
Nella sostanza il caso Epstein non è un’eccezione ma una replica ben riuscita. Un grande classico del potere riproposto con una grafica aggiornata. Che cosa lo distingue dal passato? Nulla, se non la velocità con cui oggi la notizia si consuma: in tempo reale eccita i voyeur, consola i moralisti e fa sentire tutti un po’ migliori degli altri. Il potere da secoli si conquista e si perde anche in una stanza da letto. Non è una deviazione: è parte del manuale. Eppure ogni volta fingiamo sorpresa come bambini che scoprono per la prima volta che Babbo Natale non esiste. È un gioco antico, perverso, che continua a scandalizzare chi finge di non conoscerlo e ad affascinare chi sogna di entrarne a far parte. Perché lo scandalo, inutile negarlo, è una forma di investitura: significa essere arrivati abbastanza in alto da potersi permettere tutto. Il resto è rumore organizzato. Gossip che oggi santifica e domani crocifigge, non per coscienza ma per fatturato. Un tempo si chiamava rotocalco; oggi è flusso continuo, indignazione a gettone. La Rete non giudica, contabilizza. Divora uno scandalo e ne pretende subito un altro come un organismo famelico che non conosce sazietà né memoria. Così i numeri diventano lo spettacolo: milioni di pagine, video, immagini. Un accumulo ossessivo che deve crescere per restare visibile, fino a colmare simbolicamente la distanza tra la Terra e la Luna. Non per fare chiarezza, ma per non far calare il sipario. L’importante non è capire, ma continuare a guardare. Si racconta che ragazze venissero spedite dagli Stati Uniti all’Inghilterra con consegna garantita in dodici ore destinate al principe Andrea, che per capriccio pretendeva a colazione una giovane brunetta. Se il “pacco umano” arrivava in ritardo veniva rispedito al mittente. Logistica dell’orrore trattata con la stessa noncuranza di un ordine sbagliato su Amazon. Vi sembra normale? No. Ma è perfettamente coerente con un sistema in cui il privilegio, quando non trova limiti, degenera in caricatura. Comportamenti che presi uno a uno avrebbero potuto sfamare un Paese povero. E poi ci stupiamo, invochiamo sicurezza, ordine, telecamere. Ma come pensiamo che reagiscano milioni di persone che non arrivano a fine mese, mentre assistono a questa pornografia dell’impunità travestita da informazione? Esporre lo scandalo non punisce chi è intoccabile. Serve soprattutto a intrattenerci. E intanto, titolo dopo titolo, consumiamo non il potere, ma la nostra capacità di indignarci davvero.
Angelo Santoro

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