Nelle grandi manifestazioni sindacali che si sono succedute in breve tempo a Roma, la prima promossa da CISL e UIL, la seconda dalla FIOM, il sindacato metalmeccanici della CGIL, c’è del buono ed è il caso di parlarne subito. Entrambe, infatti, sono state risucchiate dal tritacarne della polemica politica. E fatalmente, in questo nostro Paese, buttarla in politica significa scegliersi un nemico e parlarne male. Tanto più che a questo parlarne male hanno contribuito gli stessi protagonisti degli appuntamenti di Piazza del Popolo e Piazza San Giovanni. CISL e UIL da un lato e CGIL dall’altro, attraversano un momento di dura contrapposizione che si è riverberato in entrambe le manifestazioni.
Dunque quale è l’aspetto positivo che noi abbiamo individuato? Semplicemente l’abbandono di obbiettivi limitati e settoriali. Troppo spesso, nel recente passato, essi si sono preoccupati di tutelare una parte soltanto dei lavoratori diventando ostacolo, con le loro richieste, di chi il lavoro ancora non lo aveva o lo aveva perduto.
Questa volta, invece, si è puntato su richieste capaci di abbracciare tutti. CISL e UIL hanno posto al centro della loro azione il tema del fisco che sta spingendo verso la povertà fasce sempre più ampie di italiani e che pesa soprattutto sui lavoratori dipendenti. La FIOM-CGIL ha reclamato una nuova politica che ponga al centro l’obbiettivo di creare nuovi posti di lavoro.
Detto questo, cioè il buono, non è possibile nascondere l’altra faccia della medaglia emersa nella manifestazione promossa dalla FIOM. Tutti gli stereotipi antiquati e negativi di una sinistra lontana anni luce dall’Europa e dai processi economici e produttivi della globalizzazione erano presenti in Piazza San Giovanni. E a renderli ancora più evidenti ha contribuito la presenza ingombrante e controproducente dei reduci e delle nuove icone di questa sinistra perdente le cui idee ed i cui comportamenti sono stati semplicemente cancellati nei Paesi che ci precedono o che sono al pari nostro nella scala dei valori economici e civili.
Hanno fatto benissimo Bersani e gli altri leaders del PD a starsene lontani. Meglio ancora farebbero a mantenere le distanze da queste posizioni per creare una credibile alternativa al centrodestra.
P.

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