Non fosse intervenuto quel sant’uomo di Sandro Pertini nel 1978, a ridare fiducia all’Italia e agli italiani, chissà dove saremo arrivati adesso.
Quando le BR irruppero sulla scena politica, dopo la disastrosa strage di innocenti della Banca dell’agricoltura il 12 dicembre 1969, attribuita ai fascisti, il tessuto sociale italiano era già molto deteriorato. Dalle contestazioni marcusiane, alla fantasia al potere, agli scioperi selvaggi, ai gruppi extraparlamentari, alla montante supremazia militare dell’Unione Sovietica e ci aggiungo di persona, a una proposta di compromesso storico – alla luce del sole nel completo spirito del trattato di Yalta – che l’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer formulò alla DC di Aldo Moro, tutto portava a pensare che il Paese sarebbe tracollato in un sistema di stampo “repubblica popolare”.
Invece non fu così e misurando le teorie Marxiane con quelle Proudhoniane, i Pershing/2 con gli SS/20, con intermezzo Sigonella, per non essere troppo “americani” l’Italia intraprese la via del recupero di fiducia e del riscatto.
Questo non servì perché alcuni anni dopo “tangentopoli” la ripiombò nella crisi sociale più profonda.
Nessuno ha mai studiato il fenomeno e pochi probabilmente avranno il coraggio di farlo. Basta vedere il trattamento riservato a Giampaolo Pansa per le “timide” notizie sugli anni del dopoguerra. Un nostro concittadino l’on. Galante, dopo essere stato oggetto di violenza ed aver scritto libri denuncia, convive tranquillamente all’interno di uno dei partiti di riferimento di queste persone: probabilmente avrà fatto “autocritica”.
Oggi si sta completando una (ragna)tela, che io spero sia invece come quella di Penelope, intessuta con tutte le anime della cultura veteromarxista. Ne sono la riprova i continui “recuperi sociali” di vecchi militanti incriminati; condannati; indultati; amnistiati; graziati; premiati; ecc…, di quella stagione che tanti lutti ha comportato all’ignara Italia che lavorava e sacrificava per il benessere comune.
L’ultima notizia su Susanna Ronconi, “ex brigatista” che tra le tante cose partecipò, nel 1974, all’assassinio di due persone – Il pensionato Mazzola e il rappresentante di commercio Giralucci, presso la sede Padovana dell’allora MSI, fa venire addirittura il voltastomaco: il ministro Ferrero – uomo di scienza certo – ha affermato che ha i titoli scientifici per ricoprire un incarico nel settore della lotta alla droga (una volta li consideravamo stupefacenti!). Li aveva anche Menghele! Ho capito, non basta il perdono, anche se a posteriori c’è stata la dissociazione, ma serve anche il premio: Alla Ronconi come a tanti altri, sparsi nei vari comuni e regioni d’Italia, imboscati negli Enti pubblici, o addirittura membri nel Parlamento della Repubblica, o portaborse di Ministri e deputati. In questo, la protesta con sciopero della fame di Lorenzo Conti , figlio del Sindaco repubblicano di Firenze assassinato nel 1986, molto dopo gli “anni di piombo”, ha evidenziato come la Regione Toscana e i suoi EE.LL siano in prima fila nell’offrire importanti posti di lavoro a ex eversori mai pentiti – però dissociati (!), macchiatisi di infamanti delitti.
Quello che sfiora il ridicolo è che questi si “intrufolano” in associazioni dall’altisonante nome “nessuno tocchi caino”; “gruppo Abele” ecc. quasi che fossero stati degli agnellini. Se in qualche modo hanno pagato il loro debito con la giustizia, e giusto non penalizzarli. Ma ancor meno giusto è premiarli!
