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IL CAPO DELLO STATO HA RICORDATO CON NOSTALGIA GLI ANNI, 50 – 60, QUANDO LA POLITICA ERA LOTTA CULTURALE, CONFRONTO IDEOLOGICO, RISPETTO DELLA PERSONA, DIFESA ESTREMA DELLA DEMOCRAZIA E DELLALIBERTA’.

di Domenico Civitano

di Domenico Civitano | 12 Ottobre 2009

Il Capo dello Stato, custode della Costituzione, rappresenta lo Stato e fa osservare scrupolosamente i principi fondamentali della stessa Costituzione.
Tra i compiti prioritari del Capo dello Stato c’è la difesa della democrazia e quella della centralità dell’uomo nel contesto sociale.
Giorgio Napolitano non ha esitato un istante ad ammonire con stile, tutti coloro che hanno tentato di varcare, con ingiustificata presunzione, i limiti della decenza e del rispetto del Capo dello Stato.
Con una frase, che deve essere considerata storica, per il momento in cui è stata pronunziata, Egli ha redarguito i parlamentari e i politici che in nome del Popolo conducono lotte personali e prive di ogni ragionevole ideologia.
Da politico con la “P” maiuscola ha ricordato con nostalgia i tempi in cui il confronto politico era basato sulle diverse ideologie e sul rispetto reciproche delle persone.
In quella frase si deve leggere che in quegli anni i politici, per farne solo alcuni nomi, si chiamavano DE GASPERI, Don TURZO, DE NICOLA, PERTINI, NENNI, GIORGIO LA MALFA, SPADOLINI, PARRI, MALAGODI, AMENDOLA, TOGLIATTI, ANDREOTI, MORO, LA PIRA.
Sarebbe una grossolana offesa alla storia solo ipotizzare di poter fare un paragone tra quei tempi e quelli che stiamo vivendo.
La politica degli anni citati dal Capo dello Stato era impegnata a ricostruire l’Italia, a riportare la pace e la democrazia in un Paese abbrutito dal Fascismo e distrutto da una guerra micidiale.
Erano gli anni in cui i politici non erano sospettati di legame con la Mafia, l’ndragata, la Camorra, la Sagra Corona e Cosa Nostra.
I politici attuali sono diversi in tutto da quelli richiamati da Giorgio Napolitano.
Oggi prevale la logica della demolizione anche fisica dell’avversario politico pur di conquistare il potere.
Il Capo dello Stato temendo il verificarsi di pericolose lotte intestine volle mettere in allerta il mondo politico con quelle parole riferite al passato. E non poteva servirsi di paragone migliore di quello meteorologico per esternare tutta la sua preoccupazione per le sorti del Paese.
Il riferimento alle alluvioni, ai terremoti, agli smottamento di interi costoni di montagne è servito a lanciare un SOS a tutti i politici, alle Istituzioni, ai poteri forti e al popolo.
L’ex PM Di Pietro, il comico Beppe Grillo, Santoro, il Direttore del quotidiano Repubblica, i massimi esponenti del Vaticano hanno ignorato il Capo dello Stato e per tutta risposta hanno sfoderato l’arma della MORALE contro la Destra e i suoi uomini.
I temporali, purtroppo, sono già iniziati. I danni che essi produrranno è difficile immaginarli al momento.
La prima cosa certa è lo schiaffo dato al Capo dello Stato dalla Corte Costituzionale bocciando il Lodo Alfano.
La democrazia in Italia è in serio pericolo. Gli animi degli italiani sono già esasperati.

Domenico Civitano

Pubblicato in : Primo piano

Info Domenico Civitano

Nato a Bitetto (Bari) nel 1932. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Bari. Socialista del PSI da giovanissima età a seguito lettura della triste fine di Giuseppe DÌ VAGNO. Sempre Nenniano e Craxiano. Vice Segretario Provinciale PSI. Dal 1957 Segretario della Sez. PSI di Bitetto. Anticomunista. Membro di Commissioni Amministrative provinciali, Vice Sindaco nel Comune di Bitetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    16 Ottobre 2009 alle 11:09

