Da molti giorni abbiamo assistito su varie testate di quotidiani ad una disputa pro e contro l’eolico toscano, sicuramente riscaldata dalla sentenza del Consiglio di Stato per l’impianto di Scansano, più che dal clima estivo.
Forse perché soccombenti, Legambiente, la Regione e i costruttori hanno sfoderato tutte le astuzie della retorica per dimostrare l’impossibile: l’utilità e la convenienza della tecnologia eolica in Italia, e segnatamente in Toscana. Crediamo che chiunque abbia un minimo di competenza tecnica si sia perlomeno adombrato alla lettura dei sermoni di questi nuovi vati dell’energia.
E’ come affermare l’efficienza di impianti idroelettrici nella fascia sahariana dell’Africa: tecnologia validissima e collaudata, ma applicata in un sito inadeguato.
E ci si appiglia a dati inutili di potenza installata, in luogo di quella prodotta, mai comunicata ma sempre stimata ai valori massimi – 2.000 ore di producibilità -, celando che la media produttiva di tutto il potenziale eolico italiano è attestata a circa 1.500 ore, ossia -25%! Quando poi risulta costante la confusione tra la potenza installata (MW) e l’energia prodotta (MWh) appare ancorpiù una manifesta dimostrazione di incompetenza e di vaniloquio.
Ma si mente anche spudoratamente sui risultati concreti dell’installazione di questi impianti sul territorio. Limitandoci ad un banale “conto della serva”, e tralasciando i gravi impatti paesaggistici ed ambientali (per la Toscana una vera catastrofe), è possibile rendersi conto dell’infondatezza di certe affermazioni.
I dati di Terna ci dicono che l’eolico toscano nel 2007 ha prodotto 37,1 GWh, che, rapportati al fabbisogno regionale dello stesso anno di 22.138 GWh, rappresentano solo lo 0,16%; ossia un contributo irrisorio.
Ma anche ammettendo lo sviluppo previsto nel PIER la produzione rimane assolutamente ridicola. Presa per vera e realizzabile l’intera ipotesi della Regione Toscana di 300 MW di potenza installata entro il 2020, e valutata la produzione relativa – con i fin troppo generosi valori della media italiana di 1.500 ore – si ottengono 450 GWh/annui. Il fabbisogno elettrico toscano a quella data, in un più che ottimistico e parsimonioso scenario, sarà perlomeno di 28.000 GWh/annui, mostrando inconfutabilmente che il contributo da eolico alla Toscana sarebbe dell’1,6%!!!
Complimenti! Ottimo investimento per i contribuenti, ed efficace sistema di produzione elettrica!
Queste strabilianti e risolutive soluzioni di Legambiente e Regione, propalate periodicamente da media compiacenti, raggiungono il grottesco e confermano gli estensori ed i diffusori come totalmente faziosi e digiuni della materia.
Ma è da ciarlatani anche affermare la validità dell’eolico in Italia!
Nonostante gli attuali impianti per oltre 2.700 MW installati, la produzione relativa supera di poco l’1% del fabbisogno elettrico nazionale. Tuttavia nel bilancio energetico italiano la produzione di elettricità consuma circa il 40% delle fonti energetiche primarie, mentre un restante 60% circa è destinato a industrie, riscaldamenti, trasporti, etc, tutti con scarsissima efficienza, come criticato anche dalla UE. Dunque l’eolico italiano contribuisce al fabbisogno energetico nazionale per 4/1000 (quattro millesimi)!!!
Questa è l“arma definitiva” di una Armata Brancaleone all’attacco di CO2 e inquinamenti!!!
Anche decuplicando l’impiantistica (ammettendo di trovare ancora siti produttivi), con 27.000 MW installati – oltre l’attuale potenza della Germania – saremmo comunque ad un misero 4% con i consumi attuali, privo di effetto reale sulla dipendenza da fonti fossili e sulla riduzione di CO2.
