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I due fronti di Bibi: gli ayatollah e il Partito di Dio

Israele è puntata su due fronti fatali. Da una parte Islamabad, coi colloqui diretti fra americani e iraniani, dall’altra anche ieri missili e droni hanno colpito e distrutto a Kiriat Shmone, a Shlomi, sul Carmelo, di nuovo dopo poche ore di quiete si discute se mandare i bambini a scuola, e non si dorme nel proprio letto. A Islamabad già il primo giorno è stato difficile, nonostante il fatto che sia la prima volta dal tempo di carter che Iraniani e USA siedono insieme. L’Iran arriva quasi totalmente privato della sua leadership, dei suoi generali, dei suoi leader spirituali, con l’economia distrutta, i missili, lanciamissili e fabbriche di missili a pezzi, misera la minaccia maggiore, quella di usare il suo uranio arricchito al 60 per cento, sepolto sotto inamovibili mucchi di rovine.

di Fiamma Nirenstein | 12 Aprile 2026

Israele è puntata su due fronti fatali. Da una parte Islamabad, coi colloqui diretti fra americani e iraniani, dall’altra anche ieri missili e droni hanno colpito e distrutto a Kiriat Shmone, a Shlomi, sul Carmelo, di nuovo dopo poche ore di quiete si discute se mandare i bambini a scuola, e non si dorme nel proprio letto. A Islamabad già il primo giorno è stato difficile, nonostante il fatto che sia la prima volta dal tempo di carter che Iraniani e USA siedono insieme. L’Iran arriva quasi totalmente privato della sua leadership, dei suoi generali, dei suoi leader spirituali, con l’economia distrutta, i missili, lanciamissili e fabbriche di missili a pezzi, misera la minaccia maggiore, quella di usare il suo uranio arricchito al 60 per cento, sepolto sotto inamovibili mucchi di rovine. Eppure sfodera in tutta sicurezza due “precondizioni”, bloccare la guerra di Israele contro gli Hezbollah e la restituzione dei fondi bloccati. E’ la mentalità tipica dello sfoggio della forza minacciosa, quella che salva l’onore nel mondo del capo delegazione Mohamed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, capo delle Guardie della Rivoluzione e dei Basiji, e di Abbad Araghchi, ministro degli esteri. Lo stretto di Hormuz è il primo protagonista della discussione, Trump l’ha nominato come irrinunciabile insieme all’abbandono del nucleare, questo deve essere subito capito ha detto, o finisce in guerra definitiva. Intanto pare che siano passate due navi americane, ma la questione è difficilissima anche perché lo stretto è minato, e quindi gli americani devono vedersela anche con questo problema oltre che con l’Iran. La trattativa è affidata alla leadership del vicepresidente JD Vance che, alla presenza di Shabaz Sharif, ha condotto insieme a Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati speciali del presidente, alcune ore di colloquio.

Dei delegati iraniani, Trump aveva detto che “la sola ragione per cui sono vivi oggi, è per negoziare”, ovvero, in primis, per strappare Hormuz e l’uranio all’estorsione iraniana. Vance non è di buon umore: “si accorgeranno presto che la nostra delegazione non è tanto disponibile alle loro pretese” ha commentato. Israele, che tiene stretto il rapporto di acciaio con gli USA, pure non può scordare mai la necessità primaria che l’Iran non sia più il Paese che usa la minaccia di distruzione atomica di Israele come carta principale della sua politica. La questione del Libano è parte della forza dell’Iran, che ha mobilitato il suo scudo principale, gli hezbollah, che seguitano a sparare: è una provocazione, Israele non può certo abbandonare la sua popolazione sfollata e bombardata anche ieri per quindici volte. Ma si combatte senza lasciare la zona del sud del Libano, l’esercito non si è spinto più fino a Beirut, risparmiando così anche simbolicamente quello stesso governo che dovrebbe finalmente prendere la responsabilità di disarmare la forza terrorista nel prossimo incontro di pace previsto per martedì prossimo.

Cominciano allora a Washington i colloqui al Dipartimento di Stato: parteciperanno Yehiel Leiter, l’ambasciatore americano, un personaggio di alta levatura internazionale, noto esperto di Medio Oriente, padre di Moshe un ufficiale eroicamente caduto a Gaza, l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh, e Michael Issa ambasciatore americano a Beirut. I tre si sono già parlati ieri al telefono, e Leiter ha chiarito che Israele è pronto a cessare il fuoco solo nel caso sia chiaro il programma di destrutturazione degli hezbollah come forza armata che rende impossibile la vita del Nord d’Israele. Obiettivo già fallito dal governo libanese anche dopo l’impegno del 2024. Islamabad e il confine libanese sono affacciati l’uno sull’altro.  

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com/articoli/i-due-fronti-di-bibi-gli-ayatollah-e-il-partito-di-dio-6611.htm

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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