• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Scia: il Comune di Milano perde ancora

C’è qualcosa di profondamente disallineato nelle politiche urbanistiche milanesi. Una distorsione che emerge con chiarezza quasi paradossale nella vicenda di un monolocale di appena 13 metri quadri in una casa di ringhiera di fine Ottocento: troppo piccolo per essere “abitabile” secondo il Comune, ma abbastanza regolare da esistere da oltre un secolo. E, soprattutto, abbastanza reale da essere stato venduto — salvo poi vedere la compravendita saltare per un cavillo burocratico. Il caso, su cui si è pronunciato il Tar il 9 aprile dando ragione al proprietario, è emblematico di un cortocircuito normativo e amministrativo che a Milano sembra ripetersi con sempre maggiore frequenza: interventi minimi, spesso di buon senso, vengono bloccati in nome di standard rigidi, mentre operazioni ben più invasive trovano spazio nei meccanismi autorizzativi.

di Luca Rampazzo | 12 Aprile 2026

C’è qualcosa di profondamente disallineato nelle politiche urbanistiche milanesi. Una distorsione che emerge con chiarezza quasi paradossale nella vicenda di un monolocale di appena 13 metri quadri in una casa di ringhiera di fine Ottocento: troppo piccolo per essere “abitabile” secondo il Comune, ma abbastanza regolare da esistere da oltre un secolo. E, soprattutto, abbastanza reale da essere stato venduto — salvo poi vedere la compravendita saltare per un cavillo burocratico. Il caso, su cui si è pronunciato il Tar il 9 aprile dando ragione al proprietario, è emblematico di un cortocircuito normativo e amministrativo che a Milano sembra ripetersi con sempre maggiore frequenza: interventi minimi, spesso di buon senso, vengono bloccati in nome di standard rigidi, mentre operazioni ben più invasive trovano spazio nei meccanismi autorizzativi.

Una casa “troppo piccola” da oltre 140 anni

L’appartamento in questione è accatastato come A/5, “abitazione di tipo ultrapopolare”, ed è formalmente residenziale almeno dal 1881, anno di fine lavori dell’edificio. La documentazione storica è inequivocabile: già nel 1947 risulta composto da un solo vano, con servizi igienici condivisi sul ballatoio — una configurazione tipica delle case di ringhiera milanesi. Nel 1993 il proprietario realizza un piccolo bagno interno, anticipando la demolizione delle latrine condominiali. Un intervento pragmatico, coerente con l’evoluzione degli standard abitativi. Tuttavia, solo nel 2024 — in vista della vendita — decide di sanare formalmente l’opera tramite Scia. Ed è qui che la macchina amministrativa si inceppa.

Il corto circuito della Scia

Dopo un iter non privo di ostacoli, incluso il parere igienico-sanitario favorevole dell’Ats, il Comune avvia il procedimento per dichiarare inefficace la Scia. La motivazione iniziale — l’assenza di prova della destinazione residenziale — viene smentita dalla documentazione prodotta dal proprietario. Ma non basta. Il 31 ottobre 2024 arriva il provvedimento definitivo: Scia inefficace e ordine di ripristino. La ragione? La violazione dell’articolo 96 del Regolamento edilizio, che impone una superficie minima di 28 mq per gli alloggi. Un criterio astratto applicato retroattivamente a un immobile che esiste — legittimamente — da oltre un secolo.

Il danno concreto

Le conseguenze non sono solo teoriche. La vendita salta. Il proprietario è costretto a restituire il doppio della caparra: 20 mila euro. Un danno economico diretto, generato da un’interpretazione formalistica che ignora la storia e la realtà dell’immobile. Il ricorso al Tar ribalta la situazione: il giudice amministrativo riconosce la legittimità della posizione del proprietario, riaffermando un principio fondamentale — la normativa urbanistica non può cancellare ex post diritti consolidati.

Il nodo politico e amministrativo

Il punto, però, è più ampio. Non si tratta solo di una singola vicenda, ma di un modello di gestione urbana che mostra evidenti contraddizioni. Da un lato, Milano continua a incentivare — o quantomeno consentire — operazioni edilizie complesse e ad alto impatto, inclusa la costruzione di nuovi volumi in contesti già saturi. Dall’altro, interviene con rigidità su micro-interventi che migliorano la qualità della vita degli immobili esistenti. In altre parole: è più facile immaginare un grattacielo in un cortile che regolarizzare un bagno di un metro quadro.

Un problema di proporzionalità

La questione centrale è quella della proporzionalità amministrativa. Applicare standard contemporanei a edifici storici senza margini di adattamento significa, di fatto, negare la realtà del patrimonio edilizio esistente. E, soprattutto, generare incertezza giuridica. Il rischio è duplice:da un lato, bloccare il mercato immobiliare di fascia bassa e popolare, dall’altro, incentivare l’irregolarità, perché la regolarizzazione diventa più difficile della tolleranza implicita.

E adesso?

La sentenza del Tar rappresenta una battuta d’arresto per Comune di Milano, ma difficilmente sarà l’ultima. Il nodo normativo resta aperto, così come quello politico. La domanda di fondo è semplice: Milano vuole davvero governare la trasformazione della città reale, o preferisce continuare a inseguire un modello astratto, dove tutto è standardizzato — tranne le eccezioni più grandi? Nel frattempo, il destino di quel monolocale di 13 metri quadri resta sospeso. Ma una cosa è certa: la vicenda dimostra che, oggi, il problema non è lo spazio. È la misura — amministrativa — con cui lo si valuta.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti