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I SOCIALISTI E LA STORIA

L’operazione di “regime change” messa in atto dagli Stati Uniti in Italia fra il 1989 ed il 1992 sotto la regia del console americano a Milano, Peter Semler, fu rivelata dall’ambasciatore americano a Roma, Reginald Bartholomew in un’intervista da lui stesso richiesta e rilasciata, una settimana prima di morire, a Maurizio Molinari. L’intervista, all’allora corrispondente della Stampa di Torino, venne pubblicata il 29 agosto 2012 dal titolo evocativo “Così intervenni per spezzare il legame tra Usa e Mani pulite”. Fra le diverse cose affermò che “se fino a quel momento il predecessore Peter Secchia aveva consentito al Consolato di Milano di gestire un legame diretto col pool di Mani Pulite d’ora in avanti tutto ciò con me cessò”.

di Raffaele Romano | 11 Gennaio 2026

L’operazione di “regime change” messa in atto dagli Stati Uniti in Italia fra il 1989 ed il 1992 sotto la regia del console americano a Milano, Peter Semler, fu rivelata dall’ambasciatore americano a Roma, Reginald Bartholomew in un’intervista da lui stesso richiesta e rilasciata, una settimana prima di morire, a Maurizio Molinari. L’intervista, all’allora corrispondente della Stampa di Torino, venne pubblicata il 29 agosto 2012 dal titolo evocativo “Così intervenni per spezzare il legame tra Usa e Mani pulite”. Fra le diverse cose affermò che “se fino a quel momento il predecessore Peter Secchia aveva consentito al Consolato di Milano di gestire un legame diretto col pool di Mani Pulite d’ora in avanti tutto ciò con me cessò”. Bartholomew fu nominato ambasciatore dal Presidente Bill Clinton il 16 settembre del 1993 e il successivo 14 ottobre presentò le credenziali ad Oscar Luigi Scalfaro. Ad accompagnare e, soprattutto, a gestire sul campo il console di Milano fu inviato Richard F. “Dick” Stolz Jr., richiamato dal pensionamento nel 1987 per guidare le operazioni di spionaggio della CIA e ripulirne l’immagine dopo lo scandalo Iran-contra. La sua professionalità emergeva, soprattutto, per mettere in atto dei “regime change”, rovesciamenti di regime. A conferma di ciò intervenne, alcuni anni dopo, l’agente Robert Rackmales che, in un’intervista a Charles Stuart Kennedy per la rivista “The Association for Diplomatic Studies and Training Foreign Affairs Oral History Project” dell’11 maggio del 1995 rivelò alcuni particolari sugli anni passati in Italia affermando che: “……. ricordo che tutti i principali ufficiali che erano scesi per una conferenza dei a Roma, ci hanno convocati tutti in una stanza di sicurezza, e il capo della stazione (la stazione è la filiale della CIA a Roma) ha detto: “Certo che non vogliamo che questo venga passato a nessuno, ma voi ragazzi dovreste sapere che Aldo Moro è coinvolto in……..” e ha descritto un episodio di corruzione, o apparente corruzione. Ma ha dimostrato che eravamo preparati ad usare accuse di corruzione contro persone che pensavamo stessero mettendo a repentaglio aspetti della nostra politica, anche se erano il Primo Ministro e un membro di un partito che altrimenti sostenevamo” ed inoltre tenne a sottolineare che in Italia “il mio contatto più informato fu Antonio Tatò, l’addetto stampa del partito, che fungeva anche da assistente personale di Enrico Berlinguer, il massimo leader comunista, l’ufficio di Tatò era proprio dall’altra parte di quello di Berlinguer.” Due alti rappresentanti di due grandi poteri americani, la CIA e il Dipartimento di Stato, ammisero quindi attraverso l’ambasciatore Bartholomew e l’agente Rackmales alcune verità storiche da loro gestite:

1° lo stretto e diretto rapporto fra il Consolato USA di Milano e la Procura di Milano;

2° la partecipazione all’operazione “tangentopoli” dell’agente CIA, Stolz, specialista nel realizzare rovesciamenti di regimi;

3° che l’agente CIA Rackmales confessò, in un’intervista del 1995, che i rapporti col Pci li teneva col famoso braccio destro di Berlinguer: Tonino Tatò;

4° che nel caso dovessero eliminare politici loro alleati avrebbero fatto scoppiare l’arma della “corruzione” servendosene anche contro Premier e partiti che avevano sempre sostenuto.

Qualche lettore che non conosce i pochi testi di Storia contemporanea come i miei che, documenti alla mano, hanno poi dimostrato ciò che i Bartholomew e Rackmales ammisero rimarrà meravigliato, se non proprio esterrefatto. Anche perché gli hanno sempre tenuta nascosta una verità storica e geopolitica ovvero che gli Stati Uniti non sono quel blocco compatto e monolitico che viene narrato dai nostri media, bensì hanno diverse correnti di pensiero e di applicazione del proprio potere. A tal proposito vale la pena riportare una risposta che Giulio Andreotti diede ad un giornalista che gli chiese cosa fossero gli Stati Uniti: “La CIA è una cosa, il Dipartimento di Stato un’altra, la DIA un’altra ancora e la Casa Bianca sta per proprio conto!”.