Ha senso tutto ciò? Nella pratica, è più efficace otturare un buco macroscopico di una vasca, o versarvi un rivolo, lasciando intanto disperdere la maggiore quantità del liquido? E’ con questo rigagnolo da 4/1000 che si ritiene di contribuire al bilancio energetico in Italia?
Queste semplici valutazioni fanno sorgere seri dubbi sui reali interessi in gioco per cui Legambiente e la Regione Toscana puntano su questa tecnologia, palesemente inefficace in un territorio non vocato, come verificabile dalle mappe eoliche CESI.
A tuttociò si assomma che la Regione Toscana già da alcuni anni ha raggiunto il 33% di energia elettrica da fonti rinnovabili (geotermia + idroelettrico + biomasse), superando abbondantemente quel 20% sottoscritto negli obiettivi di Kyoto e della UE. Dunque, preso atto degli irrisori contributi dall’eolico, sarebbe ora di orientare le strategie verso strumenti realmente efficaci per la riduzione degli esorbitanti consumi di fonti fossili e delle loro emissioni; quelli che assorbono il 60% del fabbisogno energetico.
Ad esempio: promuovere ed incentivare l’abbandono dei trasporti merci su gomma per treni, come attuato da anni nei paesi d’oltralpe. Così come obbligare all’impiego della bassa entalpia (calore refluo oggi perlopiù disperso) delle centrali elettriche e degli impianti siderurgici con reti di teleriscaldamento o usi produttivi. Inoltre dare uno stop all’incenerimento dei rifiuti per limitare le emissioni in atmosfera. E, perché no, incentivare il trasporto passeggeri pubblico, urbano ed extra. Promuovere la cogenerazione distribuita in luogo di centrali.
In altri termini, servono modifiche strutturali alle strategie energetiche, più che i lifting dell’eolico, impattante sia sul piano ambientale e paesaggistico, che per le tasche dei contribuenti con gli stratosferici certificati verdi, i più alti a livello mondiale!
Ma il megabusiness delle lobbies multinazionali dell’eolico stravolge le strategie più razionali e, per svuotare un oceano di gas serra, spinge ad optare per il secchiello eolico, sostenendone mediaticamente l’efficacia, supportato in ciò dai non disinteressati amministratori pubblici, e dandola a bere al popolo bue con le solite paroline ad effetto quali “ambientalismo”, “ecologia”, “CO2”, “mutamenti climatici”, e altri inconsistenti messaggi subliminali.
“Non c’è un furbo se non c’è un bischero”, recita un noto adagio toscano, ma sia chiaro: noi non ci stiamo più a passar per bischeri!
Sara Giannini

Disposto sinceramente a dare l’encomio alle argomentazioni espresse ,resto un tantinello interdetto difronte ad una di esse,buttata lì senza chiarimenti,spiegazioni od alternative :”dare uno stop all’incenerimento dei rifiuti per limitare le emissioni in atmosfera”. E che vuol dire ? Dare uno stop alla produzione di rifiuti ,se possibile ? E’ meglio la discarica ,che dopo qualche anno può essere interrata ? O magari megkio buttare tutto a mare ? Ci sono : usare apopositi missili per la dispersione dei rifiuti nello spazio !
A parte gli scherzi ,la questione è seria ,come tutti sanno .Ed i problemi sono diversi ,e diversa deve essere la soluzione.Voglio dire che aprire un nuovo negozio del “tutto ad un soldo” ,passata la curiosità folkloristica , non promette di mantenere a lungo la clientela. Per i rifiuti ,io farei al momento tutto il possibile (dico utilmente possibile ),lasciando le grida e gli intralci autopromozionali ,in attesa di soluzioni più sicure . Tanto per chiarire : l’idea che ,in mancanza dell’optimum risolutivo ,non si debba fare altro più limitato ,o si debba farlo il più tardi possibile ,mi sembra contraddittorio con la logica ,oltre che con l’ambiente .
E scusate l’opinione di un “bischero”…
Articolo encomiabile e fin troppo benevolo M.S.