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Il caso Sala, Hannoun e la solidarietà selettiva: quando l’ambiguità diventa politica

Sala sostiene di non aver ascoltato l’intervento di Mohammed Hannoun perché rimasto in piazza solo pochi minuti, prima di essere allontanato dopo alcune contestazioni. Ma questo dettaglio non gioca a suo favore. Se il sindaco non ha sentito Hannoun parlare, non è stato per dissenso politico o per una presa di distanza consapevole, bensì perché una parte dei manifestanti non lo voleva in piazza. È lo stesso Sala a raccontarlo. La distinzione è sostanziale: non si è trattato di una scelta, ma di una dinamica interna alla manifestazione. E questo non cancella il dato politico della sua presenza in un contesto in cui Hannoun aveva un ruolo pubblico

di Luca Rampazzo | 31 Dicembre 2025

Il post pubblicato da Beppe Sala nelle ultime ore non chiarisce una vicenda: la complica. E non perché contenga informazioni false, ma perché elude sistematicamente il nodo politico centrale, rifugiandosi in una difesa tutta giocata sul piano emotivo, temporale e vittimario.

Per chiarezza, è corretto riportare integralmente il testo con cui il sindaco di Milano ha scelto di intervenire pubblicamente:

Da certa stampa e account social di destra o di incerta natura si cerca di macchiare persone e istituzioni con fake news e fotografie maliziosamente decontestualizzate. Stanno girando in queste ore alcune immagini prese a una manifestazione di qualche tempo fa, precisamente il 17 settembre a Genova. Si era tenuto un incontro di ANCI, che riuniva i sindaci delle città metropolitane. Ospiti della sindaca di Genova, Silvia Salis, poiché si stava tenendo una manifestazione di solidarietà a Gaza e alla Palestina occupata e in preda a distruzione da parte dell’esercito israeliano, alcuni primi cittadini, tra cui io, sono scesi per qualche minuto tra i manifestanti.
E dico non più di qualche minuto, perché, appena messo piede in piazza, io in prima persona sono stato attaccato e insultato da pochi contestatori, tanto che un paio di amici sindaci hanno dovuto accompagnarmi fisicamente via dal consesso.
È vergognoso che si utilizzi uno scatto in cui sono presenti i sindaci e separatamente l’immagine di Mohammed Hannoun che parla dal palco, perché le due fotografie sono state scattate in tempi diversi. Non ho mai incontrato di persona il signor Hannoun, il quale sabato scorso è stato arrestato su richiesta dell’Antimafia, con l’accusa di finanziare Hamas.
Detto ciò, è vergognoso come si cerchi di approfittare di una tragedia come quella palestinese, macchiando la solidarietà al popolo di Gaza e Palestina. In più occasioni ho difeso il popolo palestinese condannando Hamas, che l’Unione Europea classifica come terrorista.
Ciò non toglie nulla alla gravità dell’immane tragedia di cui si è macchiato il governo di Benjamin Netanyahu dopo gli orrori e i crimini del 7 ottobre 2023. Approfittare da destra di tutto ciò, per fare disinformazione e infangare istituzioni e politica, è un’operazione indegna, che condanno risolutamente.

Il problema non è ciò che Sala dice, ma ciò che sceglie di non dire.

Non è dissenso, è esclusione

Sala sostiene di non aver ascoltato l’intervento di Mohammed Hannoun perché rimasto in piazza solo pochi minuti, prima di essere allontanato dopo alcune contestazioni. Ma questo dettaglio non gioca a suo favore. Se il sindaco non ha sentito Hannoun parlare, non è stato per dissenso politico o per una presa di distanza consapevole, bensì perché una parte dei manifestanti non lo voleva in piazza. È lo stesso Sala a raccontarlo.
La distinzione è sostanziale: non si è trattato di una scelta, ma di una dinamica interna alla manifestazione. E questo non cancella il dato politico della sua presenza in un contesto in cui Hannoun aveva un ruolo pubblico.

Israele, Hamas e la rimozione del nodo politico

Il secondo punto è quello che nel post viene accuratamente aggirato. Israele è una democrazia ed è un alleato dell’Occidente. Hamas è un’organizzazione terroristica, come riconosciuto dall’Unione Europea. A Genova si manifestava contro il primo, mentre sul palco — prima, dopo o durante la presenza dei sindaci, il dettaglio è politicamente irrilevante — parlava una persona che, secondo la magistratura antimafia, finanziava i secondi.

Non è una fake news, non è una manipolazione fotografica: è un fatto. Le fotografie possono essere scattate in momenti diversi, ma il contesto è unico e politicamente omogeneo. E per un sindaco di una grande città europea questo dovrebbe costituire un problema, non un dettaglio fastidioso da liquidare come “strumentalizzazione”.

Nessuna strumentalizzazione, solo una constatazione

Non c’è alcuna operazione cinica sulla tragedia palestinese. C’è una constatazione: una parte della classe politica italiana, Sala incluso, continua ad attaccare la vittima degli attacchi del 7 ottobre 2023 fingendo di non vedere chi governa Gaza. Non “il popolo palestinese”, ma Hamas. Un’organizzazione che usa i civili come scudi umani, che intercetta e distorce gli aiuti, che vive anche di finanziamenti mascherati da solidarietà umanitaria. Questo è il punto che viene sistematicamente rimosso, e che rende ambigua — quando non politicamente irresponsabile — la partecipazione a certe piazze.

Bastavano due righe

Infine, il paradosso. Tutto questo caso si sarebbe chiuso immediatamente con una frase semplice e netta: “Non sapevo che ci fosse Hannoun. Se è vero che finanziava Hamas, lo condanno senza riserve”. Non è stato fatto. Si è preferito invocare la destra, parlare di fango, evocare la tragedia di Gaza e rilanciare l’attacco al governo di Benjamin Netanyahu. Una strategia che non chiarisce, ma confonde.

Commentare una notizia fondata su atti giudiziari non è un crimine. Non lo è oggi e non lo diventa perché qualcuno brandisce l’argomento delle querele o dell’indignazione morale. È, semplicemente, il funzionamento minimo di un dibattito pubblico in una democrazia. Proprio quella democrazia che, in questa vicenda, sembra essere diventata un concetto sorprendentemente scomodo.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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