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Il buco nero a Roma della carta d’identità elettronica

Da settimane, anzi da mesi, la Cie è un tormento. Eppure il vostro cronista si applica con diligenza per ottenere la carta d’identità elettronica dal comune di Roma. S’impegna con scrupolo anche se la sua carta d’identità di carta scadrà solo ad ottobre.
Lo slogan in voga è semplificazione digitale. Traduzione: presto e bene, usando un motto di una vecchia pubblicità degli anni Sessanta. Ma il presto e bene sembrano irraggiungibili. Semplificazione digitale a volte diventa la parola magica usata dal governo Meloni e dalla giunta capitolina Gualtieri per abbattere la ritrosia alla modernità informatica da parte dei cittadini, in particolare da quelli con i capelli bianchi come il sottoscritto.

di Rodolfo Ruocco | 26 Febbraio 2026

Da settimane, anzi da mesi, la Cie è un tormento. Eppure il vostro cronista si applica con diligenza per ottenere la carta d’identità elettronica dal comune di Roma. S’impegna con scrupolo anche se la sua carta d’identità di carta scadrà solo ad ottobre.
Lo slogan in voga è semplificazione digitale. Traduzione: presto e bene, usando un motto di una vecchia pubblicità degli anni Sessanta. Ma il presto e bene sembrano irraggiungibili. Semplificazione digitale a volte diventa la parola magica usata dal governo Meloni e dalla giunta capitolina Gualtieri per abbattere la ritrosia alla modernità informatica da parte dei cittadini, in particolare da quelli con i capelli bianchi come il sottoscritto. L’amor proprio spinge a non fare la figura del retrogrado.
Così il tuffo nel pescare la Cie su Internet diventa continuo. Il sito Internet del ministero dell’Interno per prenotare un appuntamento con gli impiegati del Campidoglio si presenta con parole chiare: «Carta d’identità elettronica…Agenda online». E poi «Prenota un appuntamento in comune». Quindi c’è l’invito a scegliere “la sede” così come “data e ora”. Questo in teoria, ma così non è. Il primo scoglio è già serio: c’è l’invito a comporre un codice digitale ma è un’impresa inserirlo. Cominciano i guai: quasi sempre la finestra con il codice diventa rossa e la strada si sbarra. Qualche rara volta appare una luce azzurra da cliccare e finalmente compare qualche possibilità di prenotazione con dei municipi del comune di Roma. Ma l’allegria dura pochissimo perché questi possibili appuntamenti scompaiono fulmineamente fagocitati dalle migliaia di romani inchiodati al computer con l’obiettivo, come il vostro cronista, di ottenere un carta Cie.
Mattina, sera, notte il risultato non cambia. E’ impossibile prenotare la carta d’identità elettronica. Fallisce anche il tentativo fatto con il cosiddetto “open day”, cioè nei giorni di sabato e domenica nei quali il Campidoglio apre alcuni uffici per smaltire la mole enorme di richieste inevase. I tentativi per portare a casa una prenotazione si schiantano tra decine di inutili clic. Telefono al municipio di residenza. Dopo molti tentativi inutili risponde una signora gentile. Il futuro è fosco: l’ufficio non prevede per ora delle possibili prenotazioni. Come fare? Risposta: «Provi con altri municipi, provi con gli “open day”. Si rivolga ad altri comuni…». Sono sconfortato. Non replico, è banale: gli altri comuni non sembra che vogliano o possano aiutare la città eterna.
Gli “open day” sono dei gesti di buona volontà di Gualtieri come quello della “notte bianca” di due mesi fa quando gran parte degli uffici anagrafici della capitale lavorarono dalle 19 alla mezzanotte di sabato 13 dicembre. Il sindaco di Roma la definì «una bellissima iniziativa» e con «numeri sempre in crescita e tempi che si riducono». Ma è difficile impedire a una nave di affondare levando l’acqua con un secchiello. Sembra che ci siano ancora circa 300.000 romani esasperati in attesa della Cie (a Montesacro la protesta è forte). Il problema è serio: dal 4 agosto la carta d’identità di carta non avrà più valore, né all’estero né in Italia perché l’Unione Europea l’ha bocciata per problemi di sicurezza.
Servirebbe un piano del Campidoglio per risolvere in maniere strutturale il problema. Tuttavia Roberto Gualtieri non ne parla. Sul sito del Comune di Roma di martedì 24 febbraio dominano due notizie. La prima: «Riapre il Belvedere dedicato a Cederna», cioè la terrazza panoramica chiusa per anni che affaccia sul Foro Romano e sul Colosseo. La seconda: «Nuovi cantieri metro C: modifiche alla viabilità». Si legge anche: «Casa digitale del cittadino». Con tutto il rispetto per “il Belvedere” e per i “Nuovi cantieri metro C” ha una certa prevalenza la necessità di assicurare il diritto ai cittadini romani di avere la Cie entro i primi di agosto. Già in passato il servizio anagrafico del comune di Roma non ha brillato ma ora siamo davanti a un problema enorme: mancano solo poco più di 5 mesi per scongiurare un gigantesco disservizio pubblico. Chi non avrà un passaporto o una patente di guida rischia di restare senza un documento d’identità. La vicenda non sarebbe un bel bigliettino da visita per Gualtieri nelle elezioni per il nuovo sindaco dell’Urbe nel 2027.

Rodolfo Ruocco

Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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