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Arrampicarsi sugli specchi

Il governo ha presentato un decreto sulla criminalità giovanile e l’abbandono scolastico nel 2023. Poi uno sull’immigrazione e i rimpatri nel maggio del duemilaventicinque e quindi un decreto “sicurezza” nel giugno dello stesso anno volto a introdurre misure urgenti per tutelare la vita dei cittadini e dei funzionari dell’ordine pubblico. Tutto questo gran lavoro è stato completamente inutile. Adesso il governo ha appena sfornato un nuovo decreto riassuntivo dei provvedimenti presi con l’aggiunta di una parolina magica quale “prevenzione”. Il nuovo decreto serve a questo, ovvero a garantire quanto è stato clamorosamente fallito a Torino la settimana scorsa.

di Riccardo Bruno | 6 Febbraio 2026

Il governo ha presentato un decreto sulla criminalità giovanile e l’abbandono scolastico nel 2023. Poi uno sull’immigrazione e i rimpatri nel maggio del duemilaventicinque e quindi un decreto “sicurezza” nel giugno dello stesso anno volto a introdurre misure urgenti per tutelare la vita dei cittadini e dei funzionari dell’ordine pubblico. Tutto questo gran lavoro è stato completamente inutile. Adesso il governo ha appena sfornato un nuovo decreto riassuntivo dei provvedimenti presi con l’aggiunta di una parolina magica quale “prevenzione”. Il nuovo decreto serve a questo, ovvero a garantire quanto è stato clamorosamente fallito a Torino la settimana scorsa.

Il ministro della Giustizia Nordio si è esibito in una lunga performance giuridica per spiegare che l’agente costretto a difendersi nel corso di una manifestazione pubblica, quale che sia la misura personale intrapresa, non debba venir iscritto nel registro degli indagati. Peccato che non siamo al G8 di Genova dove un carabiniere a terra aperse il fuoco contro un giovane a volto coperto che stava per sfondargli la testa con un estintore. Siamo appunto a Torino con un poliziotto che preferisce farsi prendere a martellate piuttosto che rischiare di finire sotto processo per eccesso di difesa, come avvenne al suo collega militare 24 anni fa.

L’onorevole Meloni, dopo eventi gravissimi come quelli avvenuti a Torino, aveva esordito invitando le opposizioni a stringersi accanto al governo, nell’interesse nazionale. Le opposizioni se la ridono. L’hanno subito accusata di voler soffocare il dissenso. Si preparano ad un referendum sulla separazione delle carriere dove hanno iniziato a spiegare che il governo punta al controllo della magistratura. Questo proprio mentre la stampa scrive che vi sono correlazioni fra i magistrati ed i no tav più violenti, una storia condivisa con esponenti delle Br. Il giovane identificato per aver aggredito il poliziotto a martellate è già tornato a casa. L’onorevole Salis, l’Ungheria la voleva in galera per un’aggressione simile ad un estremista di colore politico opposto al suo, denuncia gli abusi della polizia. Alla prossima manifestazione di protesta chiudetevi in casa, non sporgetevi dai balconi, abbassate le serrande,. Siamo solo al primo atto della tragedia.

La maggioranza ha appena perso il generale Vannacci, il che in altre circostanze sarebbe un sollievo. In queste, il generale si agiterà come la coda di una lucertola staccata dagli arti. Il governo è inetto, la sua mollezza esasperante, serve il pugno di ferro. Un copione già scritto. Il governo in risposta vorrà andare alla prova di forza? Ma fuori dall’Aula non ne dispone, la polizia è attonita dal quarto decreto. Magari ne scriveranno un quinto fra tre mesi, vano pure quello. Una parte cospicua dell’opposizione sostiene la rivolta e finge di non capire la situazione. Il che non significa che tutta l’opposizione punti sullo sfascio dello Stato per fare cadere il governo. L’onorevole Meloni doveva giocare d’anticipo. Offrire le dimissioni del suo ministro degli Interni. Presto dovrà offrire le sue. Preferisce andare a prendere applausi nelle trasmissioni Mediaset. Il mio migliore successo è di avere ancora il consenso degli italiani. Un eco di ultime parole famose.

Riccardo Bruno

Pubblicato in : Editoriale

Info Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l’Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all’Ufficio esteri del PRI diretto dall’onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l’Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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