
Con l’approvazione della legge di bilancio e la conferenza stampa di inizio anno della Presidente del Consiglio si è aperto di fatto il confronto elettorale. Non solo in vista del prossimo Referendum sulla Giustizia, ma lungo una marcia che attraverserà tutto il 2026 e condurrà alle elezioni politiche previste nel 2027. Una campagna che assomiglia sempre più a un incontro di scherma: elegante nella forma, durissima nella sostanza, con stoccate destinate a moltiplicarsi.
Sulla pedana italiana si fronteggiano già i protagonisti principali. Da una parte Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dall’altra Elly Schlein e Giuseppe Conte, tutti impegnati a contendersi la leadership delle rispettive coalizioni e in prospettiva la candidatura alla Presidenza del Consiglio. Elezioni “previste” perché lo scenario internazionale potrebbe riservare colpi di scena capaci di rimescolare le carte. L’Europa schierata a sostegno dell’Ucraina si muove infatti su un terreno sempre più scivoloso. L’ipotesi di un coinvolgimento diretto di alcuni Paesi pronti a inviare truppe a Kiev rischia di complicare ulteriormente un quadro già fragile. In uno scenario simile anche le scadenze democratiche potrebbero congelarsi insieme alle cariche nazionali, a cominciare da quella del presidente francese. Un’ipotesi tutt’altro che fantasiosa se dopo l’invio di armi qualcuno decidesse di spedire anche soldati sotto l’etichetta ambigua di “forze di sicurezza” chiamate a garantire una pace ancora tutta da definire. A rendere il quadro ancor più esplosivo c’è poi l’idea – per ora accantonata – di utilizzare i fondi russi congelati nelle banche europee per risarcire Kiev: un potenziale detonatore politico e finanziario capace di allargare il conflitto senza limiti né previsioni affidabili sugli esiti. Tornando alla politica di casa nostra il clima non è certo più disteso. Il ministro dei Trasporti continua a distinguersi dagli alleati di governo con una costanza che non passa inosservata. In questa gara a tre, tuttavia, non vanno dimenticati i moderati di Forza Italia che potrebbero scegliere di entrare in gioco al momento opportuno, magari con l’ultima stoccata quando gli altri contendenti avranno già consumato molte energie. Nel campo del centrosinistra lo schema si ripete. Schlein e Conte si fronteggiano apertamente, ma non è da escludere l’emersione di una “terza figura”, soluzione tradizionale della casa democratica quando il duello rischia di diventare troppo scoperto e divisivo. La legge di bilancio diventa così il vero atto inaugurale dello scontro. Per il governo è il manifesto di un Paese lanciato verso crescita e fiducia; per l’opposizione, al contrario, una manovra da smontare pezzo per pezzo. In mezzo, Carlo Calenda, che ambisce al ruolo di ago della bilancia ma che per ora sembra limitarsi a pesare panetti di burro senza riuscire a spostare l’equilibrio. Una certezza però emerge con chiarezza: le prossime elezioni italiane e francesi saranno decisive per il futuro dell’Europa chiamata a scegliere se archiviare in anticipo la stagione di Ursula von der Leyen. Il grande incontro di scherma assegnerà le medaglie. In Italia, nella sciabola, con Meloni, Salvini, Schlein e Conte da tempo in allenamento sulla pedana. In Francia, nel fioretto, con Macron alle prese con un avversario ancora sconosciuto. Ed è forse proprio questa incertezza a inquietare l’Eliseo: una sconfitta interna potrebbe spingere il presidente francese a cercare rivincite sui tavoli di Bruxelles dove già si immagina un possibile cambio di guida. La lunga marcia è iniziata. Dopo la legge di bilancio, e ancora prima del referendum, nel campo di battaglia politico le sciabole hanno già cominciato ad incrociarsi e a scintillare.
Angelo Santoro

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