
C’è qualcosa di profondamente osceno nel vedere la parola pace associata a chi ha contribuito a rendere Gaza un cimitero a cielo aperto. Prima le bombe poi i tavoli riservati. Prima i bambini sepolti sotto le macerie poi i comunicati sulla ricostruzione. È un copione già visto e ogni volta pretende di essere scambiato per speranza. Il cosiddetto Board of Peace nasce dentro questa ipocrisia. Un organismo esclusivo guidato da Donald Trump con accesso riservato a chi può permettersi una quota di un miliardo di dollari. Non solidarietà ma appartenenza. Non aiuto ma potere. La pace trasformata in un club privato dove si entra pagando mentre fuori si muore. Da anni Gaza viene strangolata bombardata privata di acqua cibo cure. Ora che le immagini dei corpi dei bambini affamati attraversano il mondo gli stessi attori che hanno armato sostenuto e giustificato la devastazione si presentano come architetti della rinascita. È difficile credere alla commozione di chi fino a ieri firmava contratti per le armi che hanno distrutto scuole ospedali case. Prima si partecipa alla distruzione poi si reclama il diritto di gestire la ricostruzione. È così che si riscrivono le responsabilità politiche e si lava il sangue dalle mani. Hamas porta colpe gravissime, i coloni e il governo israeliano hanno responsabilità dirette ma nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza il sostegno esterno di chi oggi parla di pace con la stessa leggerezza con cui ieri parlava di sicurezza. Mentre si discute di fasi due, piani futuri e organismi internazionali a Gaza la gente non ha tempo per le formule diplomatiche. I bambini non muoiono per mancanza di strategie ma per mancanza di latte. Non per assenza di board ma per assenza di riparo. Non per carenza di conferenze ma per fame freddo e abbandono. La pace non nasce nei club esclusivi né nelle quote miliardarie. Nasce dal fermare davvero la violenza, dal proteggere i civili, dal far arrivare subito cibo acqua tende cure. Tutto il resto è narrazione. E su questa narrazione pesano i corpi dei bambini che non possono più essere salvati.
Angelo Santoro

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