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Il bavaglio di carta: come le querele temerarie soffocano le verità scomode

In Italia, il diritto di cronaca non si scontra più solo con il segreto o il diniego, ma con un’arma più sottile: l’uso strumentale della giustizia. L’efficacia del sistema giudiziario è connessa alla sopravvivenza del giornalismo d’inchiesta, strumento di democrazia nel nostro Paese. Quando la “lentezza” dei tribunali e l’inazione del legislatore smettono di essere disfunzioni, diventano strategie di potere: la libertà di stampa finisce paralizzata.

di Critica Liberale | 12 Maggio 2026

di Angelo Perrone*

In Italia, il diritto di cronaca non si scontra più solo con il segreto o il diniego, ma con un’arma più sottile: l’uso strumentale della giustizia. L’efficacia del sistema giudiziario è connessa alla sopravvivenza del giornalismo d’inchiesta, strumento di democrazia nel nostro Paese. Quando la “lentezza” dei tribunali e l’inazione del legislatore smettono di essere disfunzioni, diventano strategie di potere: la libertà di stampa finisce paralizzata.

Il meccanismo di pressione si articola in tre fasi critiche:

1. L’abuso della querela: intimidire con i numeri

Il punto di partenza è un dato allarmante fornito dall’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione (creato dalla Federazione della stampa e dall’ordine dei giornalisti): il 70% delle querele per diffamazione viene archiviato dai magistrati perché giudicato privo di fondamento. Se sette denunce su dieci non hanno basi giuridiche, è evidente che non vengono intentate per ripristinare la verità.

Lo scopo è generare una pressione psicologica ed economica sul cronista? Spesso, l’attacco non colpisce un errore, ma l’interpretazione critica o il collegamento di fatti reali che mettono in cattiva luce il potente di turno. La classe dirigente sfrutta così l’apertura di un fascicolo a proprio favore: silenziare inchieste sgradite. La giustizia si trasforma in uno strumento di intimidazione.

2. La lentezza burocratica come arma impropria

In questo scenario, la cronica lentezza dei processi civili e penali non è un “malfunzionamento neutro”. Per un giornalista freelance o un piccolo editore, affrontare una causa che può durare dieci anni significa vivere sotto una spada di Damocle finanziaria. Il vero rischio non è la condanna finale — che arriva raramente — ma il processo stesso.

Molti professionisti rinunciano a pubblicare per evitare spese legali esorbitanti, ottenendo esattamente l’effetto sperato dai querelanti: l’autocensura. Invece di investire sull’efficienza dei tribunali, l’agenda politica si concentra su riforme che condizionano la magistratura o limitano strumenti investigativi come le intercettazioni o restringono il perimetro dell’illegalità (abuso d’ufficio), ostacolando indirettamente la ricerca della verità.

3. Lo scudo mancato: La Direttiva Daphne

L’ultimo tassello è il ritardo politico nel recepimento della Direttiva UE 2024/1069, nota come “anti-SLAPP” o Direttiva Daphne. Questo scudo europeo, che doveva essere attuato entro il 27 aprile, prevede:

  • Il rigetto rapido delle cause manifestamente infondate, per chiudere il caso prima che diventi un peso economico.
  • Sanzioni dissuasive contro chi intenta liti temerarie a scopo intimidatorio.
  • Garanzie procedurali e risarcimenti per i giornalisti colpiti.

Attualmente, l’Italia evidenzia una preoccupante inerzia. Nonostante l’obbligo di completare l’attuazione entro il 2026, il governo si è finora limitato a includere la direttiva europea in una legge di delegazione, senza però procedere all’emanazione dei necessari decreti attuativi. Il rischio concreto è che la futura attuazione si limiti esclusivamente ai rari casi transfrontalieri, coinvolgenti soggetti nazionali e internazionali, lasciando così scoperta la vasta maggioranza dei casi che riguarda unicamente soggetti nazionali. In tal caso, l’attuazione, ancora non realizzata, rimarrebbe circoscritta alle minime implicazioni originarie della direttiva.

 Un conflitto d’interessi sistemico

La prevalenza di querele provenienti da politici e amministratori suggerisce che il potere stia difendendo sé stesso anziché il diritto dei cittadini a essere informati. Quando la stampa viene percepita come soggetto da silenziare tramite il braccio legale, il sistema degrada in una comunicazione controllata. Finché la querela resterà un’arma a costo zero per chi la lancia e un calvario infinito per chi la riceve, l’informazione in Italia sarà ostaggio di chi ha i mezzi economici per processarla.

L’introduzione di una sanzione economica pari alla cifra richiesta dal querelante in caso di archiviazione potrebbe essere il deterrente definitivo per frenare questa deriva?

Angelo Perrone

*Fondazione Critica Liberale

Pubblicato in : Editoriale

Info Critica Liberale

Critica liberale è da più di cinquant’anni la voce del liberalismo progressista in Italia. Nata negli anni ’60 come agenzia stampa della sinistra interna al Partito Liberale Italiano di quel tempo, la testata è dal 1974 quella di una rivista liberale del tutto indipendente da ogni forza politica italiana; dal 1994 Critica liberale è anche una fondazione che, assieme alla rivista, cerca di dare espressione e continuità a una tradizione politica e di pensiero che ha le sue radici nel liberalismo europeo, nella tradizione laica e illuminista, nell’impegno per i diritti civili e per l’integrazione federale dell’Europa democratica. È fra le organizzazioni che hanno dato vita al Forum Liberale Europeo, network di fondazioni e centri studi liberali che fanno riferimento all’Eldr (l’organizzazione che raggruppa tutti i liberali europei).

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