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IL CASO CONTRADA

Aprire un dibattito sull’eutanasia è un insulto alla ragione di Davide Giacalone

di Davide Giacalone | 21 Aprile 2008

Spero la dilagata ipocrisia non giunga al culmine di prendere alla lettera le parole della sorella di Contrada, portavoce di un uomo carcerato e malato che chiede di essere ucciso. Aprire un dibattito sull’eutanasia è un insulto alla ragione. Quel che Bruno Contrada dice è di una semplicità assoluta: io da qui non esco perché malato, perché io qui sono entrato da innocente; se non volete farmi uscire riconoscendo che non ho mai favorito la mafia, allora ammazzatemi fisicamente, accelerate la pratica, perché la mia ammissione di colpevolezza non l’avrete mai, non mi piegherete mai.

La condanna di Contrada è definitiva, la giustizia ha fatto il suo corso. Purtroppo negando d’essere tale. La pena del carcere serve a privare il detenuto della libertà legata al corpo. Contrada, com’è capitato ad altri, reclama l’innocenza usando il proprio corpo come problema da porre alla collettività. Ciascuno può pensare quel che vuole, ma occorre avere rispetto di un uomo che s’ispira a tale condotta, evitando di credere che stia chiedendo pietà. Chiede vendetta.

Purtroppo, penso che Contrada morirà in cella. O subirà l’onta d’esserne estratto poco prima, perché si dica che è morto altrove. L’imputato Contrada, poi il detenuto Contrada, è stato sconfitto. L’uomo vuole ancora giocare la sua partita, mettendo nel conto che potrà concludersi postuma. Noi, con i nostri corpi liberi, dobbiamo sapere che la sua ipoteca sulla memoria collettiva è gravissima. Non si tratta di discutere l’esito di un processo, magari ripetendoci l’ovvio: gli errori giudiziari sono sempre esistiti. No, si tratta di discutere un intero capitolo della nostra storia. Se non siamo capaci di capirlo, siamo noi che meritiamo l’eutanasia.

Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Davide Giacalone

Dal 1980 al 1986 è stato segretario nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana e dirigente del PRI. Dal 1981 al 1982 è stato Capo della Segreteria del Presidente del Consiglio dei ministri, Giovanni Spadolini. Dal 1987 al 1991 è stato consigliere del Ministro delle poste e delle telecomunicazioni Oscar Mammì. È stato consigliere d’amministrazione e membro del comitato esecutivo delle società SIP, Italcable e Telespazio. Pubblicista dal 1985, lasciata la politica, è direttore de La Ragione e di Smoking, ed editorialista de L’Opinione. È stato anche consulente della Fininvest. Attualmente è una delle firme di Libero e collabora con l’emittente radiofonica nazionale RTL 102.5 dove ogni mattina, da lunedì a sabato, alle 7:10 circa durante la rassegna stampa contenuta nel programma Non stop news, commenta una notizia apparsa sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. Da questa esperienza è nato il libro Diario Civile, edito nel 2005. Scrive inoltre articoli pubblicati sul suo sito www.davidegiacalone.it.

Nel gennaio 2010 il consiglio dei ministri (Governo Berlusconi IV) lo nomina presidente di DigitPA, nuova denominazione del “Centro nazionale per l’informatica nella pubblica amministrazione” [5]. Nel 2011 è nominato Presidente dell’Agenzia Nazionale per la Diffusione delle Tecnologie dell’Innovazione, creata da Renato Brunetta, allora Ministro della Funzione Pubblica e l’Innovazione.

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