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Il Concilio Vaticano II 50 anni dopo la sua apertura: |
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Il Volto del Risorto.Grandezza profetica, spirituale e dottrinale, pastorale e missionaria del Concilio Vaticano II Marie-Joseph Le Guillou o.p. Edizione italiana e invito alla lettura di Gabriel Richi Alberti A cinquant’anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II riscopriamo l’opera di uno degli esperti al servizio dei padri conciliari, per comprendere l’essenza di un evento fra i più significativi per la storia ecclesiastica. DALLA PREFAZIONE DI S.E. CARD. LÉON-ETIENNE DUVAL: “Due sono le linee di forza dell’opera conciliare: l’universalità dell’appello alla santità e l’universalità dell’apostolato. Ma ciò presuppone una Teologia della Rivelazione e della Chiesa. Il merito di p. Le Guillou è di far penetrare il lettore al cuore stesso dell’insegnamento del Concilio. La Chiesa è il Volto di Cristo. Cristo ci rivela il Volto del Padre. La Chiesa è il Volto del Padre. Non credo di commettere alcun abuso di linguaggio affermando che questo libro ci rivela il volto autentico del secondo concilio del Vaticano. Ciò che l’autore espone è, in una parola, la natura “estatica” della Chiesa. La Chiesa, separata da Cristo, non esiste […] Ma poich&eac! ute; Cristo è il Salvatore di tutti gli uomini, la Chiesa è relazione all’umanità intera. Se viene separata dall’umanità, non esiste poiché è interamente per tutti gli uomini […] Come afferma mirabilmente p. Le Guillou, “la verità della Chiesa è l’amore e nient’altro”. |
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| Le chiavi di Benedetto XVI per interpretare il Vaticano II Walter Brandmüller, Agostino Marchetto, Nicola Bux Tre autorevoli commentatori offrono una parola definitiva sul Concilio Vaticano II lasciandosi guidare dalle chiavi di lettura offerte da Benedetto XVI nel famoso discorso alla Curia romana. DAL CAPITOLO “IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II NELL’ANNO DELLA FEDE” DI WALTER BRANDMÜLLER: […] chi segue con attenzione, da vicino, l’attuale evolversi dell’ermeneutica conciliare non può non avere la sensazione di una certa dispersione in mille rigagnoli, quasi di una dissezione, vivisezione! e scorticatura dell’avvenimento fondamentale ecclesiale del secolo XX. […] La risoluzione di convocare un Concilio nacque nell’animo di Giovanni XXIII dalla costatazione della grave crisi che il decadimento dei valori spirituali e morali aveva causato nella società contemporanea.[…] Il Papa pensò certo a un Concilio pastorale, di aggiornamento – ecco la parola chiave ed intraducibile in molte lingue straniere –, ma ciò non deve intendersi come qualcosa di pratico, dinamico, quasi separato dalla dottrina. […] Il Papa distingueva la sostanza, l’intera, precisa ed immutabile dottrina, e la sua presentazione (formulazione). In linea con questo indirizzo pastorale Giovanni precisava il modo di opporsi agli errori. Alla severità egli preferiva «la medicina della misericordia». Conveniva perciò, con un insegnamento positivo, mostrare agli uomini la verità sacra, sì che essi,! illuminati dalla luce di Cristo, potessero «ben comprendere quello che veramente sono, la loro eccelsa dignità, il loro fine».L’aggiornamento, dunque, era inteso, da chi lo volle conciliare, non come rottura con il passato o contrapposizione di momenti storici, ma come crescita, perfezionamento del bene sempre in atto nella Chiesa. Il suo rinnovamento è di fatto continuo. |
