
Due settimane fa, a proposito del dilagare delle proteste degli Indignados in tutto il mondo, scrivemmo che, a nostro modesto avviso, oltre la stretta mordace della crisi economica si profilava in questo movimento l’avvisaglia di un feroce scontro generazionale tra giovani e vecchi schierati su opposte barricate, gli uni a battersi – con poca chiarezza di idee – per la loro speranza di un futuro, gli altri arroccati sui privilegi conquistati, e che questa ci pareva la vera bomba da disinnescare prima di arrivare ad una deflagrazione dalla quale usciremmo inevitabilmente tutti sconfitti.
Gli eventi degli ultimi giorni, con le manifestazioni e gli scontri avvenuti anche in Italia, hanno confermato questa nostra – facile, per carità – previsione, e ci hanno indotto a riflettere con amarezza sulle ragioni di una tale radicalizzazione di posizioni, non tutte e non solo giustificabili con la stagione di grave crisi che stiamo vivendo e con la paura del domani che ormai pare essere diventata l’unica inquietante compagna dei nostri giorni.
Volendo rifuggire da generalizzazioni inutili e vaghe, ci limitiamo a considerare il nostro paese, che forse e’ anche il più emblematico esempio dei danni gravissimi che la mancanza di un fisiologico avvicendamento generazionale arreca inevitabilmente al tessuto sociale di una comunità, pregiudicandone e limitandone pesantemente le possibilità di crescita e di sviluppo, non solo economiche ma anche sociali, culturali ed umane.
Nel corso degli ultimi anni, abbiamo scritto ripetutamente che questo nostro retrivo paese odia i giovani e con loro si comporta come Cronos che divorava i propri figli per paura che uno di loro, una volta cresciuto, gli subentrasse e lo mettesse da parte; se guardiamo indietro, agli anni della nostra storia repubblicana, non ci e’ possibile individuare un solo momento, una sola circostanza, in cui una nuova generazione abbia decisamente, definitivamente e del tutto naturalmente soppiantato un’altra. Non troveremo una sola faccia, un solo nome, un solo episodio ricollegabili ad un salutare ricambio generazionale; siamo nati vecchi, e tali siamo rimasti, ed il velleitarismo sessantottino – oggi possiamo ben dirlo – invece di segnare quantomeno un punto a favore di una giovane generazione ne ha sancito solamente il suo ingresso nell’establishment, dando vita ad una nuova ed alquanto redditizia lobby intellettuale – o pseudo tale – tuttora impegnata dopo oltre quarant’anni, a difendere la propria elitaria rendita di posizione.
Abbiamo storicamente ereditato la peggiore delle zavorre sociali, quel concetto insano e tuttavia resistentissimo di tutela che ha attraversato indenne tutte le epoche della nostra millenaria storia fino a depositarsi pesantemente sul fondo del nostro oscuro presente che e’ in realtà solo un protratto crepuscolo prima dell’inevitabile buio. La tutela – dell’Imperatore, del Papa Re, del Duce – e’ impressa nel nostro DNA e con la repubblica si e’ solo trasferita su altri soggetti – i partiti, i sindacati, le lobbies di ogni genere – senza perdere un solo grammo del proprio assoluto potere sulle nostre vite. La tutela e’ la madre di ogni clientelismo, di ogni asservimento, di ogni compromesso, di ogni livellamento verso il basso, di ogni rinuncia al cambiamento. La tutela e’ quella che protrae oltre ogni umano limite, persino oltre le stesse leggi di natura, la dittatura di una generazione che si fa eterna ed eternamente insediata sul proprio potere stritolando le generazioni successive, svuotandole di ogni stimolo a crescere, lobotomizzandole con i piccoli favori, depotenziandole con le elemosine statali, mantenendole in una eterna adolescenza con la paghetta clientelare, addormentandole con la strategia dei piccolissimi obbiettivi. In una frase: privandole della naturale, fisiologica e vivaddio spregiudicata spinta che invece dovrebbe lanciarle alla conquista degli obbiettivi di vita che aspettano loro per essere realizzati. A beneficio di tutti.
Avendo irrimediabilmente alterato il prezioso e maledettamente sano meccanismo del ricambio generazionale, ed avendolo fatto per un tempo irresponsabilmente lungo, ci troviamo oggi non solo a pagarne le tragiche conseguenze derivate dal passato, essendo in mano ad una classe politica ed imprenditoriale vecchia – anche vecchissima – di eta’ e prima ancora di testa, e dunque del tutto incapace di capire e governare in senso lato la contemporaneità, ma paghiamo già ora il prezzo anche rispetto al futuro, perché ci scopriamo tragicamente privi di una nuova, motivata e preparata generazione in grado di riprendere in mano le nostre sorti e raddrizzarle.
