Mondoperaio, la storica rivista del socialismo italiano, dopo aver preso posizione per il SI al referendum costituzionale con il documento riportato di seguito, in un seminario che si terrà a Roma il prossimo 20 ottobre, analizza le conseguenze sul sistema politico italiano dell’auspicata vittoria al referendum.
Sono passati quasi quarant’anni da quando, sulle colonne di Mondoperaio, si aprì il dibattito sulla riforma della Costituzione. Allora la nostra era una vox clamantis in deserto, anche se già da allora era evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo.
Fra di noi non mancò chi, sulla scia di quanto sostenuto alla Costituente da Piero Calamandrei, propose addirittura di mutare radicalmente la forma di governo in senso presidenzialista. Ma tutti comunque convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo, anche sull’esempio di altre democrazie europee che pure avevano adottato la forma di governo parlamentare.
Poi le vicende dei primi anni ‘90 fecero sì che si operasse una cesura nella continuità del sistema politico con una semplice riforma elettorale, prescindendo dalla pur necessaria revisione della Costituzione: ed avere preferito regolare diversamente dal passato i rapporti di forza senza provvedere a regolare di conseguenza i rapporti fra le forze è fra le cause non ultime della crisi politica che stiamo vivendo.
A sanare questo vizio d’origine del nuovo sistema politico, del resto, non sono serviti neanche i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista: ed è anzi fra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum avere corretto le incongruenze che di quei tentativi sono state il frutto. Senza dire che portare nella legislazione nazionale il punto di vista delle Regioni varrà a superare conflitti di competenze che attualmente si affollano davanti alla Corte costituzionale, quando non sfociano addirittura, come è avvenuto di recente, nella convocazione di referendum popolari.
Quanto ai rapporti fra governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benché il governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento è sempre più debole: mentre è presumibile che regolando con maggiore chiarezza gli equilibri fra le due istituzioni entrambe si rafforzino, e che il superamento del bicameralismo paritario valga addirittura a spuntare l’arma della questione di fiducia, con la quale sempre più spesso i governi hanno ricattato le due Camere, e che ora nei confronti di una delle due non potrà essere usata, a fronte di obiezioni di merito fondate e sostenute da adeguato consenso.
Non ci sfugge, peraltro, che il testo che verrà sottoposto al giudizio degli elettori non risolve tutti i problemi, e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Ed è auspicabile che essi prendano corpo in un contesto meno condizionato da opportunismi politici di cortissimo respiro come quelli che hanno caratterizzato negativamente l’iter parlamentare della legge di revisione. E’ anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato ed incoerente fronte degli oppositori, del resto, che invitiamo gli elettori a votare Sì. Ma è soprattutto perché con questa riforma giunge ad un primo approdo un processo che avviammo noi stessi quasi quarant’anni fa.
Luigi Covatta, Michele Achilli, Gennaro Acquaviva, Salvo Andò, Mario Artali, Antonio Badini, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Achille Bonito Oliva, Domenico Cacopardo, Luigi Capogrossi, Mario Chiti, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Edoardo Crisafulli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Ugo Finetti, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Giulia Giuliani, Marino Lizza, Nicla Loiudice, Matteo Lo Presti, Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Michele Marchi, Pio Marconi, Antonella Marsala, Andrea Millefiorini, Matteo Monaco, Raffaele Morese, Ugo Nespolo, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Giuliano Pennisi, Giuliano Parodi, Luciano Pero, Carmine Pinto, Pino Pisauro, Marco Plutino, Paolo Pombeni, Gian Primo Quagliano, Mario Raffaelli, Gianrico Ranaldi, Stefano Rolando, Elisa Sassoli, Eugenio Somaini, Celestino Spada, Tiziano Treu, Bruno Zanardi.

La riforma cosiddetta sembra scritta da un studente che ha appeno preso 18 all’esame di diritto costituzionale. Tralasciamo l’insalata mista del combinato artt. 70, 71, 72,73, un vero delirio dello studente che non sa rispondere alla domanda sulle nuove funzioni e ruolo del Senato. Si consideri invece il comma aggiunto all’art. 55 ” Ciascun membro della Camera dei deputati rappresenta la Nazione “. Cosa significa, quale nuovo concetto di rappresentanza viene surrettiziamente introdotto, che non sia la rappresentanza di chi ha eletto il deputato? Al riguardo si confrontino il vecchio e il nuovo art.67. Nella versione vigente si legge: ” Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato “, L’art. 67 della proposta di riforma invece recita: ” I membri del Parlamento esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato “. Se i senatori sono scelti fra gli enti territoriali a loro volta elettivi, perché non rappresentano più la Nazione? Qua è smaccatamente leso il principio di rappresentanza. Al minimo direi che il nuovo comma dell’art.55 non prevedendo il ” senza vincolo di mandato ” per i deputati, omette di ricordare indirettamente l’esistenza di quel vincolo e della relativa rappresentanza, e introduce nella costituzione la legittimità di diritto al trasformismo in nome della Nazione in fase di formazione della maggioranza e delle leggi. E poi perché l’art.55 si rivolge a ” ciascun membro ” e non ai ” membri della Camera ” come sarebbe stato logico ex. art.67? L’idea di Nazione, cancellato il ” senza vincolo di mandato ” sposta il valore della rappresentanza in un’idea indistinta e demagogica dove le parti politiche vanno a confondersi nei casi di emergenza manipolata e organizzata dall’alto. Qua è immesso un meccanismo non fantasticamente ma storicamente pericoloso per l’istituzione. Non sono questioni di lana caprina, ma punti essenziali che annoderebbero, qualora accolti, lo svolgimento corretto dell’attività legislativa. Il problema allora è: la proposta di riforma è stata scritta in malafede o ignoranza? Entrambe probabilmente, quindi è obbligatorio il ” NO “.
Per molti di quelli hanno sottoscritto, serve un bel coraggio a schierarsi con il SI. Per fortuna di cultori del diritto ne vedo poco mentre vedo moltissimi tenere famiglia.
Ma quando si capirà che non si fa il SOCIALISMO con i dogmi; che esso alza la bandiera laica della libertà; che esso è per la maggior rappresentatività e non per le riduzioni in mome del risparmio (quale?). non parliamo poi della farraginosità.
Per buttarla in ridere e solo per carità di patria cito la “costituzione” del regno di Dio: dieci articoletti su si muovono poi le norme attuative.
Possibile ché questa compagine cattocomunista non ne abbia fatto tesoro (basta leggere il nuovo art 70)?
Comunque ognuno è titolare delle proprie scelte. Loro hanno scelto probabilmente di scomparire nei meandri PIDIINI.
purtroppo hai ragione, si verifica la stessa montatura come per il brexit, senza ragioni e senza logica. Tanto piu inculcando nella massa che i “buoni” votano si e i “cattivi” no, questo va fermato.
SOLO I SERVI DICONO SÌ
La campagna televisiva indecente per andare a votare indirizzando subdolamente al sì, è sufficiente a far scegliere il no. Il resto è fuffa per non perdere l’ultimo treno e restare a galla.