
Se continua così, nel 2027 la vittoria la regalerà ancora alla destra
Nel campo progressista stiamo assistendo a una metamorfosi inattesa, a un cambiamento così radicale che rischia di portare la coalizione di centrosinistra a regalare, per la seconda volta, la vittoria a Giorgia Meloni. Non c’è una ragione precisa che spieghi questo comportamento tra leader che sembrano ripetere, ciascuno a modo suo, il motto: “Muoia Sansone con tutti i Filistei”. Una teoria esattamente opposta a quella di coloro che li hanno preceduti: “Meglio una torta divisa in compagnia che niente”. L’impressione è che nel centrosinistra si sia perso un principio elementare della politica: prima di tutto bisogna vincere. Poi si discutono programmi, leadership e identità. Oggi, invece, sembra prevalere la logica opposta: meglio difendere il proprio piccolo territorio politico, anche a costo di consegnare il governo del Paese agli avversari. L’esempio plastico non è soltanto il tormentone delle primarie, ma anche quanto accaduto a Torino. A fine agosto 2026, una ragazzina di 13 anni è stata vittima di abusi sessuali all’interno di un minimarket nel quartiere Madonna di Campagna, alla periferia nord della città. Il responsabile identificato è un dipendente dell’attività, un uomo di 42 anni di nazionalità bengalese. Se il Campo Largo avesse criticato, senza ambiguità, la decisione del giudice di rimettere in libertà l’uomo accusato degli abusi, motivata anche dal suo pentimento espresso a parole, avrebbe probabilmente intercettato consensi ben oltre i confini dei propri elettori. Elettori che, peraltro, sono certo siano rimasti inorriditi dalla decisione e che non avrebbero considerato quella presa di posizione come una strumentalizzazione politica, bensì come una naturale richiesta di rigore. Definisco l’autore del reato una “bestia” per sottolineare l’orrore di un gesto compiuto ai danni di una bambina. Proprio per questo, però, deve essere la giustizia, e non la piazza, a stabilire responsabilità e pene, attraverso un processo rapido e rigoroso. Al centrosinistra sarebbe bastato poco: mostrare solidarietà alla bambina, come è doveroso, ma nello stesso tempo esprimere una critica ferma nei confronti di una decisione giudiziaria che molti cittadini possono aver percepito come incomprensibile. Questo, almeno, si sarebbe dovuto fare. È uno dei tanti episodi che, se la destra saprà cavalcare con ordine e con quella dose di ipocrisia che spesso accompagna la politica, potrebbe finire per produrre consenso anche a sinistra. Soprattutto in quella parte dell’elettorato che già manifesta perplessità e delusione nei confronti delle politiche progressiste. Ed è proprio qui che il centrosinistra rischia di commettere l’errore più grave: confondere la coerenza ideologica con l’incapacità di ascoltare il Paese. Gli elettori non chiedono necessariamente che un partito abbia sempre la risposta giusta; chiedono che sappia riconoscere i problemi, le paure e perfino la rabbia di chi lo vota. La politica, del resto, non si vince soltanto difendendo le proprie convinzioni: si vince anche comprendendo ciò che accade fuori dai palazzi e fuori dai social. Se il centrosinistra continuerà a parlare soltanto a una parte del Paese, lasciando agli avversari il compito di interpretare tutto il resto, la sconfitta diventerà una profezia che si autoavvera. Nel 2022 il centrosinistra ha perso le elezioni. Nel 2027 rischia di perdere nuovamente, ma questa volta con una responsabilità ancora più pesante: non perché la destra sia imbattibile, ma perché gli avversari potrebbero trovare davanti a loro una coalizione incapace di trasformare le proprie divisioni in una proposta credibile di governo. A quel punto non basterà dare la colpa agli avversari, alla legge elettorale o alle circostanze. Bisognerà avere il coraggio di ammettere che, prima ancora di convincere gli italiani a votarlo, il centrosinistra deve decidere che cosa vuole essere. E soprattutto se vuole davvero vincere. Perché, se così non fosse, tanto vale davvero appiccare il cappello al chiodo.
Angelo Santoro

Non che il campo melonista sia qualcosa di auspicabile, ma quello sedicente “progressista” riesce quasi a scavalcarlo a destra.
A parte Conte (che pur al governo fece poco o nulla) gli altri sono allineati, tanto quanto la Meloni, all’ Agenda Draghi – Ursula.
Più armi per l’autocazia corrotta, meno sanità, meno scuola, meno welfare, più Europa delle oligarchie al servizio degli USA.
Vedo insomma contrapporsi due campi larghissimi, piuttosto letamosi e piuttosto di destra.
Vannacci, che è pur sempre parte di questo sistema di potere e chi pensa che sia diverso dal centrodestra e dal sedicente centrosinistra sbaglia, raccoglie facili consensi.
Soprattutto da chi chiede solamente: più sicurezza, sia sul piano sociale che dell’ordine pubblico.
Che è quanto manca oggi in Italia e UE.
Perché manca una Forza autenticamente socialista e populista democratica.