I giovani Indignados – e Dio ci salvi ora dal solito delirio di innamoramento populista da cui certi bei soggetti saranno colti per questo movimento e col quale ci ammorberanno a mezzo stampa e televisione per i prossimi mesi – non rappresentano niente altro che la confusione mentale che li abita e li spinge alla ricerca di un nemico su cui scaricare la loro rabbia senza avere altro progetto od idea su cui investire davvero. Non e’ su di loro che possiamo fare conto, non e’ sulla cieca distruzione che possiamo pensare e sperare di ricostruire un futuro, ma intanto che i vecchi si divertono stupidamente come bambini sciocchi a giocare a nascondino entrando ed uscendo dal Parlamento, non avendo un solo concetto nelle loro teste vuote, rischiamo di non cogliere segnali evidenti di un malessere sociale che non deve in alcun modo dilagare. Chi di noi, seppur giovanissimo allora, ha vissuto gli anni Settanta, coglie con preoccupazione il ripresentarsi degli stessi allarmanti sintomi e ne teme una virulenta diffusione sapendo già purtroppo a cosa ci porterebbe.
Se nulla più possono fare i nostri politici, dopo aver distrutto questo paese ed averlo anche condannato a non avere una speranza collegata ad una nuova generazione, almeno smettano di baloccarsi con i sotterfugi parlamentari, e si affaccino a vedere cosa succede nelle piazze, prima che sia troppo tardi.

La fretta, “sintemineto” é sentimento!
Il sentimento di tristezza e di angoscia ci accomuna tutti, chi più chi meno siamo tutti consapevoli che un intero sistema di vita sta morendo ed avvertiamo il senso di vuoto che ci attanaglia. Possiamo solo appellarci ora più che mai alla ragione come unico indispensabile strumento per ricostruire un nuovo sistema adeguato alle sfide della comtemporaneita’. Dare spazio alle proteste di pancia e’ pericoloso perché ci allontana dalla riflessione. Questo non e’ il momento di velleitari colpi di testa ma di mature analisi. Il punto e’ che dobbiamo capire chi possa farle e sostenere con forza il cambiamento, non permettendo oltre la sopravvivenza di una intera classe dirigente, nin solo politica, che va messa in condizione di non nuocere più ed allontanata definitivamente da ogni ruolo di potere.
Purtroppo la tua visione é vera, ma certo non si puo’ andare avanti cosi come se niente fosse, mi pare che qualcosa si sia spezzato per sempre, resta capire come ricostruire…..sono pervaso da un sintemineto di grande tristezza per come vanno le cose in Italia, anche se fuori non si vive in paradiso, le cose vanno meglio…ma insomma, é una situazione logorata, strappata, tristissima, temp davvero violenze in escalation se i politici non troveranno, ora e subito, le risposte adeguate! Gli sputi a Pannella, tristi anche loro, vedere questo vecchietto ormai che pare pettinato come Karl Lagerfeld essere preso a sputi e offeso é una cosa orrenda, ma non é da sottovalutare……credo che chiunque, anche lui, facciano parte del “clan” e che la gente in procinto di rivoltarsi non veda piu chi ha di fronte e che Pannella in quel momento, reso muto e impotente dall’odio che aveva attorno, era tutti, nessuno e centomila!
Caro Paolo, non ho scritto che questa crisi e’ solo generazionale, ma che e’ anche generazionale e che questo, a mio parere, e’ un aspetto sottovalutato da troppi, ma che invece andrebbe compreso, proprio per i motivi che tu dici. La generazione giovane si sente derubata del futuro dalla gmerazione nemmeno precedente ma dall’unica che in questo paese ha sempre dominato senza mai lasciar strada ad un ricambio. Gli insulti a Pannella li leggo diversamente, sono frutto di becero fanatismo politico coniugato ad ignoranza dei fatti.
Due cose Chiara, la prima….la crisi non é semplicemente generazionale, ma é una specie di “Rivoluzione Francese” contro i privilegi della “casta” rispetto alla vita della gente comune, giovani e vecchi mescolati! Meglio, di questi tempi, che i politici nella strada non ci mettano proprio i piedi, hai visto gli sputi a Pannella? Gli sputavano i vecchi, lo insultavano i giovani, e anche se Renzi fosse stato là avrebbe fatto la stessa fine!
Ci vuole un pensiero nuovo di una nuova forma di politica, quel modello basato sui troppi privilegi non funziona piu’!
Quando parli delle conquiste che noi stiamo perdendo ogni giorno rispetto alla generazione precedente, é una sconfitta Chiara, giusto era prima lavorare per poi profittare di una vecchiaia tranquilla, dove potersi occupare solo di cosa ci piace e riposarsi di una vita di lavoro. Ora non esiste piu la vita di lavoro e neppure la pensione, bisognerà che i politici, se non voglio essere inondati di sputi, rimettano gli orologi all’ora , oppure rinuncino a tutto e facciano politica come dei benevoli.