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“Il caso di Giulia serva per una sorta di rivoluzione culturale”

“Non tutti gli uomini sono cattivi, mi viene detto spesso. Sì, è vero. Però in questi casi ci sono sempre uomini, che comunque traggono beneficio da questo tipo di società. Quindi tutti gli uomini devono stare attenti. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere, è un omicidio di Stato perché lo Stato non ci tutela e non ci protegge”.

di Enrico Rossi | 20 Novembre 2023

Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, non si ferma al suo dolore e dice al mondo che non starà mai zitta e che occorre una rivoluzione culturale.

Le sue parole sono precise, le sue analisi ed accuse devono far riflettere e meritano risposte coerenti da tutti noi, dalle famiglie e dalla società, da noi uomini in particolare e dallo Stato.

“In questi giorni si è sentito parlare di Turetta e molte persone ne hanno parlato come se fosse un mostro, come un malato – dice Elena Cecchettin – Ma mostro non è, perché il mostro è l’eccezione della società, è quello che esce dai canoni di quella che è la nostra società”, mentre lui è “un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro”. La cultura dello stupro è “quell’insieme di azioni che sono volte a limitare la libertà della donna, come controllare un telefono, essere possessivi”.

“Non tutti gli uomini sono cattivi, mi viene detto spesso. Sì, è vero – continua la sorella di Giulia – Però in questi casi ci sono sempre uomini, che comunque traggono beneficio da questo tipo di società. Quindi tutti gli uomini devono stare attenti. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere, è un omicidio di Stato perché lo Stato non ci tutela e non ci protegge”. E aggiunge: “Bisogna quindi prevedere l’educazione sessuale e affettiva in maniera da prevenire questi fatti. Bisogna finanziare i centri antiviolenza in modo tale che ci siano risposte”.

“Non fate un minuto di silenzio per Giulia, ma bruciate tutto e dico questo in senso ideale – dice Elena Cecchettin parlando a chi la ascolta – per far sì che il caso di Giulia sia finalmente l’ultimo, ora serve una sorta di rivoluzione culturale”.

Elena individua il punto. Viviamo in una società patriarcale basata sul controllo e sul dominio da parte dei maschi. Quando una donna con le sue libere decisioni mette in discussione o addirittura prova a scardinare questo potere, ecco che può scattare la punizione da parte dell’uomo perché la vede e la tratta come una sua proprietà e perciò si sente in diritto di scatenare su di lei la sua violenza.

Il fatto che anche i giovani uomini abbiano questi comportamenti è il segnale drammatico che la società non si è ancora evoluta verso una effettiva parità di genere.

Le parole di Elena individuano con lucidità il problema e ci costringono a non dare risposte elusive, a livello individuale come a livello collettivo.

Di quella cultura patriarcale dobbiamo “bruciare tutto”.

Enrico Rossi

Pubblicato in : EditorialeTag: enrico rossi, figlio, giovani, mondo, persone

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. giovanni

    20 Novembre 2023 alle 17:11

    serve un rispetto delle regole, senza, non ci sarà che la legge della jungla.
    non si possono difendere nè le donne nè gli uomini senza quel rispetto di base.

    Rispondi

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