Le leggi religiose del mondo musulmano regolano la vita dei praticanti in modo molto più permeante di quanto non facciano gli insegnamenti della religione cattolica con i propri credenti.
E’ sempre costantemente aperto il dibattito sul velo (a volte burqa) indossato dalle donne musulmane.
Ho recentemente chiesto ad un musulmano praticante il significato, secondo lui, di questa condizione estetica. Mi ha spiegato che è la dimostrazione della fedeltà alla pratica religiosa ed io ho replicato riassumendo i principi base della sua religione, in cui non è riferita questa necessità.
Un musulmano deve necessariamente: riconoscere in Allah l’unico Dio e in Maometto il suo profeta; pregare almeno cinque volte al giorno rivolgendosi nella direzione della Mecca; recarsi almeno una volta nella vita alla Mecca; adempiere al digiuno prescritto del Ramadan.
Tuttavia, la maggior parte delle donne musulmane indossa un velo, non può scoprire il proprio corpo ad eccezione del viso e vive una condizione di subalternità rispetto ai propri uomini.
In questo senso la differenza tra Islam e Cristianesimo credo si radichi nel percorso storico delle due religioni.
La cristianità in Occidente, fin dagli albori della sua storia, si è sempre scontrata e confrontata con la presenza dei sistemi politici che regolavano l’ordine sociale dei paesi europei.
Dopo gli anni dello scontro tra potere spirituale della Chiesa e potere temporale dello Stato, ci sono stati gli anni degli scismi delle diverse confessioni religiose cristiane primo tra tutti quello dei Protestanti di Lutero, e, per ultimi, quelli della contrapposizione tra la sacralità inviolabile dei dogmi della Chiesa e le leggi inoppugnabili della scienza, ai tempi di Galileo Galilei.
La Chiesa cattolica aveva visto ridimensionare dal Medioevo al 1600, la propria ingerenza temporale nell’ordine socio-politico degli Stati e, dopo il 1600, iniziò a mediare, con l’obiettivo della conciliazione, tra l’inviolabilità del dogma e la rivoluzionarietà delle scoperte scientifiche che andavano affermandosi.
Anche nella Bibbia, come nel Corano, la femminilità è spesso repressa, svilita e resa subalterna all’universo maschile. Ma oggi la Chiesa riconosce che la Bibbia, testo sacro per i Cristiani, necessiti di un’interpretazione attraverso una contestualizzazione spazio-temporale, secondo le regole della disciplina dell’ ‘ermeneutica’.
Questo percorso di confronto-scontro tra potere temporale e potere spirituale, non è mai avvenuto veramente nel mondo musulmano, in cui la legge religiosa è stata, fino in epoca moderna, legge dello stato.
Il Corano non è mai passato attraverso un percorso di interpretazione contestualizzante, come è avvenuto per la Bibbia.
E le donne musulmane (non tutte) continuano ad indossare il velo, o il burqa in certi casi, convinte che sia una condizione imprescindibile della loro identità religiosa.
Rosita Bimbi

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