Firenze ha il Giardino dei Boboli e le quasi infinite Cascine, Mantova ha i Giardini Valentini e i parchi dei lungolaghi, Bologna ha i celebrati Giardini Margherita e tanti altri parchi in giro per le contrade di centro e periferia.
Una città si misura anche da suoi giardini. Cervia, capitale europea dei giardini di mare, celebra ogni anno il verde e i fiori che vengono da un centinaio di città italiane ed europee. Il giardino è un salotto speciale per gli abitanti di un città, è un polmone verde ma anche un luogo elettivo di inclusione e di aggregazione.
A Reggiolo, cittadina della Bassa reggiana, colpita duramente dal terremoto del 2012 come le vicine Novi di Modena e Carpi, c’è un parco con galline e gelsi, conigli e giostre, panchine e anatre, che è un simbolo della città rinata tra ponteggi e cantieri, deviazioni e transenne. I galli cantano mentre i bambini si dondolano, i conigli si rifugiano nelle tane mentre le nonne si bisbigliano le ultime notizie sulle panchine, e in fondo, altere e svettanti, due anatre raggiungano il pollaio.
Tutto questo è la magia del Parco Sartoretti a Reggiolo dove il terremoto ha picchiato duro, ha fatto danni tanto da rendere quasi irriconoscibile in centro che adesso sta ritornando “centro” con il contributo “partecipativo collettivo” si dice da queste parti. Su un tendone ancora in piedi vicino alla Rocca, che subito dopo il terremoto ospitava farmacia e uffici di emergenza, c’è ancora il cartello: “Facciamo centro insieme”.
L’altro giorno 24 famiglie sono rientrate nelle case definitive. Avevano un sorriso e quegli occhi brillanti che è raro vedere. In giro per Reggiolo ci sono 90 cantieri compreso quello sulla facciata di Palazzo Sartoretti che ha al suo interno il parco delle semplici meraviglie: piante, erba, animali, giostre e panchine. Gli spazi verdi e i campi: ecco un anello importante nel processo di ricongiunzione tra territorio e popolazione, tra una città che deve rinascere e la sua gente, tra un borgo e i suoi abitanti.
Non a caso nelle zone dell’ultimo più tragico terremoto del Centro Italia quando c’è stato bisogno di trovare spazi sicuri per fare cerimonie comunitarie o dislocare alloggi di emergenza si è fatto ricorso a campi, parchi e giardini più o meno grandi.
La farmacista di Concordia nel 2012 ospitò nel suo giardino privato tende e alloggi per 70 persone. E’ diventata una storia piccola, semplice ma paradigmatica, un simbolo di generosità nel dolore.
Reggiolo non è stata costretta a piangere nelle forme di Amatrice o Arquata ma molti ricordano lo smarrimento e il dolore della perdita di un paese, di una identità. Che adesso sta rinascendo anche grazie al polmone giardino, al respiro di un bambino che corre incontro alla nonna nel vialetto sotto i gelsi tra conigli e galletti, colombe e anatroccoli. Sembra una favola, è pura realtà quotidiana.
Lo sa bene il neo commissario straordinario alla ricostruzione Vasco Errani che ha seguito a lungo queste vicende emiliane che per far rinascere una città bisogna riconnettere i cittadini al luogo, non basta mettere una pietra sopra l’altra in sicurezza. Ci vuole un cemento umano che, come Reggiolo dimostra, passa da una scuola, un teatro, una chiesa, una palestra e anche da un giardino.
A Reggiolo hanno fatto recentemente anche di più: hanno creato un Tunnel dell’Armonia che porta al Parco proprio dall’ingresso del Palazzo sotto pendagli e segni che aiutano riconciliarsi con l’ambiente in cui si vive.
Tante volte non occorre inventarsi progetti esotici e futuri remoti, basta pensare com’era la corte rurale di una volta da queste parti con piante e animali liberi, con famiglie patriarcali, con riti e abitudini che contribuivano non poco alla vita sociale quotidiana fatta di coesione, inclusione e sicurezza. Quel che serve davvero per ricostruire dentro.

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