Ora che il Presidente del Senato Marini ha gettato la spugna, e si torna a pensare ai problemi di tutti i giorni, risulta evidente che non è la riforma della legge elettorale il problema dei problemi e non è vero che, risolto questo, tutto il resto andrebbe a posto di conseguenza. Quanto è stato detto su un possibile accordo portata di mano per una riforma condivisa è pura fantasia e propaganda. Sulle proposte continuavano a scontrarsi i diversi interessi delle piccole formazioni delle due coalizioni che lo rendevano difficile da realizzare.
Ma le urgenze del Paese sono altre. La criminalità non accenna a diminuire. Diminuisce, invece, il potere di acquisto di stipendi, salari e pensioni che solo il rilancio dell’economia può contrastare e ciò può avvenire solo con un forte abbattimento della spesa pubblica improduttiva, possibile con politiche di rigore che solo un nuovo Governo sostenuto da una maggioranza coesa sarà in grado di attuare.
La situazione economica sta precipitando. Le cifre parlano chiaro. Se prendiamo i dati degli ultimi 11 anni abbiamo una crescita generale dei prezzi (dati Istat) del 30,47 per cento, il 2,77 annuo. Nello stesso periodo il costo dei servizi è cresciuto del 35, 85 per cento, vale adire del 3,2 per cento all’anno.
Nel 2007, sul 2006, i prezzi alla produzione sono cresciuti del 4,6% . L’energia del 10,7%, i trasporti del 4,8 e i prodotti petroliferi raffinati del 24,1%.
L’inflazione media del 2007 è stata calcolata nell’1,8% (ma sappiamo che l’inflazione reale per le singole famiglie, i cui consumi sono differenziati per fasce di reddito, è molto più alta). Inoltre preoccupa il tasso di inflazione tendenziale previsto al 2,6%.
La giusta attenzione alla riforma elettorale ha spostato in secondo piano tutte le altre urgenze, se non emergenze.
“Mister Prezzi”, varato in uno degli ultimi Consigli dei Ministri che dovrebbe controllare l’andamento dei prezzi, appunto, se non dotato di reali strumenti di controllo e di sanzione avrà scarsa influenza nel contrastare la speculazione su tutti i generi di consumo, e in particolare su quelli di prima necessità.
Dunque per frenare l’impoverimento, sempre più accentuato, di molte famiglie italiane serve un Governo autorevole dotato di una forte legittimazione popolare che un Esecutivo provvisorio formato solo per le riforme non avrebbe avuto.
Se queste analisi sono giuste, come si ritiene, serve immediatamente subito le elezioni un Governo nel pieno delle sue funzioni che insieme alle riforme delle Istituzioni (la legge elettorale rientra fra queste) capaci di rendere più moderno il Paese per farlo uscire realmente dalla Prima Repubblica ( la seconda non è mai nata), adotti misure necessarie al rilancio dell’economia e con questa del potere d’acquisto delle famiglie italiane, possibilmente in un clima di concordia e convivenza civile.
Marcello Paris

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