Corbyn perde male, anzi malissimo. Il Labour non andava incontro ad una sconfitta così grave dal lontano 1935. Corbyn ha sbagliato proprio tutto. Si è presentato alle elezioni traballante, più simile ad un pugile suonato che ad un leader politico. Indeciso sull’ Europa, confusionario sulla Brexit, senza strategia. Mentre Boris attuava in tutti i collegi la desistenza alleandosi con le altre forze di destra e antieuropee, Corbyn si presentava da solo senza tentare un accordo con i Verdi o i Liberaldemocratici. Una scelta suicida, per come è fatta la legge elettorale. Il suo programma sembrava scritto nei primi anni del novecento. Ideologico e massimalista. Un programma che ha spaventato non solo i ceti medi ma anche gli elettori storici del Labour. Sono infatti crollate delle roccaforti dove da sempre vincevano i laburisti. Hanno pesato sulla sconfitta anche alcune pericolose scivolate antisemite. Corbyn in tutti questi anni, anche di fronte ad una crisi dei conservatori, non ha mai manifestato una decisa volontà di governare il Paese. Dava l’ impressione di stare bene all’ opposizione. E quindi è stato punito pesantemente dagli elettori. Molto lontani i successi di Blair. Una gran parte della sinistra italiana tifava apertamente per Corbyn e sognava di trasferire anche in Italia le proposte del Labour. Ora è in affanno. Le urne e non le piazze hanno decretato cosa desiderasse la reale maggioranza del popolo. Di fronte a questo scenario si dovrà affrontare anche la questione scozzese, dove i nazionalisti hanno stravinto e chiederanno un nuovo referendum. Il voto inglese induce ancora di più a scrivere una nuova pagina per la socialdemocrazia europea.
Roberto Caputo

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