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I pericoli della guerra li vede solo l’Opposizione…

Meloni ha parlato in Tv, mostrando una faccia preoccupata, ma non ha detto una sola parola di critica contro la guerra preventiva decisa unilateralmente da Trump e da Netanyahu contro l’Iran. Crosetto continua a raccontare più versioni del suo viaggio a Dubai e si contraddice. Tuttavia, mentre la guerra si allarga a macchia d’olio è inutile perdere troppo tempo con questi nostri politicanti al governo, la cui irrilevanza è ormai conclamata al pari della sudditanza al presidente americano. L’unico elemento rimarchevole in Italia è l’unità delle forze di opposizione. Elly Schlein (Pd) e il Giuseppe Conte (M5S) e Nicola Fratoianni (AVS) dicono che l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran è una escalation pericolosa e fuori dal diritto internazionale e affermano che non si può risolvere la questione del nucleare o della sicurezza con operazioni unilaterali militari.

di Enrico Rossi | 3 Marzo 2026

Meloni ha parlato in Tv, mostrando una faccia preoccupata, ma non ha detto una sola parola di critica contro la guerra preventiva decisa unilateralmente da Trump e da Netanyahu contro l’Iran.

Crosetto continua a raccontare più versioni del suo viaggio a Dubai e si contraddice.

Tuttavia, mentre la guerra si allarga a macchia d’olio è inutile perdere troppo tempo con questi nostri politicanti al governo, la cui irrilevanza è ormai conclamata al pari della sudditanza al presidente americano.

L’unico elemento rimarchevole in Italia è l’unità delle forze di opposizione.

Elly Schlein (Pd) e il Giuseppe Conte (M5S) e Nicola Fratoianni (AVS) dicono che l’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran è una escalation pericolosa e fuori dal diritto internazionale e affermano che non si può risolvere la questione del nucleare o della sicurezza con operazioni unilaterali militari.

Le opposizioni denunciano che una guerra estesa nella regione avrebbe conseguenze gravissime per i civili, l’equilibrio geopolitico e l’economia globale, e chiedono che il governo prenda le distanze da azioni belliche unilaterali, si impegni con l’Unione Europea e l’ONU per fermare l’escalation, evitando di inserire l’Italia in logiche di guerra o di competizione tra superpotenze.

L’attuale scenario internazionale conferma che l’Unione Europea si trova in un vicolo cieco diplomatico, stretta tra la pressione dell’amministrazione Trump e la necessità di evitare un coinvolgimento diretto in un conflitto globale che ormai tocca contemporaneamente Medio Oriente e persino Corno d’Africa.

Per ora solo il “Fronte Spagnolo” ha dimostrato autonomia e si è pronunciato contro l’unilateralismo americano.

Il governo di Pedro Sánchez ha tracciato una linea di faglia profonda all’interno della NATO e dell’UE. Negando l’uso delle basi di Rota e Morón per le operazioni americane contro l’Iran (denominate Epic Fury), la Spagna ha inviato un segnale di rottura senza precedenti.

Questa mossa mette politicamente con le spalle al muro i governi, come quello italiano, che invece non si pronunciano e quindi nei fatti mantengono la disponibilità delle basi.

La “maggioranza Ursula” è sotto uno stress estremo.

La Commissione Europea si mostra incapace di frenare l’asse Trump-Netanyahu.

I Socialisti (S&D) sono di fronte ad un bivio.

Molti all’interno del campo progressista europeo chiedono di ritirare il sostegno a una Commissione che non condanna con fermezza le operazioni unilaterali.

È una posizione diversa da quella dei Popolari (PPE) e del blocco conservatore, guidato dal tedesco Friedrich Merz, che tende a mantenere un atlantismo rigido, temendo una rottura con Washington.

In questo contesto, per tornare anche alle nostre vicende nazionali, il “No” al referendum sulla giustizia assume una valenza che supera i confini. La maggioranza di governo subirebbe un colpo e per l’opposizione si aprirebbe la possibilità di passare all’attacco e chiedere con più forza e fermezza una posizione simile a quella spagnola. Un esito positivo per il No dimostrerebbe che in Italia esiste un’opinione pubblica che non si lascia incantare da Meloni e che non accetta la sua subordinazione a una visione del mondo basata sulla forza bruta e sulla distruzione permanente.

È un periodo cruciale per un’identità chiara della sinistra , in Italia è in Europa, sui temi della pace e della guerra.

Infatti, insieme alla battaglia per vincere il referendum è necessario anche che PD e Socialisti europei trovino il coraggio di rompere con la linea “bellicista” a Bruxelles,

Sulla posizione di Sanchez si può costruire una credibile alternativa al militarismo e al bellicismo della destra conservatrice e neofascista e incidere sulla traiettoria di una guerra che si avvicina sempre più ai nostri confini mediterranei.

È il tempo di scelte nette e coerenti.

Per capirlo basta guardare le dichiarazioni e i comportamenti dello psicolabile presidente Trump: la sua gioia per il fatto che sta “massacrando” l’Iran, la sua illusione, tipica dei dittatori, di fare una guerra lampo che, contraddittoriamente, poi dice “durerà a lungo”, l’arroganza di decidere per tutti sulle sorti del mondo, di fare guerre dovunque.

Lascio a voi immaginare le analogie con altri personaggi che nella storia hanno rappresentato il male assoluto.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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