
Il bollo auto è probabilmente una delle tasse meno amate dagli italiani, e non è difficile capire perché. Si paga semplicemente per il fatto di possedere un’automobile, anche se resta ferma in garage. Una tassa sulla proprietà che, negli anni, è diventata quasi il simbolo di quella fiscalità minuta, fastidiosa e spesso incomprensibile che accompagna la vita quotidiana degli italiani.
Il Governo ha deciso di cancellarlo nel 2027 per le auto fino a 80 kW e per i motocicli, coinvolgendo circa 14,5 milioni di veicoli. Il costo dell’operazione sarà di circa 2,36 miliardi di euro, una somma che lo Stato dovrà in larga parte compensare alle Regioni per il mancato gettito. Considerato lo stato dei conti pubblici, si tratta comunque di uno sforzo non trascurabile, soprattutto nella difficile fase economica che sta attraversando l’Europa.
C’è però un particolare che non può passare inosservato: l’esenzione, almeno per ora, durerà un solo anno. Proprio il 2027, anno nel quale sono previste le elezioni politiche. È quindi inevitabile che le opposizioni e una parte degli osservatori leggano la misura anche in chiave elettorale. E il dubbio è legittimo: se il bollo viene considerato una tassa da eliminare, perché cancellarlo soltanto per dodici mesi?
Ma sarebbe altrettanto semplicistico bocciare automaticamente un taglio fiscale soltanto perché arriva a ridosso delle elezioni. Il giudizio politico sul momento in cui viene presa una decisione è una cosa, il merito della decisione è un’altra. Se si riduce una delle imposte più contestate dagli automobilisti italiani, il beneficio resta tale indipendentemente dal calendario elettorale. Il problema, semmai, è capire se si tratti dell’inizio di una scelta strutturale oppure di una misura destinata a durare il tempo necessario per attraversare una campagna elettorale.
Il punto vero, quindi, sarà capire cosa succederà dal 2028. Perché una tassa non può dirsi realmente abolita se ricompare dodici mesi dopo. Se invece questa esenzione diventerà strutturale e verranno trovate coperture permanenti senza recuperare quei soldi attraverso altre imposte, allora potremo parlare davvero della cancellazione di una delle tasse più odiate dagli italiani.
Per ora abbiamo un taglio da 2,36 miliardi di euro. Può esserci anche un calcolo elettorale? Il calendario rende inevitabile il sospetto. Ma questo non trasforma automaticamente una riduzione fiscale in una scelta sbagliata. Sarà la durata della misura, molto più degli slogan e delle polemiche, a dirci se siamo davanti a una vera correzione del sistema fiscale oppure al solito sconto con la data di scadenza stampata accanto a quella delle elezioni.
Piero Terracina

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