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| Iuxta Modum: il Vaticano II riletto alla luce della tradizione della Chiesa Serafino M. Lanzetta La prima domanda che si pone agli studiosi del Concilio Vaticano II è se questo sia da leggere come un momento di cambiamento radicale, di rottura dalla tradizione della Chiesa o se invece abbia rappresentato un momento di rinnovamento nella continuità. Le interpretazioni non sono univoche e la questione da sempre suscita grandi discussioni e fiumi di inchiostro. Per molti ha significato una svolta, un momento di grande apertura, per altri un episodio difficile nella storia della Chiesa che ha lasciato dietro di sé confusione dottrinale e rimpianti. DAL PROEMIO: Un bel giorno m’incontrai con un collega nell’atrio di una biblioteca, mentre ero assorto nei miei pensieri sul Vaticano II. Parlando di questo e di quello saltò fuori proprio l’argomento della mia ricerca, il Concilio Ecumenico Vaticano II, quando, interessato al mio fare, mi chiese cosa stessi studiando. Gli risposi che stavo preparando un lavoro sull’ultimo concilio. E lui immediato, quasi di sbotto: «Nella continuità, vero?». Perché tutta quella preoccupazione? Avrei potuto fare del Concilio anche una lettura diversa? A parer mio? Secondo le istanze più cogenti del momento? Sì, in fondo quell’atteggiamento rivelava una preoccupazione di tanti, del Santo Padre in primis, di tanti altri presuli e di numerosi cattolici, che oggi si vedono divisi proprio su una questione capitale: come capire il Concilio, o forse, con più precisione, che cosa ha rappresentato l’ultima grande assise ecumenica per tutta la Chiesa. […] Sembra strano ma è sempre più difficile trovare una via di dialogo e di confronto sereno e caritatevole all’interno del cattolicesimo, mentre è sempre più facile intavolare dialoghi ad extra con la cultura, con l’arte, con lo spettacolo, con i fratelli separati. Ambiti importanti, ma la Chiesa nel suo intimo langue per un’opposizione di fratelli contro fratelli. Bisogna ritrovare l’unità della fede nella Chiesa cattolica. La fede non può essere monopolio di un’idea, di un gruppo. Nessu! no può diventarne padrone; ne siamo solo servi perché tutti credano. |
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| Montefumo Jacopo da Nonantola Nel piccolo villaggio di Montefumo, il vento post-conciliare soffia con fin troppo entusiasmo e tra le antiche mura del convento settecentesco sembra non ci sia più posto per la fede sincera e viva di una volta. Il famoso giornalista e scrittore che si cela dietro l’evocativo pseudonimo di Jacopo da Nonantola, dipinge in questo ironico romanzo una società in crisi attraverso una carrellata di personaggi irresistibili: c’è il silenzioso bibliotecario che dagli anni settanta registra nei suoi grossi volumi tutti i cambiamenti in corso, nello stile dei suoi amati classici greci e latini; il vecchio don Antonio, formato ben prima che il Secondo Concilio chiedesse ai sacerdoti di “adeguare la Chiesa al mondo” che non si rassegna alla decadenza che lo circonda e cerca di portare la parola di Dio di casa in casa, aiutando chi ha bisogno e raccomandando a tutti la preghiera; il nuovo amministratore del convento, don Alcide (“c hiamatemi solo Alcide, per favore”), che libri dei conti alla mano, e immancabile camicia hawaiana indosso, ha aperto le porte a parroci dei paesi vicini, giovani e comitive di ogni genere, e si adopera in tutti i modi per far quadrare il bilancio, dimenticando persino di dir Messa; e poi don Gualtiero, che ha trasformato il refettorio in uno spazio aperto per comizi politici che hanno per tema centrale l’impegno del “nuovo” cristianesimo nel preparare la rivolta degli sfruttati contro gli sfruttatori. In questa baraonda l’ascetico don Leo cerca in vano di ricordare ai confratelli il senso del sacerdozio, ricevendo da loro accuse e prese in giro di ogni genere, e i poveri fedeli che gravitano intorno al convento, sempre più confusi e spiritualmente distanti, si lasciano andare a una vita arida in cui il culto del denaro e il relativismo sono gli unici “valori” comunemente accettati. DALL’INTRODUZIONE: Nel grande ex convento settecentesco, composto da due lunghe ali che ospitavano le celle monastiche e da una chiesa barocca che le univa, non erano rimasti che due superstiti: il vecchio canonico don Antonio e il bibliotecario. Don Antonio passava il tempo a sigillare crepe nelle pareti, a rabberciare tetti, a tenere pulito il parco con l’aiuto di pochi volontari, ma la penuria di mezzi metteva ormai a rischio i suoi sforzi. Isaia, invece, se ne stava chiuso sotto le volte della grande biblioteca. |

Il Volto del Risorto.
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