Fa pubblicità come per una merce qualsiasi, ma la realtà morde.

IlCavaliere è un imprenditore televisivo privato. Punta sulla pubblicità del prodotto, non sul prodotto stesso. Anzi, ha costruito il suo impero sostenendo (e spesso dimostrando) che una buona pubblicità può far vendere alla grande un cattivo prodotto. Di più. Che tra la quantità di pubblicità (qualunque sia la sua qualità) e la vendita del prodotto (non importa se pessimo o ottimo) c’è un rapporto scientificamente dimostrato. A ogni minuto di presenza televisiva aggiuntivo, corrisponde (in proporzione alla audience) un certo e quantificabile aumento delle vendite: più ore televisive, più audience, più fatturato (e, adesso, più voti).
Nel mondo di Berlusconi, l’immagine della realtà ha sempre contato più della realtà; la spettacolarizzazione più della sostanza. L’ABC è sempre stato di dire non ciò che è vero, ma ciò che lo spettatore-consumatore vuole sentirsi dire. Anzi, la chiave del successo, costruita con le più sofisticate strategie di marketing, è esattamente quella di capire cosa vuole il pubblico. Correggendo e affinando l’offerta man mano che i gusti cambiano. La pubblicità si deve uniformare alla psicologia dei possibili clienti e il prodotto deve seguire. Adattandosi (almeno nella sua immagine e confezione) alle esigenze del pubblico e del marketing.
Berlusconi ha semplicemente teorizzato (e messo in pratica) il principio che l’offerta politica è un prodotto come tutti gli altri, da pubblicizzare, confezionare e vendere esattamente con le stesse tecniche. L’azienda, grazie alla televisione e alla pubblicità, fa fatturato. Il partito è anch’esso una azienda che produce non fatturato, ma voti (magari suscettibili, nelle mani dei boss locali e dei profittatori, di trasformarsi a loro volta in fatturato).
Tutto qui. Per questo ha personalizzato la democrazia, ha criminalizzato i partiti storici e ridicolizzato la professionalità politica tradizionale (spesso con il cieco concorso di una sinistra senza radici, inconsapevole del fatto che sul terreno nuovista del Cavaliere è inevitabilmente perdente). Per questo Berlusconi ha trasformato l’Italia in una Disneyland della politica, dove la realtà virtuale ha cancellato quella vera e dove la democrazia stessa è diventata pertanto altrettanto virtuale. La crisi economica catastrofica e lo scandalo internazionale costituito da questa Italia tragicomica hanno fatto crollare gli scenari di cartapesta. Anche perché la malattia della nostra politica è stata giudicata in Europa potenzialmente contagiosa (come il fascismo). Ma la macchina pubblicitaria e comunicativa del Cavaliere sta adesso alacremente e professionalmente ricostruendo Disneyland giorno dopo giorno, adattando gli scenari al sentimento popolare del momento. Per fortuna (si spera) il tempo per la ricostruzione è poco; la democrazia virtuale è stata sostituita con le primarie del PD da un bagno di democrazia reale; soprattutto, la realtà vera (purtroppo) ha dato a molti italiani un morso, svegliandoli dal sogno ventennale e facendo loro picchiare la testa sulla dura parete di grigio cemento che sta dietro le immagini, le luci e la cartapesta colorata.

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