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I riders di Glovo e il futuro dei nostri giovani

“Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente…”, cantava il grande Franco Battiato conquistando vecchi, giovani e bambini. Oggi il panorama è assai diverso. Partiamo dall’inchiesta avviata dalla procura di Milano sui ‘poveri’ riders sfruttati dal colosso spagnolo Glovo. La stragrande maggioranza di chi sfreccia per le strade per recapitare subito qualcosa a chi se ne sta stravaccato sul divano riceve una paga da fame: “Ci danno due euro e mezzo a consegna entro i 3 chilometri”, spiega uno di loro.

di Nico Perrone | 15 Febbraio 2026

 “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente…”, cantava il grande Franco Battiato conquistando vecchi, giovani e bambini. Oggi il panorama è assai diverso. Partiamo dall’inchiesta avviata dalla procura di Milano sui ‘poveri’ riders sfruttati dal colosso spagnolo Glovo. La stragrande maggioranza di chi sfreccia per le strade per recapitare subito qualcosa a chi se ne sta stravaccato sul divano riceve una paga da fame: “Ci danno due euro e mezzo a consegna entro i 3 chilometri”, spiega uno di loro.

Per quanto ci riguarda sono pochi, pochissimi gli italiani che accettano questo tipo di lavoro. Gli altri, certamente di categorie deboli, se la devono vedere con tutti gli altri mali del mondo. Bande di teppisti che magari gli rubano il mezzo che a fatica il rider ha acquistato; il delinquente che sapendo che questi comunque girano con del contante in tasca li aggrediscono e rapinano. Ora i giudici cercheranno di trovare i motivi di questo sfruttamento a cielo aperto, magari riusciranno a fatica a introdurre un qualche miglioramento delle condizioni di lavoro e di vita di queste persone. Speriamo. Non sarà facile.

I moderni imprenditori, infatti, da tempo hanno cassato dal loro status la “im”, trasformandosi in meri “prenditori”. Acchiappano di tutto e di più, sempre si lamentano se qualcuno parla di tasse più alte, pronti, prontissimi ad appoggiare chi promette il ‘paradiso’ fiscale in ogni forma e luogo, adesso. I riders, soprattutto giovani, rappresentano il dramma che vivono i nostri figli. Ragazze e ragazzi che non guardano più al futuro, oggetto ormai misterioso, ma a un quotidiano sempre più preda di incertezza e smarrimento. Altro che centro di gravità permanente, qui di permanente ormai c’è solo la precarietà.

Ricordo da giovane quando il futuro, seppur problematico, ci appariva comunque foriero di occasioni, di apprezzabili promesse di miglioramento. C’è la narrazione dei potenti che insiste su questo tipo di visione. Molti ci hanno creduto, ci credono, ma sono altrettanti molti quelli che cominciano a dubitare. Non per partito preso o perché preda di qualche ideologia. Ma perché vivono tutte le contraddizioni del quotidiano direttamente sulla loro pelle. La precarietà non è più una sorta di gavetta che prima o poi finisce e ti sistemi in qualche modo. No, è diventata una condizione strutturale che ormai condiziona ogni momento della vita dei giovani. Non una precarietà, più precarietà che si sommano e che alla fine piegano e annientano qualsiasi volontà. E ci si salva magari mettendo su la maschera di chi comunque ce la fa… Che la sfanga. Ma è apparenza e questi giovani ogni volta si trovano a dover di nuovo negoziare con se stessi i propri obiettivi, le loro scelte, il loro futuro.

Un tempo si fuggiva altrove, si cercava una miglior vita lontano da casa. Oggi le immagini di precarietà ci arrivano da ogni parte del mondo, anche della parte ricca del pianeta. E allora cresce ancor di più l’angoscia. E Musk vuol fuggire su Marte. Fa rabbia pensare che un pugno di stramiliardari se ne fregano di tutto e tutti. Pensano solo a se stessi, senza vergogna e senza limiti. Uno pensa che raggiunti simili traguardi di ricchezza e di potere uno poi, magari, metta qualcosa a disposizione degli altri, aggiusti e ripari… Pura illusione. Il messaggio che arriva da questi ‘lor signori’ è che non gli basta mai, che vogliono ancor più soldi e potere, che vogliono comandare tutto e tutti, che vogliono evadere quanto più possibile e, come insegna la vicenda Epstein, avere anche qualche posto appartato per fare quello che vogliono delle donne (anche minorenni) cadute nella loro rete. La battaglia sarà lunga, dura, ma qualsiasi forza politica che vorrà cambiare registro, costruire un mondo più dignitoso e vivibile per tutti dovrà imporre un limite a questo strapotere.  

Nico Perrone

Pubblicato in : Editoriale

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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