Le elezioni primarie per designare il candidato a sindaco di Firenze indette dal PD procedono “in immersione” e stanno portando alla ribalta aspetti paradossali per il combinato disposto di norme necessariamente affrettate e di una pervicace presenza di pratiche burocratiche e centralistiche nel partito.
Ci sono quattro candidature annunciate da tempo: gli assessori Graziano Cioni e Daniela Lastri, il giovane presidente della Provincia, Matteo Renzi, e l’uomo su cui punta Walter Veltroni, cioè l’on. Lapo Pistelli. Questi ultimi due, entrambi di matrice DC e Margherita, sono i favoriti (e già questo è sorprendente in una città nella quale prima il PCI, poi il PDS-DS ha sempre avuto la maggioranza dei voti).
Ebbene, per esporre i loro progetti e la loro idea di città, i quattro devono ricorrere a tutta una serie di sotterfugi perché le “norme” sulle primarie che il partito si è dato a livello locale, impediscono di farlo prima che le candidature divengano ufficiali, cioè siano depositate con le relative firme. Così, se Graziano Cioni rilascia interviste “in quanto assessore” e Matteo Renzi “in quanto Presidente della Provincia”, quasi tutti tengono riunioni non aperte a tutti ma “a invito”. Matteo Renzi è nell’occhio del ciclone per aver annunciato la partenza alla grande della sua campagna (la definizione è di Pensalibero, perché lui, in base alle norme non può definirla tale) con una serie di incontri in cinque teatri della città.
E, appunto, teatro dell’assurdo è la definizione più appropriata.
E’ da riconoscere che la novità delle primarie ne è la causa principale, tanto che i dirigenti locali e regionali del PD si sono già posti il problema di “affinare” il per ora macchinoso procedimento. Ma non si tratta solo di questo. Le primarie con quattro candidati, fuori di ogni possibilità di controllo0 da parte dell’apparato, non sono ben digerite da tutti. E qualcuno spera, dietro il paravento delle procedure e dei cavilli nell’intervento di un deus ex machina che mandi all’aria le primarie, convincendo Vannino Chiti a candidarsi.
Insomma, la confusione è tanta sotto il cielo. Ma sempre meglio di quanto avviene sul fronte del centro-destra. Li il candidato, al solito, sarà imposto all’ultimo momento. Rigorosamente dall’alto, si tratti di qualcuno che sta a Roma o a Firenze
I PARADOSSI DELLE PRIMARIE FIORENTINE
Per esporre i loro progetti e la loro idea di città, i quattro concorrenti alle primarie del PD per la candidatura a Sindaco devono ricorrere a tutta una serie di sotterfugi perché le “norme” impediscono di farlo prima che le candidature divengano ufficiali. Nel centro-destra, invece, il candidato sarà calato rigorosamente dall’alto.

“Insomma, la confusione è tanta sotto il cielo. Ma sempre meglio di quanto avviene sul fronte del centro-destra. Li il candidato, al solito, sarà imposto all’ultimo momento. Rigorosamente dall’alto, si tratti di qualcuno che sta a Roma o a Firenze” : è questo il vero problema . Se lorsignori ,mi consentano, non si renderanno conto che è proprio questa imposizione aperta ( e non strisciante come nel caso per Vannino Chiti )che non entusiasma ,difficilmente riusciranno a ribaltare le posizioni .Anche perchè il decisionismo dall’alto è sicuramente efficace , ma scarsamente efficiente ,dato che non troppo si preoccupa della qualità . Il guaio è che nel mezzo ci siamo sempre noi ….