Orbene, di fronte alle dimostrate ingerenze esterne, sia gli eredi di Dc, Psi e Pci che tutti i media, gli

storici e il populismo ormai imperante insistono nella “favola della rivoluzione interna all’Italia”.

In un Paese vero a fronte di queste ultratrentennali rivelazioni avrebbe messo in atto una strategia volta a

ristabilire la verità storica e a cercare di riparare ai mali causati, invece niente silenzio assoluto. Anzi si è prestato per favorire la “favola narrata” ovvero che i partiti della prima Repubblica, impersonati in Andreotti e Craxi, fossero l’emblema dei due mali che affliggevano l’Italia: la mafia e la corruzione. Nella narrazione, spacciata per storia, si sono distinti i sedicenti politici della seconda repubblica grandi beneficiari del potere ricevuto in dote, gli storici e i media. Quelli che avrebbero dovuto maggiormente intervenire dovevano essere i decapitati dalla scena politica cioè i democristiani e socialisti. I primi si divisero in alcuni gruppi: un primo gruppo, denominato sinistra Dc, fu tra quelli che appoggiarono totalmente il regime change e misero in atto, coi loro dirimpettai Pci, la spartizione delle spoglie tutt’ora in atto. Un secondo gruppo scelse il nuovo campo berlusconiano fondando un partito anch’essi puri come se nei 40 anni precedenti fossero vissuti in Svizzera o chissà dove. Il terzo gruppo fu quello messo sotto processo dalle procure di tutta Italia e condannati nelle pubbliche trasmissioni Tv impropriamente e falsamente chiamate “talk show” in cui venivano bruciati nelle pubbliche piazze.

I secondi ovvero i socialisti furono forse peggiori. Infatti, si sfaldarono fra il 1992 e il 1994 mettendo in atto alcuni atteggiamenti che, negli anni, si tramutarono in posizioni ufficiali. Il primo gruppo, su cui reggeva la colonna del quadro dirigente del Psi sul territorio nazionale, fu attaccato da quasi tutte le procure della repubblica per cui fu immobilizzato. Un secondo gruppo, affetto dalla sindrome di Stoccolma, si buttò nelle mani degli eredi del Pci elemosinando alcuni posti nella nascente seconda repubblica. Un terzo gruppo scelse supinamente la via della diffusione della narrazione facendola propria, narrazione che vedeva e vede tutt’ora l’Italia sollevata contro i mali e i vizi della prima repubblica: mafia e corruzione. Un quadro ancor più sconcertante è stato quello che alcuni vecchi e molti nuovi socialisti hanno fatto e continuano a fare col “tentativo affettivo” col quale da 30 anni in qua si adoperano sul piano delle “CELEBRAZIONI” attingendo a piene mani agli effetti

Commemorativi, Evocativi, Suggestivi, Emotivo, Rievocativo, Celebrativi, Glorificativi, Ricorrenti, Affascinanti, Emozionanti, Coinvolgenti, Magici, Onorifici, Solenni, Seducenti e Allettanti sperando in tal modo di rivalutarne il ruolo ed il peso. Così facendo soddisfano solo il proprio “IO” rimasto politicamente orfano mentre solo la “vera ricerca storiografica e la sua diffusione” potrebbero farlo risorgere ed imporre.

La cosa più buffa se non fosse tragica è che nelle citate commemorazionipersonaggi di grande caratura, prendo ad esempio Giacomo Matteotti ma se ne potrebbero aggiungere tanti altri, vengono enfatizzate e dirette da coloro che lo “uccisero” politicamente come Gramsci e l’allora Pdci dove arrivarono a marchiarlo come “pellegrino del nulla”.

In queste cerimonie è difficile distinguere il confine fra codardia e sindrome di Stoccolma.

Raffaele Romano

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Raffaele Romano

Raffaele Romano è laureato ed è iscritto all’Albo dei Giornalisti del Lazio.
Ha fatto studi storici e filosofici.
Da giornalista si occupa di Storia Contemporanea quindi, per inerzia, si deve occupare di geopolitica e di economia e finanza avvalendosi di 15 anni di esperienze in banca.
Non disdegna, ogni tanto, di scrivere articoli sul “Cinema ed il Teatro”.
Ovviamente tifa per il Napoli da sempre.
Ha collaborato con molte testate a partire dal glorioso “Avanti” dove ha imparato il mestiere.
Attualmente collabora con alcune testate on line e, dal 2016, svolge l’attività di volontario per il Messico della Onlus N.P.H. USA (Nuestros Pequenos Hermanos).
Più altre cose.
L’autunno scorso ha pubblicato “Andreotti, Craxi e Moro visti dalla CIA” con documentazione desecretata presso la Centrale di Intelligence statunitense e dal Dipartimento di Stato.
A fine settembre uscirà il sequel che si occupa del movimento sindacale italiano dagli anni ’30 agli ’80 del XX secolo.

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