IAD, sindrome da internet dipendenza, Internet addiction disorder, è un disturbo da dipendenza legato ad utilizzo intensivo e ossessivo di internet in tutte le sue forme. Il termine, coniato dal medico Ivan Goldberg nel 1995, è stato diffuso in rete tramite un questionario diagnostico a scopo inizialmente goliardico e provocatorio. Nonostante l’intenzione puramente ironica, l’azione, apparentemente bislacca ha subito riscontrato forte interesse tra gli utenti e acceso discussioni tra i clinici, che si sono confrontati nell’avvalorare o nel contestare la teoria dell’esistenza della nuova psicopatologia del millennio. Che, si suppone , potrà espandersi nei prossimi.
La sindrome è , al momento, uno studio puramente descrittivo di diagnosi che ha ancora necessità di ulteriori approfondimenti sperimentali e di controlli della validità e della correttezza di dati scientifici. Che non può dunque essere utilizzata a fini legali o assicurativi. Ma numerosi studiosi affermano che la dipendenza non può essere classificata come uno specifico disturbo psichiatrico, ma deve piuttosto essere considerata come un sintomo psicologico che può manifestarsi nell’ambito di differenti quadri psicopatologici.
E chi ne risente di più ed è colpito più invasivamente sono naturalmente i giovani e giovanissimi. Gli adulti infatti ne sono meno danneggiati dato che il cervello e la mente adulta, formati fisiologicamente e psicologicamente, sono già stati arricchiti di nozioni elaborate attraverso letture e cultura attivamente appresa e metabolizzata. Ma la volgarizzazione, la banalizzazione e la superficialità della rete agiscono a scapito della concentrazione e della memorizzazione che rimangono sempre in bilico nei cervelli in età evolutiva. La fatica mentale che le generazioni passate hanno conosciuto nell’apprendimento, poesie a memoria comprese, non esiste per le nuove generazioni che trovano tutto a portata di mano o di voce. Basta una parola sillabata o un click e lo scibile umano ti si spalanca davanti.
La sindrome colpisce anche chi fa, o, semplicemente, è appassionato di politica. Una volta i partiti facevano crescere ed evolvere i propri adepti attraverso corsi, stage, scuole formative. Magari eccessivamente dogmatici, gli insegnamenti, ma ben radicati e ricchi di idee e ideologie, ancorchè talvolta estreme. Oggi, e la piattaforma rousseau è stata l’apripista, chiunque, semplicemente on line, pensa di avere, senza fatica, formazione politica. Estranea a qualsiasi elaborazione personale. E se ne vedono i risultati, ormai sotto gli occhi di tutti.
Per non dire della strampalata eccentrica idea di un ministro dell’istruzione che ne aveva addirittura ipotizzato l’uso in classe. Mentre è opportuno, anzi necessario, almeno nelle 5 ore passate nelle aule scolastiche, disintossicare gli allievi che per il resto della giornata stanno con lo smart appiccicato alle orecchie o alle dita.
E non si può intervenire in alcun modo per evitare lo scempio. Battaglia persa.
Il mezzo è utilissimo finchè rimane al servizio dell’uomo. Ma quando il servo diventa padrone son dolori.
Carla Ceretelli

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