
Davanti alla platea di Confcommercio, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha messo in scena l’ennesimo atto di una campagna elettorale permanente, fingendo di difendere i ceti medi e nascondendosi dietro il tabù della patrimoniale.
L’attacco frontale alle opposizioni in materia fiscale -dobbiamo riconoscerlo- è stato un capolavoro di manipolazione.
Meloni ha affermato di voler difendere i sacrifici degli italiani affinché possano “ambire ad avere un patrimonio”, lasciando intendere che la sinistra voglia colpire i risparmi delle famiglie ordinarie.
È semplicemente falso. Le proposte sul tavolo mirano a un modesto riequilibrio fiscale che colpirebbe solo i patrimoni sopra i 2 milioni di euro e in maniera progressiva, ovvero lo 0,1% della popolazione e consentirebbe di riequilibrare il carico fiscale oggi squilibrato a sfavore del lavoro.
La verità è che questo governo protegge palesemente le grandi ricchezze accrescendo le diseguaglianze.
La verità è che con questo governo la pressione fiscale ha raggiunto il record del 43,1% mentre l’estensione a tappeto di flat tax e regimi sostitutivi ha penalizzato lavoratori dipendenti ordinari, i cui salari reali sono inferiori dell’8% rispetto al 2020.
Ma Meloni, incurante di ogni dato reale, alla Confcommercio fa promesse insostenibili di riduzione delle tasse per i ceti medi.
Infatti non ha potuto accogliere la richiesta, per tanti aspetti ragionevole, di ridurre l’aliquota dal 35% al 33% fino a 60.000 euro semplicemente perché mancano le risorse sia perché sarebbe andata contro le false riforme fiscali fatte dal governo.
Non si finanziano tagli permanenti al fisco con le entrate una tantum del concordato preventivo, con una procedura UE per deficit eccessivo e con il debito pubblico verso il 140%.
Quando mancano le risorse per fare promesse concrete a una platea di commercianti e piccoli imprenditori, la soluzione più efficace per Meloni è inventarsi un nemico comune e agitare lo spauracchi della “patrimoniale”.
Senza riforme strutturali, tra cui quella sulla tassazione dei grandi patrimoni, senza una vera lotta all’evasione fiscale (anziché i continui condoni) e senza investimenti sui salari, la difesa del ceto medio sbandierata dal governo resta ciò che è sempre stata: un slogan elettorale, ma una pessima realtà per grande la maggioranza delle tasche dei cittadini.
Enrico Rossi

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