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Il caso Epstein e la denuncia di Trump al Wall Street Journal: Murdoch tiene duro

“Questa causa è stata fatta non solo a nome del vostro presidente favorito, IO, ma anche per continuare la difesa di TUTTI gli americani che non tollerano gli abusi dei Fake Media”. Con queste parole Donald Trump ha spiegato ai suoi sostenitori, usando maiuscole per enfasi, la sua querela al Wall Street Journal (WSJ). Il giornale stava per pubblicare una lettera con disegno osceno inviata dal tycoon a Jeffrey Epstein quando i due erano grandi amici. Nelle ultime settimane l’affaire Epstein è riemersa a galla per le discussioni di alcuni membri del movimento MAGA delusi che tutti i dettagli del finanziatore pedofilo non siano stati pubblicati.

di Domenico Maceri | 25 Luglio 2025

“Questa causa è stata fatta non solo a nome del vostro presidente favorito, IO, ma anche per continuare la difesa di TUTTI gli americani che non tollerano gli abusi dei Fake Media”. Con queste parole Donald Trump ha spiegato ai suoi sostenitori, usando maiuscole per enfasi, la sua querela al Wall Street Journal (WSJ). Il giornale stava per pubblicare una lettera con disegno osceno inviata dal tycoon a Jeffrey Epstein quando i due erano grandi amici. Nelle ultime settimane l’affaire Epstein è riemersa a galla per le discussioni di alcuni membri del movimento MAGA delusi che tutti i dettagli del finanziatore pedofilo non siano stati pubblicati. Epstein, va ricordato, è stato condannato nel 2019 e poi si è suicidato in carcere. Epstein aveva una lista di individui che avrebbero partecipato nei suoi viaggi alla sua isola privata e si crede che questi suoi amici abbiano anche loro avuto rapporti con minorenni. Trump, che aveva rotto con Epstein nel 2004, potrebbe essere in qualche modo coinvolto come ci suggeriscono i suoi tentativi di mettere a tacere la discussione.

Parte del problema è però dovuto alla campagna di cospirazione caldeggiata dallo stesso Trump durante le elezioni nelle quali aveva accusato gli amici di sinistra di Epstein di pedofilia. Inoltre le cospirazioni sostenevano che questi individui controllavano l’America ed erano colpevoli dei delitti più orrendi. Non si sanno tutti i dettagli ma la situazione è stata aggravata dal fatto che Matt Bondi, il ministro di Giustizia di Trump, aveva dichiarato che la lista dei clienti di Epstein esiste e si trova sulla sua scrivania. Perché dunque non rivelare i nomi?

L’interesse di Trump di mettere tutto a tacere adesso però si è scontrato con la base di MAGA la cui insoddisfazione è stata promossa da ex membri nell’orbita del presidente come Steve Bannon, Tucker Carlson, Laura Loomer, e Elon Musk. Adesso però con la denuncia di Trump al WSJ, il cui proprietario è il magnate Rupert Murdoch, questi cospirazionisti hanno rallentato, vedendo nel padrone di Fox come capro espiatorio. Il padrone di X, Tesla, Starlink, e SpaceX ha persino dichiarato che il contenuto della lettera sembra inverosimile per Trump. Murdoch avrebbe potuto impedire la pubblicazione della lettera incriminante di Trump ma ha deciso di lasciare la decisione a Emma Tucker, la direttrice del giornale. Il WSJ, com’è noto, pende a destra e di solito, supporta la politica del presidente per quanto riguarda la linea editoriale. La sezione delle notizie, però, è molto rispettata per la sua indipendenza e credibilità. Ciononostante anche nei suoi editoriali il WSJ ha preso le distanze dalla politica economica di Trump specialmente per quanto riguarda la questione dei dazi.

Murdoch non ha bloccato la pubblicazione della lettera di Trump nonostante la denuncia di un miliardo di dollari. Con ogni probabilità la denuncia consiste solamente di una minaccia che il padrone del WSJ e di Fox News non avrà preso bene. Murdoch e Trump non saranno buonissimi amici ma i due si sono aiutati a vicenda. La Fox News, per esempio, è la rete televisiva di casa del presidente, ma allo stesso tempo la presenza di Trump aumenta lo share della televisione a cavo.

Trump è riuscito a costringere parecchie reti televisive a piegarsi al suo volere. Paramount ha patteggiato con il presidente risarcendolo di 16 milioni di dollari per un’intervista di 60 Minutes a Kamala Harris che era stata modificata dall’originale, secondo Trump. Ha ricevuto anche 15 milioni di dollari dalla Abc, di proprietà della Walt Disney Corporation, per un’intervista di George Stephanopoulos nella quale il presidente era stato accusato di stupro. Negli ultimi tempi Trump ha anche minacciato di denunciare il New York Times e Cnn. E i proprietari del Washington Post e del Los Angeles Times, Jeff Bezos e il dott. Patrick Soon-Shiong, avevano bloccato l’endorsement dei loro giornali a Kamala Harris nell’elezione del 2024, contraddicendo i rispettivi consigli editoriali.

Se Murdoch non si è piegato, dunque, sarebbe da ammirare, eccetto per il fatto che la sua Fox News, ha poco “news” e molta propaganda che ha beneficiato Trump. Non sorprende dunque che parecchi dei collaboratori nell’amministrazione del presidente abbiano lavorato alla Fox News. Il WSJ però ha avuto la libertà di agire in maniera professionale come ci dimostra la pubblicazione della lettera di Trump. Continua anche a rivelare notizie potenzialmente pericolose per l’attuale inquilino della Casa Bianca. Al momento di scrivere veniamo informati che il WSJ ha pubblicato un articolo secondo cui Trump era stato informato dalla Bondi nel mese di maggio che il suo nome appare parecchie volte in documenti nel caso di Jeffrey Epstein. Si comincia a capire perché Trump ha cercato in tutti i modi di mettere a tacere il caso di Epstein. A dargli man forte in questa direzione è appena arrivata la notizia che un giudice in Florida

ha respinto la richiesta di pubblicare le trascrizioni delle deposizioni al gran giurì nelle indagini sul finanziere pedofilo Epstein. Una commissione alla Camera, dominata da parlamentari repubblicani, ha però approvato un mandato di comparizione per i documenti nel caso di Epstein. Rimaniamo sintonizzati.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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