La “riforma” del Senato va letta, come sempre abbiamo avvertito, in un contesto assai più ampio che determina un rafforzamento senza controlli né bilanciamenti adeguati del potere esecutivo, e lo svilimento della sovranità popolare.
Se la situazione non fosse quella che è, sarebbe una soddisfazione leggere fior di commentatori che hanno fatto propria la locuzione “combinato disposto” a proposito delle riforme di Renzi. Non siamo così citrulli da pensare che li abbiamo ispirati. Ma, di certo, li abbiamo preceduti. Ovvero: ci abbiamo visto giusto fino dal primo momento.
Dunque, è sul “combinato disposto” che ancora una volta, a maggior ragione alla vigilia della conclusione dell’iter parlamentare della riforma del Senato, occorre concentrare l’attenzione. Perché del Senato, in se, ci importerebbe poco o niente. Possiamo solo osservare che ridotto così, uno dei troppi “Enti inutili”, meglio sarebbe stato abolirlo del tutto.
Ma la “riforma” del Senato va letta, come sempre abbiamo avvertito, in un contesto assai più ampio che determina un rafforzamento senza controlli né bilanciamenti adeguati del potere esecutivo, e lo svilimento della sovranità popolare, letteralmente rapinata dalle oligarchie dei partiti. Ed è quest’ultimo l’aspetto peggiore di tutta la vicenda, perché scippare gli elettori delle loro prerogative significa in pratica sospendere la democrazia. Ovvero limitare al circuito autoreferenziale dei partiti, di maggioranza e no, ogni possibile dialettica politica per un periodo molto lungo.
Se le bocce dovessero restare ferme, ovvero se si andrà davvero a votare con l’Italicum, la nostra diventerà una democrazia ancora di più popolata di mostri. Perché la Camera dei Deputati, l’unica che conta dopo aver messo sotto naftalina il Senato, sarà formata a tavolino dalle segreterie dei partiti. Come ha spiegato su Pensalibero Paolo Armaroli, valente costituzionalista e altrettanto valente spirito libero, “nelle 100 circoscrizioni almeno 400 dei 630 membri saranno nominati da Sua Maestà la Partitocrazia, visto e considerato che i capilista dei vari partiti entreranno a Montecitorio automaticamente”. E, come se non bastasse, “la possibilità di presentarsi in più circoscrizioni e la conseguente opzione ….”consentirà ai primi dei non eletti, sempre che siano graditi alle segreterie dei partiti, di avere anche loro un posto di deputato”. Ma, ciò che è peggio, i cittadini non solo non sceglieranno i deputati, ma nemmeno saranno determinanti per le maggioranze. Perché l’Italicum, tagliando e cucendo, eliminando e premiando, potrà dare tutto il potere persino ad un partito che abbia di poco superato il 20% dei voti. E si tratta, nella situazione attuale di repulsa verso i partiti, di ipotesi concreta, non astratta. Tralasciando il fatto che il 20% dei voti, con gli attuali livelli di astensionismo, significa il 10% degli elettori!
E badiamo bene: tutto ciò, non riguarda il futuro. Lo stiamo già vivendo. Perché questo scenario da incubo è opera di un Parlamento eletto illegittimamente, con una legge che ha dato, con un gioco di scatole cinesi, una grande maggioranza alla Camera ad un partito che ha avuto il 25% dei voti. Cosa che gli ha consentito di attrarre fuggiaschi e voltagabbana in quantità industriale in soccorso di un governo che è il terzo (dopo Monti e Letta) imposto in assoluto spregio alla volontà popolare.
E se già non fosse abbastanza a convincere di quanto sia decaduto il rispetto per la democrazia, si ponga attenzione alle vicende di Roma. Dopo le annunciate dimissioni del sindaco Marino, si sono sentite cose che fanno inorridire. Il capogruppo al Senato del PD, Zanda ha suggerito di rinviare a tempi migliori (per il suo partito) la nomina del commissario che regga la città fino a nuove elezioni. Altri fanno circolare impunemente, per quel ruolo, il nome di uomini di parte: ex assessori, o alti magistrati e funzionari che possano poi, sull’onda dell’incarico svolto (che dovrebbe essere di assoluta neutralità), essere candidati di parte al Campidoglio.
C’entra tutto ciò con le “riforme” di cui sopra? C’entra, eccome. E chi non se ne accorge fin da ora, avrà, poi, un brusco risveglio.

Ai tempi di Berlusconi Napolitano ammonì che la Costituzione non è un ferro vecchio e che va modificata con cautela. Se questa è cautela…
D’accordo con Paolo. Perché a sua tempo il golpista Napolitano non fu attaccato con estrema fermezza, invece di adeguarsi alla strisciante accettazione dell'” ultima spiaggiai “? Non dimentichiamo che anche ” Pensalibero ” inizialmente fu benevolo con Renzi. Ma come si può credere a una simile nullità? Uno che sta già ringhiando ” Se avanzo seguitemi…”, uno che se contraddetto mostra il visetto minaccioso del piazzista a cui si rifiuta l’offerta fasulla. In realtà non si è voluto capire che l’individuo di Palazzo Chigi è il peggior prodotto del cattocomunismo evoluto nel cattolicesimo borsistico che a 360 gradi risponde inespugnabile ad ogni critica, finge di coprire ogni esigenza ed è di per sé antidemocratico. Cominciamo a riscoprire l’anticlericalismo, cominciamo a capire che le presunte innovazioni di Bergoglio appartengono a una tattica di sopravvivenza che possono essere rigettate in un giro di secolo. Cominciamo a capire cosa è il cattolicesimo politico satollo d sé, disposo a sgranare preservativi invece del rosario, salvo poi riscoprire il rosario. Il recupero di una vera coscienza democratica possa dal rifiuto radicale di qualsiasi democrazia ” cattolica “.
Ma scusa Nicola, di cosa ci si deve stupire? Con la scelta scellerata di Napolitano dopo e del PD prima di dare l’italia in pasto al contadino toscano, tutto questo era prevedibile sin dall’inizio.
Le strade sono due, o gli italiani si svegliano e rimandano il contadino e la sua accolita da dove sono venuti, oppure ve li terrete per altri 20 anni.