Dal mercoledì della svolta
Asse Roma/Firenze/Roma
Tutti da bravi in fila per quattro col resto di due, Camusso in testa col numerino in mano, mentre Silvio passa le pene dell’inferno per stare a guardare ciò che avrebbe voluto e dovuto fare lui ma non gli è riuscito. Contrappasso perfetto, e questa sarà la sua pena. Eterna.
Ma se i detrattori sapevano far di meglio perchè non l’hanno fatto? Ora tutti lì col bilancino a fare e pesar le bucce.
Siamo all’inizio di una rivoluzione senza spargimento di sangue, premesso che la perfezione non esiste. Una rivoluzione che sta nel coraggio che nessuno fino ad ora ha avuto. L’alternativa erano i forconi.. ma poi? Lui sta rischiando tutto, e, poichè non lo vediamo come kamikaze si può fatalmente sperare e auspicare che sa quello che sta facendo.
Le date e le cifre le ha esternate. Ora non resta che aspettarle. Si suppone che la prova del fuoco, lo spartiacque, sarà la festa dei lavoratori…..
É stato così simpatico accattivante e autoironico fra pesci cartelline e quant’altro, che sta rubando il mestiere al povero Crozza e a quello di striscia di cui non ricordo il nome. Insomma fa davvero tutto da solo. Un puzzle esistenziale e istituzionale di altissimo livello lo aspetta.
Maria Elena intanto chiede di non essere giudicata per le forme ma per le riforme. Ne ha facoltà, ma si prepari, non finisce qui. Mentre Agnese con grande intelligenza e arguzia degna del marito, si prepara ad avere le mani libere dalle poggioline, per correre a Roma alla bisogna. Dietro un grande uomo..
Intanto da Bruxelles, pur con un occhio di riguardo ma con una certa dose di supponenza, come i professori delegati all’esame di stato, tuonano : “Ma ricordiamo all’Italia la necessità di rispettare gli impegni assunti nell’ambito del Patto di stabilità e di crescita” Noi sti maestrini con la bacchetta sulle manine non li sopportiamo più e il patto di stabilità l’ex sindachino lo ha sempre chiamato patto di stupidità, dato che impediva di spendere risorse disponibili ma congelate. Ora finalmente ha potuto svincolare.. usare quei fondi, anche quelli europei di cui tutti si vociferava ma dov’eran nessun lo sapeva come l’araba fenice..
“La Cultura che vogliamo” Proposte, idee e suggerimenti per la Firenze del futuro. Per passare a Firenze, è buona norma riferirsi a un evento organizzato dal PD che governa da tempo immemorabile, fra varie fresche frasche, margherite ulivi e prima pci pds ds… insomma da sempre. L’ultimo sindaco è stato Matteo. Ma Firenze era talmente ingessata e imbalsamata da un paio di consigliature domenicane che per risvegliarla ce n’è voluto. Una bella scossa gliel’ha data, coronata dal tour ciclistico e da strade rifatte di pacca. . E poi cassonetti interrati e il mio amore, i semaforini all’ingresso della ZTL per avvertire i poeri automobilisti di passare o meno evitando le multe messe già a bilancio preventivo.
Da consigliere del quartiere uno centro storico rigorosamente all’opposizione, era stata una delle nostre battaglie preferite . Tutto questo durante l’amministrazione domenicana. Perchè ritenevamo la cosa utile nonchè etica. Ma non ci eravamo riusciti, a farci ascoltare.. e quando mai i piddini ascoltano i biechi forzisti berluschini? Anche i posacenere attaccati ai cestini per evitare le cicche per terra, avevamo richiesto, ma ci ridevano in faccia. Qualunque mozione veniva scaraventata nella cartastraccia, salvo poi, se particolarmente allettante, recuperarla e farla propria…
Poi è arrivato lui e ha fatto quello che avevamo auspicato da tempo.. casualmente, e semplicemente perchè di buon senso, nè di destra nè di sinistra. E allora abbiamo capito che era diverso e abbiamo iniziato a seguirlo e ad amarlo. Ma l’amore non ci ha obnubilato le sinapsi.. Infatti quelle pedonalizzazioni selvagge che hanno diviso la città in due e hanno costretto i residenti del centro a gimkane inenarrabili, usando perfino il vial de’ colli come via di scorrimento, anzichè di passeggio come il Poggi lo creò, ancorchè motorizzati, no . Non gliele perdoneremo mai. E meno male che se n’è andato prima di pedonalizzare santa trinita e via de’ benci.. Speriamo solo che non abbia lasciato per iscritto nel testamento istituzionale le sue ultime volontà di primo cittadino al povero Dario. Si dice che il palazzo non è più così gioioso e vivace da quando lui non c’è e Clemente VII ogni tanto una lagrimuccia di nostalgia la fa.
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