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Nucleare, il tempo dell’incertezza

Da oggi il mondo è un posto meno sicuro. Alla mezzanotte di ieri, infatti, è scaduto il New Start, l’ultimo trattato per il controllo nucleare che vincolava formalmente sia Mosca che Washington a una serie di restrizioni sui rispettivi arsenali, scatenando il timore di una corsa agli armamenti globale. “Per la prima volta in più di mezzo secolo, ci troviamo di fronte a un mondo senza limiti vincolanti per gli arsenali nucleari strategici dei due stati che possiedono la stragrande maggioranza delle scorte globali di armi nucleari”, ha avvertito il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, sottolineando anche che la scadenza non poteva arrivare in un momento peggiore: “Il rischio che venga utilizzata un’arma nucleare è il più alto degli ultimi decenni” ha ammesso. Nelle ultime ore, però, si è fatta strada una flebile apertura. Fonti del sito di notizie Axios riferiscono che a margine dei colloqui per la pace in Ucraina ad Abu Dhabi si sarebbero svolti contatti riservati tra Washington e Mosca per evitare la rottura totale.

di Alessia De Luca | 6 Febbraio 2026
United Nations Secretary-General Antonio Guterres speaks during a press conference outlining his priorities for 2026 at U.N. headquarters in New York City, U.S., January 29, 2026.

Da oggi il mondo è un posto meno sicuro. Alla mezzanotte di ieri, infatti, è scaduto il New Start, l’ultimo trattato per il controllo nucleare che vincolava formalmente sia Mosca che Washington a una serie di restrizioni sui rispettivi arsenali, scatenando il timore di una corsa agli armamenti globale. “Per la prima volta in più di mezzo secolo, ci troviamo di fronte a un mondo senza limiti vincolanti per gli arsenali nucleari strategici dei due stati che possiedono la stragrande maggioranza delle scorte globali di armi nucleari”, ha avvertito il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, sottolineando anche che la scadenza non poteva arrivare in un momento peggiore: “Il rischio che venga utilizzata un’arma nucleare è il più alto degli ultimi decenni” ha ammesso. Nelle ultime ore, però, si è fatta strada una flebile apertura. Fonti del sito di notizie Axios riferiscono che a margine dei colloqui per la pace in Ucraina ad Abu Dhabi si sarebbero svolti contatti riservati tra Washington e Mosca per evitare la rottura totale. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di un impegno informale a rispettare temporaneamente i limiti del trattato scaduto, in attesa di negoziati più strutturati. Ma senza un’estensione formale “non è tecnicamente ammissibile per legge”, ha spiegato un funzionario americano. Al massimo, una stretta di mano. E molto dipenderà dalla volontà politica dei due presidenti, Donald Trump e Vladimir Putin, che non avrebbero ancora dato la loro approvazione.

Un equilibrio fragile?

Firmato nel 2010 a Praga dagli allora presidenti Barack Obama e Dmitry Medvedev, il New Start ha consentito di ridurre l’arsenale di Russia e Stati Uniti – che insieme detengono circa l’85% delle testate nucleari presenti al mondo – a 1550 testate strategiche schierate. Una riduzione di quasi il 30% rispetto al limite precedente, stabilito nel 2002. Nel 2021, alla scadenza, Joe Biden aveva concordato con Mosca di estendere il programma per cinque anni, ma le tensioni tra Russia e Stati Uniti sono tornate a crescere dopo l’invasione dell’Ucraina e, ad agosto del 2022, Mosca prima ha sospeso le ispezioni al suo arsenale atomico e successivamente, a febbraio 2023, ha sospeso la propria partecipazione all’accordo. L’avvento della seconda amministrazione Trump ha molto probabilmente cancellato ogni possibilità di una nuova negoziazione, dato che il presidente Usa non ha mai nascosto di voler aumentare la capacità di deterrenza atomica statunitense, alla luce della rapida espansione dell’arsenale nucleare strategico cinese. Trump ha spesso criticato i limiti internazionali imposti agli Stati Uniti e finora non ha dato ufficialmente seguito a una proposta del presidente russo Putin di estendere i limiti del trattato di un anno.

Una nuova era di instabilità?

Il motivo principale per cui la Casa Bianca si è mostrata scettica riguardo all’estensione del New Start sta nel fatto che non limita la Cina, che ha un arsenale molto più piccolo ma in rapido sviluppo e che non ha mostrato alcun interesse ad aderire all’accordo, che limiterebbe il suo programma nucleare. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), Pechino potrebbe raggiungere entro la fine del decennio la capacità di missili balistici intercontinentali (ICBM) di Russia e Stati Uniti. In un contesto simile, l’India potrebbe sentirsi costretta a controbilanciare la Cina, e il Pakistan a compensare l’India. Un domino da cui difficilmente qualcuno uscirebbe vincitore e che lascia presagire l’ingresso del mondo in una nuova era di instabilità strategica. Alimentata dal crescente timore che gli Stati Uniti di Trump possano abbandonare gli alleati: la recente Strategia sulla sicurezza nazionale e di difesa non fa menzione degli impegni di lunga data per proteggere gli alleati da un attacco nucleare. Una mancanza che preoccupa, fra gli altri, paesi come la Corea del Sud che potrebbero essere tentati dallo sviluppare armi nucleari proprie. Il rischio è che questa instabilità finisca quindi per erodere anche il Trattato di non proliferazione del 1970 – la cui revisione è prevista quest’anno – in base al quale gli Stati privi di armi nucleari si impegnano a non acquisirle, a condizione che gli Stati in possesso di armi compiano sforzi in buona fede per ridurre i loro arsenali.

Il riflesso di un ordine in frantumi?

In pochi dubitano che il mancato rinnovo del New Start o di qualcosa che lo sostituisca sia un segnale preoccupante della dilagante assenza di fiducia e diplomazia attiva tra potenze internazionali. Secondo il SIPRI, il crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) e di altre tecnologie per accelerare il processo decisionale in caso di crisi sta aumentando il rischio che scoppi un conflitto nucleare a causa di comunicazioni errate, incomprensioni o incidenti tecnici. In un mondo più disordinato e meno regolato, la deterrenza torna a essere centrale, ma anche più debole. “È fondamentale ricordare che le armi nucleari non garantiscono la sicurezza – osserva Matt Korda, ricercatore dell’Istituto di Stoccolma, aggiungendo che “come ha ampiamente dimostrato la recente recrudescenza delle ostilità in India e Pakistan, le armi nucleari non prevengono i conflitti. Comportano anche immensi rischi di escalation e di errori di calcolo catastrofici – soprattutto quando la disinformazione è dilagante – e possono finire per rendere la popolazione di un Paese meno sicura, non di più”. Detto altrimenti, una nuova corsa al nucleare non garantirebbe sicurezza: aumenterebbe piuttosto il costo potenziale dell’errore.

Il commento

Di Ugo Tramballi, ISPI Senior Advisor

“‘È una corsa al riarmo in piena regola’, sostengono gli scienziati dell’Università di Chicago, nel bollettino annuale creato da Robert Oppenheimer nel 1947. Anche quest’anno hanno cercato di rispondere a una domanda fondamentale: ‘L’umanità è più a rischio rispetto all’anno passato?’. Evidentemente lo è. Cina, Russia, Usa e molti altri sono sempre più ‘aggressivi, conflittuali e nazionalisti’. Se l’uso della bomba non è più un tabù, la causa è nel ‘fallimento delle leadership’ politiche. Come dare torto agli scienziati di Chicago?”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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