Le teste di ponte le avevano gettate Roberto Benigni e Francesco Nuti. Ma neanche il Piccolo diavolo e Io, Chiara e lo Scuro erano riusciti a scardinare lo strapotere dell’idioma romano nel cinema e nella televisione impregnate della calata che fu di Alberto Sordi. Dal varietà ai telegiornali, lo slang capitolino la faceva da padrone. Poi, nel 1996, arrivò il Ciclone è spazzò via il linguaggio borgataro. Leonardo Pieraccioni e il suo Levante, con annessi Massimo Ceccherini, Paolo Hendel, Sergio Forconi, Barbara Enrichi, trasformati all’improvviso in eredi di Dante e alfieri dell’Accademia della Crusca. Termini popolar-fiorentini, ma perfettamente riconducibili al vocabolario italiano, sdoganati sulla ribalta nazionale. Il Ciclone apri una ideale breccia di Porta Pia linguistica nella quale si infilarono con abilità Carlo Conti e Giorgio Panariello, conquistando rapidamente il palcoscenico televisivo.
Lunedì 12 settembre, a vent’anni dall’uscita di quel film-evento, Firenze tributerà a Leonardo Pieraccioni e alla sua creatura, capace di incassare 75 miliardi di lire sbancando i botteghini in ogni parte d’Italia, il giusto riconoscimento. Il Ciclone verrà proiettato sulla facciata della chiesa di Santo Spirito, nell’omonima piazza dell’omonimo quartiere dell’Oltrarno, il più popolare e caratteristico di Firenze. Un onore riservato, lo scorso anno, ad un altro film capace di segnare un’epoca: Amici miei di Mario Monicelli. Con una differenza: nonostante la bravura degli interpreti, la parlata fiorentina di Tognazzi, Moschin e Celi (Noiret era invece doppiato da Montagnani) all’orecchio esperto risulta un po’ sforzata. Nel Ciclone, invece, pronuncia ed espressioni doc. Se di Amici miei tutti ricordano e ancora usano nel parlare la “supercazzola”, il Ciclone ha lanciato una serie di frasi-tipo che si scambiano perfino i ragazzi di oggi, che quando uscì il Ciclone avevano ancora il ciuccio in bocca. “Che ce l’hai i’ gratta e vinci te?”, “Icchè vu fate voi qui?”, “Poppe e culo?”. E soprattutto: “Se tu sei buho dillo”, capace di competere alla pari con la straordinaria “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo, me te magno” pronunciata da Sordi-Nando Mericoni in Un americano a Roma oltre quarant’ani prima.

C’è una differenza. I comici toscani dei novanta, Benigni Nuti, Benvenuti, Pieraccioni, Panariello, Conti, Virzì e Renzi avevano alle spalle il MPS che attraverso mille rivoli riverniciò la regione rossa in regione rosa. Alberto Sordi invece aveva alle spalle la vergogna e la sciatteria dell’Italia sconfitta ma da riscattare, qualcosa di più sostanzioso e impegnativo della gara stucchevole tra vernacolo e romanesco.. E poi confrontare Pieraccioni con Sordi è come mettere in gara una Panda con una Formula Uno.