
Meloni ha parlato in Tv, mostrando una faccia preoccupata, ma non ha detto una sola parola di critica contro la guerra preventiva decisa unilateralmente da Trump e da Netanyahu contro l’Iran.
Crosetto continua a raccontare più versioni del suo viaggio a Dubai e si contraddice.
Tuttavia, mentre la guerra si allarga a macchia d’olio è inutile perdere troppo tempo con questi nostri politicanti al governo, la cui irrilevanza è ormai conclamata al pari della sudditanza al presidente americano.
L’unico elemento rimarchevole in Italia è l’unità delle forze di opposizione.
Elly Schlein (Pd) e il Giuseppe Conte (M5S) e Nicola Fratoianni (AVS) dicono che l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran è una escalation pericolosa e fuori dal diritto internazionale e affermano che non si può risolvere la questione del nucleare o della sicurezza con operazioni unilaterali militari.
Le opposizioni denunciano che una guerra estesa nella regione avrebbe conseguenze gravissime per i civili, l’equilibrio geopolitico e l’economia globale, e chiedono che il governo prenda le distanze da azioni belliche unilaterali, si impegni con l’Unione Europea e l’ONU per fermare l’escalation, evitando di inserire l’Italia in logiche di guerra o di competizione tra superpotenze.
L’attuale scenario internazionale conferma che l’Unione Europea si trova in un vicolo cieco diplomatico, stretta tra la pressione dell’amministrazione Trump e la necessità di evitare un coinvolgimento diretto in un conflitto globale che ormai tocca contemporaneamente Medio Oriente e persino Corno d’Africa.
Per ora solo il “Fronte Spagnolo” ha dimostrato autonomia e si è pronunciato contro l’unilateralismo americano.
Il governo di Pedro Sánchez ha tracciato una linea di faglia profonda all’interno della NATO e dell’UE. Negando l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni americane contro l’Iran (denominate Epic Fury), la Spagna ha inviato un segnale di rottura senza precedenti.
Questa mossa mette politicamente con le spalle al muro i governi, come quello italiano, che invece non si pronunciano e quindi nei fatti mantengono la disponibilità delle basi.
La “maggioranza Ursula” è sotto uno stress estremo.
La Commissione Europea si mostra incapace di frenare l’asse Trump-Netanyahu.
I Socialisti (S&D) sono di fronte ad un bivio.
Molti all’interno del campo progressista europeo chiedono di ritirare il sostegno a una Commissione che non condanna con fermezza le operazioni unilaterali.
È una posizione diversa da quella dei Popolari (PPE) e del blocco conservatore, guidato dal tedesco Friedrich Merz, che tende a mantenere un atlantismo rigido, temendo una rottura con Washington.
In questo contesto, per tornare anche alle nostre vicende nazionali, il “No” al referendum sulla giustizia assume una valenza che supera i confini. La maggioranza di governo subirebbe un colpo e per l’opposizione si aprirebbe la possibilità di passare all’attacco e chiedere con più forza e fermezza una posizione simile a quella spagnola. Un esito positivo per il No dimostrerebbe che in Italia esiste un’opinione pubblica che non si lascia incantare da Meloni e che non accetta la sua subordinazione a una visione del mondo basata sulla forza bruta e sulla distruzione permanente.
È un periodo cruciale per un’identità chiara della sinistra , in Italia è in Europa, sui temi della pace e della guerra.
Infatti, insieme alla battaglia per vincere il referendum è necessario anche che PD e Socialisti europei trovino il coraggio di rompere con la linea “bellicista” a Bruxelles,
Sulla posizione di Sanchez si può costruire una credibile alternativa al militarismo e al bellicismo della destra conservatrice e neofascista e incidere sulla traiettoria di una guerra che si avvicina sempre più ai nostri confini mediterranei.
È il tempo di scelte nette e coerenti.
Per capirlo basta guardare le dichiarazioni e i comportamenti dello psicolabile presidente Trump: la sua gioia per il fatto che sta “massacrando” l’Iran, la sua illusione, tipica dei dittatori, di fare una guerra lampo che, contraddittoriamente, poi dice “durerà a lungo”, l’arroganza di decidere per tutti sulle sorti del mondo, di fare guerre dovunque.
Lascio a voi immaginare le analogie con altri personaggi che nella storia hanno rappresentato il male assoluto.
Enrico Rossi

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