    Caro Adalberto,
    forse mi sono mal espresso, ma ho scritto:
    ” Anche i mitici Togliatti, De Gasperi, Don Sturzo, Nenni Saragat e Malagodi, lasciato il doppio petto, si sarebbero tuffati a man bassa nella dilatazione delle odierne possibilità mediatiche, avrebbero cominciato a urlare in modo petulante, offendere e a essere offesi. ” Ho immaginato come i comportamenti ottocenteschi di costoro si sarebbero trasformati una volta aizzati dal potere mediatico che al loro tempo non esisteva. Francamente non ho mai creduto al calco dei galantuomini d’altri tempi, piemontesi o napoletani. L’apologia del galantuomo del tempo che fu mi sembra una comica. Credo invece all’onestà senza tic di identificazione, difficile perciò da riconoscersi appunto perché ne muta l’immagine e mutano i media che la distorcono, e perché l’onestà non ha cliché storici, pose gestuali e verbali da appiccicare a cui spesso si riduce tanta fatica oratoria e ideologica. Non accordo alle figure da me citate il cliché gratuito di galantuomini perché quel cliché era ricavato dalle povere righe dei poveri media del loro tempo, ma è chiaro che debba applicarsi loro in misura diversa l’attributo di onestà, a chi più, a chi meno. E del resto in quelle prime tribune politiche, addomesticate dalla cortesia cattolica, non ricordi come a stento si conteneva e si fingeva amabile e citante il “letterato” Togliatti, o come il buon Malagodi sigillava le labbra per non esplodere appena il provocatore di turno lo imparentava a Michelini? E non pensi che se subito fossero passati in una TV privata, allora inesistente, non si sarebbero accapigliati fra loro e coi giornalisti? Anche Togliatti e De Gasperi e Malagodi alla fine avrebbero fatto comizi in jens, le certezze che facevano pacate le loro parole pian piano sarebbero cadute, e avrebbero dovuto urlare per convincere se stessi prima degli altri. Insomma voglio dire che in tutte queste figure non vedo uno spessore tale da permetterci di dire ” Ah, se oggi ci fosse…”. No, credo che se il desiderato oggi riapparisse farebbe cascare le braccia, e si rivelerebbe uno dei tanti, immerso in un pantano storico planetario senza precedenti che mezzo secolo fa si credeva alle spalle insieme all’inverno della nazione e perciò lo si trattava con i guanti. Mezzo secolo fa identificare problemi e interlocutori era facile e dalle certezze scaturiva la cortese coerenza del galantuomo. Voglio dire che lo stile era migliore perché la sostanza era collaudata, Togliatti sapeva che non gli si sarebbe mai più presentata l’occasione di Salerno, senza credersi molto giocava già alle vie nazionali al socialismo, e Malagodi e Saragat e La Malfa pure lo sapevano e stavano al gioco, e tutti potevano cortesemente sorridersi, tanto zio Sam vigilava. Ma oggi i giochi sono tutti da rifare, e si urla perché non si sa cosa stia davvero accadendo. Buttati in campo, senza conoscere le regole e senza arbitro anche i galantuomini del tempo che fu avrebbero cominciato a urlare. Sbaglierò ma la vedo così. Cari saluti. Marzio

    Rispondi
  2. Adalberto Scarlino

    15 Ottobre 2009 alle 22:31

    O non ho capito bene; o , per lo più, non sono d’accordo con l’amico Marzio Siracusa, che leggo sempre con piacere.
    No.Malagodi no di certo( ma, direi, nemmeno altri citati ). Non era certo sua abitudine urlare; piuttosto , ragionare. Non era petulante; semmai, insistente. Non offendeva – mai – neanche quando denunciava o attaccava.Con decisione e con competenza, mai con violenza.
    Marzio,io quei tempi e quell’uomo politico (quegli uomini politici ) me li ricordo
    bene.Tu no?

    Rispondi
  3. Marzio Siracusa

    13 Ottobre 2009 alle 10:07

    Personalmente mi sembra che l’immagine degli anni cinquanta e sessanta da parte del Capo dello Stato sia molto edenica e fuori dalla realtà. L’Italia veniva dall’inverno della nazione, e i padri fondatori stavano necessariamente dentro le righe, ma il confronto ideologico e la lotta culturale erano avviliti dalla grancassa presuntuosa e a senso unico del PCI, con l’attuale Capo dello Stato nelle prime file del coro. La difesa estrema della democrazia e della libertà sono altre belle bandiere degli anni cinquanta e sessanta, ma non esistettero mai né il mitico “golpe” Tambroni né il “tintinnare di sciabole” di De Lorenzo, forse ne emerse il desiderio, ma ingigantire il nemico non ingigantisce la battaglia. Dopo vent’anni il PCI si giocava a Cinecittà la Resistenza tradita facendo deragliare completamente la maturazione politica di due generazioni, come oggi è sotto gli occhi. Anche i mitici Togliatti, De Gasperi, Don Sturzo, Nenni Saragat e Malaodi, lasciato il doppio petto, si sarebbero tuffati a man bassa nella dilatazione delle odierne possibilità mediatiche, avrebbero cominciato a urlare in modo petulante, offendere e a essere offesi. E rileggendo i loro interventi ne risulterebbe finalmente la pochezza complessiva, la supponenza culturale e morale da parrocchia, la partigianeria edulcorata e quanto il loro rispetto politico nascesse solo dalla paura dell’inverno della nazione appena finito. Allora sono questi anni da rimpiangere? M.S.

    Rispondi

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