
Federico Rampini ha descritto il 5 ottobre sul Corriere della Sera, la situazione europea molto seriamente. I leader del continente si preparano ad una eventuale guerra con la Russia nel 2029 che è già scoppiata l’altro ieri. L’unico ad avere aperto gli occhi è forse il cancelliere Merz che si è trovato sotto le bombe in visita a Kyiv. Gli altri sembrano continuare ad andare avanti come dei sonnambuli.
Rampini scrive, come la Federico Rampini ha descritto il 5 ottobre sul Corriere della Sera, la situazione europea molto seriamente. I leader del continente si preparano ad una eventuale guerra con la Russia nel 2029 che è già scoppiata l’altro ieri. L’unico ad avere aperto gli occhi è forse il cancelliere Merz che si è trovato sotto le bombe in visita a Kyiv. Gli altri sembrano continuare ad andare avanti come dei sonnambuli.
Rampini scrive, come La Voce Repubblicana dal primo momento, che la guerra convenzionale la Russia l’ha persa clamorosamente. Putin in questi giorni ha vantato straordinari successi sul campo a cui non crede nemmeno lui. Altrimenti, avesse conquistato tutto il terreno che dice, sarebbe già ad Odessa. Non ha nemmeno preso la leggendaria Pokrovsk che sarebbe dovuta cadere il luglio scorso. In tre settimane, Putin, in compenso, è riuscito a stabilire il nuovo record di perdite settimanali, dieci mila uomini fra morti, feriti e dispersi. La Russia ha problemi seri a reclutarne di nuovi, anche perché non paga i premi pattuiti. Non ha abbastanza soldi per remunerare milioni di feriti e le famiglie delle vittime.
Quando la Germania nel 1941 affondò nelle linee sovietiche come il burro, Stalin non si arrese. Non poteva farlo. Restò a Mosca ad organizzare la controffensiva. Putin è in condizioni peggiori di Stalin. Mai ammettesse la sconfitta cadrebbe nel ludibrio. Per questo ha deciso di spostare il conflitto in Europa. Non la guerra nucleare, ovviamente che gli andrebbe peggio di quella convenzionale. Punta tutto su quella cosiddetta ibrida, a cui nessuno, davvero, aveva pensato.
Sono mesi che sul campo non c’è più nessun autentico sviluppo. Sì, l’Ucraina ha riconquistato duecento, trecento chilometri quadrati e non importa assolutamente nulla. Putin punta tutto sui bombardamenti delle città, e insieme a mettere l’Europa nel mirino. Attentati, provocazioni, propaganda, tutto il campionario. Sfrontato com’è lo ha persino detto più volte e gli europei nemmeno se ne accorgono. Esplode una fabbrica di munizioni a Colleferro? I corrispondenti russi esultano e il ministro della Difesa Crosetto giura che è stato un incidente. Un sonnambulo, appunto.
Sonnambuli sono giusto costoro che credono davvero che Putin possa essere disposto a trattare, o che magari ce la si cavi inviando delle armi difensive a Zelensky che lancia missili in Siberia. Non siamo nemmeno in grado di renderci conto della situazione dei rifornimenti di cui gode la Russia. La petroliera Layla, sottoposta a sanzioni, avrebbe trasportato da sola 57mila tonnellate di diesel in due viaggi da Ulsan, Sud Corea, a Vladivostok. La Astoria, ha caricato quasi 11mila tonnellate prima di dirigersi anch’essa verso lo stesso porto. Navi russe, gasolio sud coreano, non di Pyongyang. Le restrizioni della Sud Corea nei confronti di Mosca riguardano le esportazioni di macchinari industriali, elettronica e veicoli. Possono quindi vendere il petrolio. Seul sostiene l’Ucraina con aiuti e assistenza e si mantiene con 112mila tonnellate di petrolio venduto a Mosca in sei mesi. Gli americani litigano con i sud coreani? Gli europei nemmeno se ne accorgono, stanno litigando con gli americani, con Trump, il bullo che minaccia la democrazia.
