Sulla Rai PD e PDL sono come i ladri di Pisa che di giorno litigano e di notte vanno insieme a rubare. Così in quella che formalmente è l’emettente pubblica i due partiti maggiori litigano su tutto, come nel caso della Commissione parlamentare di vigilanza, ma continuano a spartirsi non solo l’informazione ma tutti gli spazi di potere che l’azienda offre. E quando questi non bastano, in perfetto accordo, creano nuove occasioni per affari e clienti. E’ quello che sta succedendo in queste ultime settimane con il varo di una nuova fascia di informazione mattutina, Buongiorno Regione tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 8.00, messa in onda dalle sedi regionali a partire dal prossimo 20 gennaio (Milano, Torino, Roma e Napoli, come centri di produzione, sono già partite). Grazie a questo progetto, costo a regime 40 milioni di euro, si stanno assumendo oltre 200 persone fra giornalisti, tecnici e impiegati. Nel silenzio più generale, per i giornalisti si procede ad una selezione clandestina, nessun bando, nessuna comunicazione ufficiale, solo un passaparola interno, con requisiti di accesso quasi impossibili (non più di 30 anni, laurea con 110, iscrizione all’albo come professionisti) e, ad esempio, ci si dimentica del tutto dei professionisti disoccupati. Per i tecnici e gli impiegati nessuno invece conosce i criteri di selezione e di assunzione. Recentemente la direzione aziendale ha lanciato un grido d’allarme per quanto riguarda la pubblicità del 2009. Secondo stime interne, molto accreditate, il prossimo anno ci sarà per la Rai una flessione negli introiti pubblicitari che potrebbe oscillare dai 20 ai 40 milioni di euro. La Direzione sta già ipotizzando tutta una serie di tagli, ad iniziare dalle sedi regionali. Mentre però ad un piano di Viale Mazzini ci si prepara a questo ridimensionamento, ad un altro piano si fa partire un progetto, quello della fascia informativa mattutina, che avrà il costo ricordato. Così nel 2009 il buco sarà doppio, una parte per la pubblicità che manca, un’altra per Buongiorno Regione. Tutto questo mentre la Rai offre enormi spazi di redistribuzione del personale in organico, male e poco utilizzato. Qualche numero:
1. la Rai, alla fine dell’esercizio 2007, aveva 9.928 dipendenti e un organico medio, compresi i rapporti a tempo determinato, di 11.600 persone; di queste oltre 1700 sono giornalisti divisi in 11 testate informative contro l’unica della Bbc e della Zdf e le due di France Television e della spagnola Rtve;
2. in Rai ci sono, rispetto alle testate, un numero esorbitante, attorno ai 140, di giornalisti con la qualifica di direttore e vice direttore; nei Tg nazionali i giornalisti in servizio sono molti di più di quelli dei concorrenti privati di pari importanza; le sedi presenti nelle Regioni hanno un numero di giornalisti che prescinde dall’ampiezza del territorio servito, per cui Lombardia e Piemonte hanno lo stesso numero di dipendenti della Basilicata o della Liguria; la percentuale di produzioni televisive date in appalto esterno è molto alta, nonostante i tanti dipendenti;
3. i direttori di testata vengono mantenuti in servizio con la stessa qualifica anche quando cessano dalle loro funzioni nonostante il licenziamento del direttore di un giornale, anche televisivo, essendo lo stesso equiparato a un dirigente, sia sottratto dall’ambito di applicabilità delle L. 604/66 e 300/70. Agli stessi, solo pro forma, vengono poi assegnati compiti del tutto marginali, moltiplicando per 3, 4 o 5 volte le funzioni di vicedirettore di una testata con il record del Gr dove i vicedirettori sono 9;
4. la Rai, nonostante l’alto numero di giornalisti dipendenti, ha recentemente provveduto a sottoscrivere con le organizzazioni sindacali un accordo per l’assunzione, da qui al 2011, di altri 50 giornalisti che negli anni scorsi avevano lavorato con l’azienda con contratti a tempo determinato, assegnati, visto che il lavoro era temporaneo, dietro una semplice chiamata del responsabile pro tempore della redazione ;
5. le sedi regionali, intese come edifici e con le sole eccezioni di Milano, Torino, Roma e Napoli, sono, nella maggior parte dei casi, delle cattedrali nel deserto del tutto sovradimensionate per spazi e dimensioni all’uso che ne viene fatto. Di conseguenza hanno un costo di esercizio abnorme e del tutto sproporzionato alle necessità dell’informazione regionale
Viene da chiedersi perché questo autentico scandalo passi del tutto sotto silenzio. L’accordo dei partiti maggiori non basta. Il quadro diventa più chiaro se si pensa che PD e PDL hanno chiamato a spartirsi la torta anche le organizzazioni sindacali interne che fanno il bello e cattivo tempo e da anni ormai cogestiscono l’azienda godendo di privilegi infiniti. Un esempio per tutti che riguarda i giornalisti. In Rai non è in vigore nessun accordo sul monte ore annuo per i permessi sindacali retribuiti e di conseguenza le assenze dal lavoro dei giornalisti sono concesse dietro semplice richiesta. L’azienda rimborsa poi le spese sostenute dai propri dipendenti per l’attività sindacale nella forma e nei modi previsti per l’attività lavorativa.
Raimondo Magnini

La Rai è il classico esempio di come dal 1947 fu concepita e realizzata la democrazia in Italia. Familismo, omertà, connivenza, delazione, e la strategia criminale di “spostare” i problemi per non risolverli, ad esempio accrescendoli e rinviandoli. Il tutto sotto il ricatto per utili imbecilli che senza l’informazione RAI la democrazia muore. M.S.
Ma non succederà nulla!