
Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, non si ferma al suo dolore e dice al mondo che non starà mai zitta e che occorre una rivoluzione culturale.
Le sue parole sono precise, le sue analisi ed accuse devono far riflettere e meritano risposte coerenti da tutti noi, dalle famiglie e dalla società, da noi uomini in particolare e dallo Stato.
“In questi giorni si è sentito parlare di Turetta e molte persone ne hanno parlato come se fosse un mostro, come un malato – dice Elena Cecchettin – Ma mostro non è, perché il mostro è l’eccezione della società, è quello che esce dai canoni di quella che è la nostra società”, mentre lui è “un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro”. La cultura dello stupro è “quell’insieme di azioni che sono volte a limitare la libertà della donna, come controllare un telefono, essere possessivi”.
“Non tutti gli uomini sono cattivi, mi viene detto spesso. Sì, è vero – continua la sorella di Giulia – Però in questi casi ci sono sempre uomini, che comunque traggono beneficio da questo tipo di società. Quindi tutti gli uomini devono stare attenti. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere, è un omicidio di Stato perché lo Stato non ci tutela e non ci protegge”. E aggiunge: “Bisogna quindi prevedere l’educazione sessuale e affettiva in maniera da prevenire questi fatti. Bisogna finanziare i centri antiviolenza in modo tale che ci siano risposte”.
“Non fate un minuto di silenzio per Giulia, ma bruciate tutto e dico questo in senso ideale – dice Elena Cecchettin parlando a chi la ascolta – per far sì che il caso di Giulia sia finalmente l’ultimo, ora serve una sorta di rivoluzione culturale”.
Elena individua il punto. Viviamo in una società patriarcale basata sul controllo e sul dominio da parte dei maschi. Quando una donna con le sue libere decisioni mette in discussione o addirittura prova a scardinare questo potere, ecco che può scattare la punizione da parte dell’uomo perché la vede e la tratta come una sua proprietà e perciò si sente in diritto di scatenare su di lei la sua violenza.
Il fatto che anche i giovani uomini abbiano questi comportamenti è il segnale drammatico che la società non si è ancora evoluta verso una effettiva parità di genere.
Le parole di Elena individuano con lucidità il problema e ci costringono a non dare risposte elusive, a livello individuale come a livello collettivo.
Di quella cultura patriarcale dobbiamo “bruciare tutto”.
Enrico Rossi

serve un rispetto delle regole, senza, non ci sarà che la legge della jungla.
non si possono difendere nè le donne nè gli uomini senza quel rispetto di base.