Le grandi e piccole opere ferme. Una strada ferma da 18 anni. Tutto pronto. Ah, ma la burocrazia blocca tutto. 600 morti per una strada mai trasformata in autostrada Roma Latina. Fra bandi non andati a buon fine, gare da rifare, project financing labili, sentenze del Consiglio di Stato. Autostrade per il Lazio, società partecipata da Anas e Regione Lazio che del progetto è il soggetto attuatore, deve riavviare l’intero iter della Cisterna Valmontone. Un esempio di bieca burocrazia, senza contare le contestazioni dei comitati contrari alla realizzazione dell’autostrada. La gara per assegnare la concessione va ora riformulata. I tempi per l’avvio dell’infrastruttura viaria si dilatano. Così come la fantomatica Salerno Reggio, definita l’Araba fenice.
E 600 sarebbero i cantieri di opere bloccate. Con perdita di posti di lavoro alle stelle.
Naturalmente di questo scempio non possiamo incolpare soltanto l’attuale governo, dato che all’epoca dei progetti quasi tutti i membri erano infanti. Ma costoro non possono neppure trincerarsi dietro all’alibi di ciò che non è stato fatto prima. Inutile piangere sul latte versato. Dal governo del cambiamento ci aspettavamo apertura, lungimiranza e fattività. O attività fattuale, per dirla col noto Vittorio. Feltri per gli amici.
E tutti a dire, giustamente, che se negli anni 50 non avessero avuto coraggio, non avremmo l’autostrada del sole..
Dunque progetti nuovi ma anche avanzamento, esecuzione e compimento di quelli iniziati. Senza troppi giri da gioco dell’Oca Risiko o Monopoly. Se no, si riprend(I)no i loro coccini e vad(I)no sul sul loro uscio a giocare.
La situazione è talmente ingarbugliata che il piccolo umile cittadino non riuscirà mai a capirci qualcosa. E meno male che, in sua vece e rappresentanza, ha mandato in parlamento chi, invece, ci capisce qualcosa. Magari.
Ecco, stallo peggiore non si era mai visto. Un ministro alle infrastrutture che , terrorizzato da possibile inquinamento corruttivo o mafioso, non riesce a cavare un ragno dal buco. Ha capito che la magistratura è sempre allertata alle spalle di chi governa e pronta come un rapace a posare gli artigli su chiunque, di qualsiasi colore. Se multicolore ancora di più.
Ma, il cittadino, se dà mandato, si aspetta di darlo a qualcuno coraggioso e baldanzoso, non a chi ti guarda con gli occhioni azzurri allargati dalle lenti, ma non dice mai qualcosa di sensato e, appunto, fattuale. Vero è che il mandato non si dà direttamente ai membri di governo, per ora, nonostante qualcuno auspichi la democrazia diretta. E dunque va,inevitabilmente chiamato in causa chi ha dato l’incarico bipolare. Tavolta, troppo spesso ormai, schizofrenico. Certo, si può pensare e mi si può accusare di ossessione per l’inadeguatezza della massima carica dello Stato. Ma sento, in giro, di non essere più sola. Del resto col senno di poi se ne renderà conto anche lui.
Intanto il governo scavalca le europee in stallo conclamato. Peccato che il Premier avesse affermato che sarebbero usciti dalla notte dei lunghi coltelli con un sì e con un no, mai con un forse. Infatti hanno visto l’alba del nulla. Dopo avere debitamente consultato Otelma, ormai unico punto di riferimento. Con grande disonestà intellettuale, ma tant’è il politically correct. “Abbiamo ottenuto il rinvio dei bandi per il Tav che partiranno tra 6 mesi solo se Italia e Francia raggiungeranno un accordo serio”. Tuona la Lauretta sottosegretario al MEF, sotto lo sguardo torvo e incavolato del Governatore del Piemonte.
Bando ai bandi, dunque, sì agli “avvisi di interesse” alla “norma dissolvente” con cui si può fermare la procedura di gara senza oneri” . Un fuoco di sbarramento linguistico, una cortina fumogena di termini inventati dopo i navigator, per abbagliare, con il moderno idioma, il cittadino. Nonostante i flash mob delle madamine domenica in Piazza Castello. Ovviamente a Torino.
Senza dire del Lavoro. Tanto poco si è fatto che non si ricorda neppure di chi è il Dicastero. Se poi si parla di sviluppo economico, come si dice a Firenze“volta la carta e pèggiora, stavo meglio ‘ndo ero prima“. (Ho controllato, è ammesso dalla Crusca).
Carla Ceretelli

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