
Alla vigilia dell’apertura delle Olimpiadi invernali, Giorgia Meloni ha incontrato a Milano il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance.
Oltre due ore di colloquio, culminate in un pranzo alla prefettura.
Piena sintonia, ha tenuto a precisa la Presidente del Consiglio, tra sorrisi, dichiarazioni concilianti e richiami ai “valori comuni” che tengono insieme Europa e Stati Uniti.
Intanto, Donald Trump celebrava il Black History Month, il mese commemorativo dedicato alla storia, alla cultura e al contributo dato dagli afroamericani agli USA, rilanciando un video apertamente razzista che raffigurava Michelle Obama e Barack Obama come scimmie.
L’episodio non è un incidente, ma l’ennesima manifestazione di una pratica politica trumpiana fondata sull’insulto, sulla provocazione razziale e sull’odio.
L’attacco agli Obama riattiva in una parte dei banchi americani quella che viene definita “Obama derangement syndrome”, cioè l’ossessione patologica, l’incapacità, mai superata, di accettare l’ascesa del primo presidente afroamericano.
È il riflesso di un razzismo profondo, alimentato dalla percezione di una supremazia bianca in declino, dalla paura di perdere il ruolo di primo piano nella politica e nella società.
Chissà se Meloni si riferiva anche a questo quando ha parlato di “valori comuni” con Vance.
E chissà cosa penserà e dirà quando comincerà a vedere anche in italia persone di origine africana o orientale assurgere a incarichi pubblici importanti.
Soprattutto se Meloni dovrà subire la concorrenza del razzismo di Roberto Vannacci e del suo partito Futuro Nazionale; apertamente nazionalista, identitario, contro gli immigrati, nemico dei diritti civili, del multiculturalismo e delle politiche di inclusione.
Vedremo se l’adesione di Meloni al trumpismo e alla ideologia del neofascismo internazionale, che negli USA ha il suo punto di forza, diventerà ancora più cogente e conclamata.
Finché Vannacci resta ai margini, Meloni tace; se diventasse, come è probabile, un problema politico serio sarebbe costretta a scegliere tra rispettabilità di governo e contiguità ideologica con la destra più estrema.
Enrico Rossi

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