Scrivo queste amare considerazioni per essere stato a più riprese, una delle vittime dei gruppi eversivi e non solo. Non posso dimenticare che per un inesistente fatto attribuitomi, con altri dodici malcapitati , non per ruberie o per tangenti, ma relativo al fallimento dell’Azienda Provinciale dei trasporti di Padova, che non riguardava certo noi, sono stato vessato per ben dodici anni, prima che la Giustizia facesse il proprio corso. Dodici anni di umiliazioni continue dalle quali era inutile difendersi, tanta era la violenza con cui erano state portate.
Mi picco di essere stato un buon e competente dirigente, che ha fatto crescere costantemente l’azienda di cui era direttore, tanto da portarla ai vertici di produttività nazionali. Ho abbandonato nel 1999, per lo stomachevole disagio con cui affrontavo i ragionamenti dei ”parvenues” della “seconda Repubblica”, dopo aver largamente maturato il massimo dell’anzianità contributiva, e con un’esperienza professionale che poteva dare ancora molto all’ambiente lavorativo. Nessuno è venuto ad offrirmi qualcosa. Con ogni probabilità sono – o ero – meno utile dei brigatisti che oggi vedo premiati. Un dubbio mi assale: avevano forse ragione loro?
Giampaolo Mercanzin
(L’autore di questo articolo è una delle innumerevoli vittime del terrorismo degli “anni di piombo”. Vive a Padova ed è membro della Direzione del Polo laico e liberalsocialista).

Caro compagno(chè il mio stesso pane ideale mangiasti e mangi)Paolo,
è come tu dici.Condivido quanto scrivi.
Però preferisco,si fà per dire, il dissociato al pentito.
Il pentimento appartiene ad una categoria morale,etica o religiosa troppo alta per essere applicata alla criminalità o al terrorismo.
Applicato all’una o all’altro ,diviene semplicemente espressione di deteriore clericocomunismo,da tempo imperante.
Potrebbe convenire inventarsi il mestiere di pentito.Delinquere quel tanto che basta per potersi pentire ed accedere a superprotezioni,premi miliardari,ricchissimi stipendi.Sogni proibiti per l’onesto,comune cittadino.
Meno peggio la dissociazione.Implica semplicemente la presa di distanza dalle proprie idee,riconosciute finalmente sbagliate.Non implica il tradimento e la delazione dei propri compagni(chè di altro pane ideale si nutrirono,diverso,avverso ed ostile al nostro).
C’è da chiedersi perchè non si pentano o dissocino mai prima della cattura.Solo dopo,talvolta immediatamente dopo, o contemporaneamente ad essa.
Io sono stato molto più fortunato di te.
Me la cavai con pochi spintoni,qualche minaccia,molte offese,tanti insulti,parecchi fischi,qualche pernacchia.
Mi permettevo,infatti di essere socialista e riformista.Non ero gradito,quindi,ai bravi figli della buona borghesia che volevano giocare alla rivoluzione.
Oggi molti di essi sono approdati alla democrazia.Era ora! Siano i benvenuti.Non intendo restituire loro nulla,nemmeno una pernacchia.
Anzi,intendo battermi per difendere i loro sacrosanti diritti.
Diritti,non previlegi.Hai ragione,caro Paolo.
Tu sei coerente,quindi ,sono certo vorrai comprendermi.
I previlegi di cui costoro,invece,godono derivano talvolta dalla loro estrazione sociale e dalle lobbies di potere in cui sono inseriti essi stessi o le loro famiglie.Talaltra,ahimè, ancora dalla subcultura clericocomunista,di cui sopra.
Che la cosidetta seconda repubblichetta sia peggiore,molto peggiore della cosidetta Prima Repubblica,è un dato di fatto oggettivo.
Basterebbe comparare, non solo i metodi,ma ancor più, i personaggi politici,di ieri a quelli odierni.
Fraternamente
Gabriele Ariola
Gli interrogativi che ci pone il Compagno Mercanzin, un Socialista e basta, puro e duro dunque liberale, devono trovare una risposta nell’impegno per una società veramente liberale.
Quella nata dalla seconda Repubblica non so classificarla.