia dalla prima per la novità del sistema maggioritario, preminente nella scelta della rappresentanza parlamentare, che obbliga gli schieramenti a coabitare nelle due grandi coalizioni, di destra e di sinistra.
Il movimento cattolico si è diviso tra l’una e l’altra, anche se la parte guelfa sa ritrovarsi unita sotto la guida di Oltretevere.
I ghibellini no, si sono divisi e si beccano come i polli di Renzo Tramaglino.
Noi laici siamo come la plebe della parabola di Menenio Agrippa.
Da più di dieci anni stiamo a discutere se è più importante il cuore, il cervello o lo stomaco.
Noi laici, avendo le radici nel Romanticismo, avvertiamo fortemente le pulsazioni del cuore.
Da qui l’impegno di alcuni a collaborare con coloro che combattono le ingiustizie sociali, difendono i diritti conquistati, i deboli, i bisognosi…. e poco importa se organizzano ridicoli girotondi o salgono sul palcoscenico per interpretare insapori parodie satiriche, e se gli strumenti di questo inutile e poco costruttivo complesso artistico, appartengono alle vecchie strutture vetero marxiste; chi sente i battiti del proprio cuore, nel proprio intimo è francescanamente convinto della irreversibile conversione alla democrazia e all’occidente dei figli dei trinariciuti, anche se questi leggono ancora L’Unità, frequentano le vecchie sezioni, celebrano Palmiro… e con loro sta.
Tra i laici ci sono quelli che mettono in primo piano lo stomaco, dotato o meno di pelo, poco importa…
Di questi tempi, secondo costoro, è opportuno tirare a campare e far di tutto per ottenere la paga necessaria a comprare il lesso e i contorni.
Io faccio parte di quelli che si ostinano a privilegiare il cervello.
La mia naturale curiosità, la voglia di apprendere e di applicarmi, di tracciare la rotta, decisiva per tracciare la strada più utile al mio personale viaggio, mi fa essere qui oggi, e domani ovunque sia data la possibilità di discutere per una giusta causa.
L’anno 2005 inizia sotto i migliori auspici, a primavera inoltrata avremo di fronte la competizione politica delle amministrative regionali.
Non ci piace la sinistra italiana di Prodi e quella toscana del governatore Martini; poco ci soddisfa l’offerta pelosa della Casa delle Libertà, bisognosa di consenso e priva di doveroso riconoscenza.
Troviamo dunque la forza di agire in autonomia, lavoriamo assieme per uno spazio laico.
Le cose concrete le discutiamo in loco: le infrastrutture, il lavoro, la salute, il sociale, la ricerca, l’ambiente e quant’altro non trovano la stessa soluzione per Arezzo e Livorno, Firenze e Grosseto, Carrara e Siena, Pisa e Prato, Pistoia e Lucca.
La Toscana è composita: posti di mare, campi coltivati a vista d’occhio, fiumi, strade, colline… tanti paesi, ciascuno con le sue problematiche.
Teniamole ben presenti e affrontiamo la concretezza.. laicamente.
Renato Traquandi
Firenze
Palazzo Arrivabene
5 Gennaio 2005

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