
Avevamo capito che il centrosinistra avrebbe dovuto scrivere prima un programma, coinvolgendo gli elettori e la società civile, e poi avrebbe dovuto scegliere il leader, magari attraverso le primarie.
Purtroppo osserviamo che di programma si parla poco ma si discute invece molto di candidature per la leadership.
L’altro ieri anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, ha detto: “Se mi chiedessero di candidarmi contro Giorgia Meloni? Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione, quest’attenzione nazionale mi lusinga.” Poi ha chiarito: “Sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni e non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato.”
A sostegno della candidatura della sindaca, in effetti, si era espresso solo Renzi, evidentemente per mettere il cappello sull’operazione.
Tuttavia, oltre a Schlein e a Conte, impressiona il numero dei candidati che affollano i blocchi di partenza della corsa per il ruolo di capo del centrosinistra e di cui si parla come di probabili candidati.
C’é Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli; c’è l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, che ha fondato un suo partito dal nome significativo, Più Uno; e anche Giorgio Gori sembra che ci stia pensando. A questi si aggiungono tanti altri di cui si vocifera.
Il fatto grave è che questa girandola di nomi più o meno noti e dal curriculum vitae più o meno significativo occupa tutti i giorni il dibattito sugli organi di informazione e in genere sui media.
Così i cittadini ricevono l’immagine di una diatriba interna al centrosinistra: una discussione inconcludente tutta incentrata sulle persone e viziata da personalismi.
E questo proprio mentre il mondo è in fiamme e le conseguenze della guerra in Medio Oriente, voluta dagli amici di Meloni, causano gravissime criticità per le classi popolari e il sistema produttivo.
Mi limito ad avvertire che continuando così il rischio è di disperdere rapidamente il grande potenziale di cambiamento espresso da 15 milioni di cittadini con il referendum e la vittoria del no alle modifiche costituzionali volute dalla destra.
Tocca ai gruppi dirigenti dei vari partiti del centro sinistra fermare subito questa deriva personalistica.
Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli facciano quanto prima una conferenza stampa e spieghino in che modo vogliono aprire la discussione per formare un programma serio per governare il Paese e quali saranno le regole per giungere alla scelta del leader.
Enrico Rossi

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