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Il Ciclone quando arriva arriva… il tributo di Firenze nel ventennale dell’uscita del film-evento di Leonardo Pieraccioni.

Il Ciclone quando arriva arriva… ma non si è portato via tutto, è rimasto per farci divertire. E così Firenze si prepara a tributare a quale film-evento di Leonardo Pieraccioni, capace di incassare 75 miliardi di lire ai botteghini, il giusto riconoscimento con una proiezione sulla facciata della Basilica di Santo Spirito in Oltrarno, il più popolare e caratteristico quartiere fiorentino.

di Francesco Matteini | 4 Settembre 2016

Le teste di ponte le avevano gettate Roberto Benigni e Francesco Nuti. Ma neanche il Piccolo diavolo e Io, Chiara e lo Scuro erano riusciti a scardinare lo strapotere dell’idioma romano nel cinema e nella televisione impregnate della calata che fu di Alberto Sordi. Dal varietà ai telegiornali, lo slang capitolino la faceva da padrone. Poi, nel 1996, arrivò il Ciclone è spazzò via il linguaggio borgataro. Leonardo Pieraccioni e il suo Levante, con annessi Massimo Ceccherini, Paolo Hendel, Sergio Forconi, Barbara Enrichi, trasformati all’improvviso in eredi di Dante e alfieri dell’Accademia della Crusca. Termini popolar-fiorentini, ma perfettamente riconducibili al vocabolario italiano, sdoganati sulla ribalta nazionale. Il Ciclone apri una ideale breccia di Porta Pia linguistica nella quale si infilarono con abilità Carlo Conti e Giorgio Panariello, conquistando rapidamente il palcoscenico televisivo.

Lunedì 12 settembre, a vent’anni dall’uscita di quel film-evento, Firenze tributerà a Leonardo Pieraccioni e alla sua creatura, capace di incassare 75 miliardi di lire sbancando i botteghini in ogni parte d’Italia, il giusto riconoscimento. Il Ciclone verrà proiettato sulla facciata della chiesa di Santo Spirito, nell’omonima piazza dell’omonimo quartiere dell’Oltrarno, il più popolare e caratteristico di Firenze. Un onore riservato, lo scorso anno, ad un altro film capace di segnare un’epoca: Amici miei di Mario Monicelli. Con una differenza: nonostante la bravura degli interpreti, la parlata fiorentina di Tognazzi, Moschin e Celi (Noiret era invece doppiato da Montagnani) all’orecchio esperto risulta un po’ sforzata. Nel Ciclone, invece, pronuncia ed espressioni doc. Se di Amici miei tutti ricordano e ancora usano nel parlare la “supercazzola”, il Ciclone ha lanciato una serie di frasi-tipo che si scambiano perfino i ragazzi di oggi, che quando uscì il Ciclone avevano ancora il ciuccio in bocca. “Che ce l’hai i’ gratta e vinci te?”, “Icchè vu fate voi qui?”, “Poppe e culo?”. E soprattutto: “Se tu sei buho dillo”, capace di competere alla pari con la straordinaria “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo, me te magno” pronunciata da Sordi-Nando Mericoni in Un americano a Roma oltre quarant’ani prima.

Pubblicato in : Editoriale, Primo pianoTag: breccia di porta pia, chiesa, cinema, conti, dante, fiorentina, fiorentini, firenze, Il Ciclone, leonardo pieracioni, Oltrarno, roma, santo spirito

Info Francesco Matteini

Francesco Matteini, giornalista, ha iniziato l’attività nel 1975 con Radio Libera e Tele Libera Firenze; nel 1980 è stato tra i fondatori del quotidiano La Città; dal 1988 al 2007 ha lavorato a La Nazione ricoprendo gli incarichi di capocronista, capo della redazione cultura e spettacoli, capo della redazione sportiva, vicecaporedattore della redazione province e poi all’ufficio centrale; nel 2008 è passato al Corriere Fiorentino (inserto locale del Corriere della Sera) come caporedattore centrale; dal 1982 al 2007 è stato corrispondente de La Stampa per Firenze e la Toscana. Attualmente collabora con i siti Toscana24-ilSole24Ore e Fiorentinanews, con Radio Bruno Toscana, con l’emittente televisiva Rtv38. Ha un proprio blog, “Viola, amore e fantasia” (www.violaamoreefantasia.it) dedicato alla Fiorentina ma non solo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    10 Settembre 2016 alle 10:32

    C’è una differenza. I comici toscani dei novanta, Benigni Nuti, Benvenuti, Pieraccioni, Panariello, Conti, Virzì e Renzi avevano alle spalle il MPS che attraverso mille rivoli riverniciò la regione rossa in regione rosa. Alberto Sordi invece aveva alle spalle la vergogna e la sciatteria dell’Italia sconfitta ma da riscattare, qualcosa di più sostanzioso e impegnativo della gara stucchevole tra vernacolo e romanesco.. E poi confrontare Pieraccioni con Sordi è come mettere in gara una Panda con una Formula Uno.

    Rispondi

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