I sonnambuli sono lo stesso titolo di due libri di successo, quello recente dello storico Cristopher Clark su come le classi dirigenti europee non si resero conto di scivolare nella prima guerra mondiale, e il capolavoro di Hermann Broch sulla disgregazione dei valori nella società tedesca guglielmina. Sembrerebbe proprio che se ne stia per aggiungere un terzo.oce repubblicana dal primo momento, che la guerra convenzionale la Russia l’ha persa clamorosamente. Putin in questi giorni ha vantato straordinari successi sul campo a cui non crede nemmeno lui. Altrimenti, avesse conquistato tutto il terreno che dice, sarebbe già ad Odessa. Non ha nemmeno preso la leggendaria Pokrovsk che sarebbe dovuta cadere il luglio scorso. In tre settimane, Putin, in compenso, è riuscito a stabilire il nuovo record di perdite settimanali, dieci mila uomini fra morti, feriti e dispersi. La Russia ha problemi seri a reclutarne di nuovi, anche perché non paga i premi pattuiti. Non ha abbastanza soldi per remunerare milioni di feriti e le famiglie delle vittime.
Quando la Germania nel 1941 affondò nelle linee sovietiche come il burro, Stalin non si arrese. Non poteva farlo. Restò a Mosca ad organizzare la controffensiva. Putin è in condizioni peggiori di Stalin. Mai ammettesse la sconfitta cadrebbe nel ludibrio. Per questo ha deciso di spostare il conflitto in Europa. Non la guerra nucleare, ovviamente che gli andrebbe peggio di quella convenzionale. Punta tutto su quella cosiddetta ibrida, a cui nessuno, davvero, aveva pensato.
Sono mesi che sul campo non c’è più nessun autentico sviluppo. Sì, l’Ucraina ha riconquistato duecento, trecento chilometri quadrati e non importa assolutamente nulla. Putin punta tutto sui bombardamenti delle città, e insieme a mettere l’Europa nel mirino. Attentati, provocazioni, propaganda, tutto il campionario. Sfrontato com’è lo ha persino detto più volte e gli europei nemmeno se ne accorgono. Esplode una fabbrica di munizioni a Colleferro? I corrispondenti russi esultano e il ministro della Difesa Crosetto giura che è stato un incidente. Un sonnambulo, appunto.
Sonnambuli sono giusto costoro che credono davvero che Putin possa essere disposto a trattare, o che magari ce la si cavi inviando delle armi difensive a Zelensky che lancia missili in Siberia. Non siamo nemmeno in grado di renderci conto della situazione dei rifornimenti di cui gode la Russia. La petroliera Layla, sottoposta a sanzioni, avrebbe trasportato da sola 57mila tonnellate di diesel in due viaggi da Ulsan, Sud Corea, a Vladivostok. La Astoria, ha caricato quasi 11mila tonnellate prima di dirigersi anch’essa verso lo stesso porto. Navi russe, gasolio sud coreano, non di Pyongyang. Le restrizioni della Sud Corea nei confronti di Mosca riguardano le esportazioni di macchinari industriali, elettronica e veicoli. Possono quindi vendere il petrolio. Seul sostiene l’Ucraina con aiuti e assistenza e si mantiene con 112mila tonnellate di petrolio venduto a Mosca in sei mesi. Gli americani litigano con i sud coreani? Gli europei nemmeno se ne accorgono, stanno litigando con gli americani, con Trump, il bullo che minaccia la democrazia.
I sonnambuli sono lo stesso titolo di due libri di successo, quello recente dello storico Cristopher Clark su come le classi dirigenti europee non si resero conto di scivolare nella prima guerra mondiale, e il capolavoro di Hermann Broch sulla disgregazione dei valori nella società tedesca guglielmina. Sembrerebbe proprio che se ne stia per aggiungere un terzo.
Riccardo Bruno
Direttore politico de “La Voce Repubblicana”

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