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Hanno fatto il deserto e l’hanno chiamata ecologia

Milano continua a correre. Corrono i prezzi delle case, corrono gli affitti, corre la rendita immobiliare. Quello che non corre più è la possibilità per una famiglia normale, un giovane lavoratore o una coppia appena formata di trovare una casa a prezzi sostenibili. L’ultimo allarme arriva ancora una volta dal mercato immobiliare: domanda in crescita, offerta insufficiente, prezzi destinati a salire ulteriormente. Una situazione che non nasce per caso e che non può essere liquidata come una semplice conseguenza del successo economico della città. Dietro questa crisi c’è una precisa responsabilità politica.

di Luca Rampazzo | 11 Giugno 2026

Milano continua a correre. Corrono i prezzi delle case, corrono gli affitti, corre la rendita immobiliare. Quello che non corre più è la possibilità per una famiglia normale, un giovane lavoratore o una coppia appena formata di trovare una casa a prezzi sostenibili. L’ultimo allarme arriva ancora una volta dal mercato immobiliare: domanda in crescita, offerta insufficiente, prezzi destinati a salire ulteriormente. Una situazione che non nasce per caso e che non può essere liquidata come una semplice conseguenza del successo economico della città. Dietro questa crisi c’è una precisa responsabilità politica.

Da anni Milano produce meno abitazioni di quante ne servano realmente. Le nuove costruzioni sono poche, concentrate in segmenti di mercato ad alta redditività e incapaci di soddisfare la domanda della classe media. Nel frattempo la popolazione continua ad attrarre studenti, professionisti, lavoratori qualificati e investimenti. Il risultato è inevitabile: prezzi sempre più alti e accesso alla casa sempre più difficile.

Eppure, di fronte a questo scenario, una parte della politica continua a considerare il consumo di suolo come il male assoluto. Ogni nuovo intervento edilizio viene ostacolato, rallentato o bloccato in nome della sostenibilità ambientale. Ogni espansione urbana è descritta come una minaccia. Ogni aumento dell’offerta abitativa viene guardato con sospetto.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Quando si impedisce alla città di crescere, non si protegge l’ambiente: si crea scarsità artificiale. E quando un bene essenziale diventa scarso, il prezzo sale. È la legge più elementare dell’economia.

Così Milano si ritrova con migliaia di persone costrette a spostarsi sempre più lontano dal luogo di lavoro, con tempi di pendolarismo crescenti, maggiore traffico, maggiori emissioni e una progressiva espulsione dei ceti medi e popolari dal territorio comunale. Un paradosso che dovrebbe far riflettere chi continua a presentare il blocco dello sviluppo urbano come una vittoria ecologica.

In realtà si è costruito un modello nel quale la tutela ambientale viene interpretata esclusivamente come limitazione dell’offerta edilizia, dimenticando che la sostenibilità ha anche una dimensione sociale. Una città sostenibile non è soltanto una città con meno cemento: è una città nella quale infermieri, insegnanti, impiegati, giovani professionisti e famiglie possono ancora permettersi di vivere.

Milano sta invece diventando una città sempre più selettiva. Negli ultimi dieci anni i prezzi delle abitazioni sono aumentati di quasi il 50%, una dinamica nettamente superiore alla media nazionale.

Di fronte a questi numeri servirebbe un cambio di paradigma. Più edilizia residenziale, più rigenerazione urbana, più semplificazione amministrativa, più incentivi alla costruzione di abitazioni accessibili. Non meno.

Perché una città che non costruisce abbastanza non diventa più verde. Diventa semplicemente più cara.

E quando una città espelle i propri residenti, i propri lavoratori e le proprie famiglie, non sta difendendo l’ambiente. Sta producendo un deserto sociale.

Hanno fatto il deserto e l’hanno chiamata ecologia.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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