Da anni, il governo greco dice sempre di sì a tutte le richieste della Troika, anche a quelle più assurde e provocatorie. Questo, nella convinzione che, mostrandosi disponibili sullo specifico e sul contingente; si possa aprire la strada alla rinegoziazione del debito.
Un calcolo del tutto errato. Perchè non tiene conto della natura e dei propositi dell’interlocutore.
Per i signori di Bruxelles e di Berlino il debito , e soprattutto quello contratto da paesi del Mediterraneo, insieme esistenzialmente dissoluti e politicamente deboli, è una colpa che non può essere cancellata anche da anni di apparente buona condotta. Siamo apparentemente liberi e ci prendiamo anche segnali di apprezzamento e di apparente benevolenza. Ma la nostra è una libertà vigilata e il percorso della nostra redenzione totale è talmente irto di ostacoli e di prove pressochè impossibili da superare da risultare una sorta di fatica di Sisifo. Non abbiamo di fronte poliziotti buoni e poliziotti cattivi: perchè gli uni e gli altri possono distribuirci incoraggiamenti e certificati di buona condotta ma ci ricordano sempre e non tanto velatamente che possono rovinarci al minimo sgarro.
In tutto questo, attenzione, non c’è soltanto falsa coscienza e ipocrisia “calvinista”; c’è la consapevolezza che nell’attuale “sistema Europa” e nell’egemonia tedesca al suo interno tutto si tiene, e che consentire a qualsiasi stato membro di rimettere non dico di violare ma di rimettere in discussione gli impegni assunti, anche se palesemente assurdi e impossibili da raggiungere farebbe crollare tutto.
Ciò spiega l’attenzione spasmodica alle nostre vicende interne: le grida indistinte ma assordanti contro i “populisti”; le pressioni ( non dirò le “interferenze”, perchè quelle le fanno solo i russi… N.d.R.) per un governo di responsabilità europea magari presieduto da Tajani; e i richiami di sottofondo, ma non tanto, al disvalore pesante rappresentato dal nostro debito; per chiudere, tanto per non perdere le buone abitudini, con la richiesta di nuove manovre correttive.
Che fare allora ? I nodi verranno tutti al pettine dopo il 4 marzo. Per ora basta e avanza l’invito ad un generale ripensamento. Perchè parlare, qui e oggi, di “più Europa” è invitare il nostro paese ad un salto nel buio; e senza alcun tipo di paracadute.
Alberto Benzoni (da Facebook)

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