
(fonte Wikimedia Commons)
Sono giornate, quelle attuali, prive di veri spunti interessanti a livello di price action, in un contesto di difficile comprensione, considerate le molteplici incertezze che caratterizzano la scena. I mercati azionari sono ormai in correzione ribassista da inizio agosto, in ragione di dati macro che in Asia, l’area che ormai detiene il primato della produzione a livello globale, evidenziano un calo della domanda e necessitano quindi di interventi espansivi atti a rilanciare una economica in rallentamento. In Europa si vive una condizione analoga, ovvero di correzione della congiuntura, a livello di crescita, ma unita ad una inflazione che ancora preoccupa mentre in Asia i prezzi non rappresentano più un problema da tempo e si parla addirittura di rischio deflazione in alcune aree. Questo permetterà alla Cine per esempio, di ricominciare ad adottare politiche espansive, mentre nel vecchio continente e in parte anche negli Usa, anche se per ragioni differenti, si insisterà con manovre restrittive atte a raffreddare la crescita dell’inflazione. Gli Usa sono ancora un discorso a parte, nel senso che vivono ancora una fase di resilienza della congiuntura, unita ad una inflazione che è scesa maggiormente che in Europa, ma non sufficiente a garantire il pivot dei tassi da parte della Fed. Ciò rende i mercati instabili, con movimenti che possono sempre sorprendere. E il prossimo fine settimane rappresenta il momento chiave di questo ultimo periodo, con le dichiarazioni che Jerome Powell rilascerà a Jackson Hole, l’appuntamento possibilmente decisivo per l’andamento dei mercati nel prossimo mese e mezzo.
AZIONARIO.
Ieri i listini americani hanno chiuso in modo misto con Dow Jones ed S&P che hanno ceduto rispettivamente lo 0.51% e 0.25%, trascinati al ribasso dal settore bancario dopo che l’Agenzia S&P Global ratings ha declassato alcune banche americane. Il Nasdaq invece è salito dello 0.06% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali di Tesla e Apple che hanno chiuso positive dello 0.8%. Nvidia, il colosso dell’intelligenza artificiale e Amd hanno invece perso il 2.8% e il 2.4% alla vigilia del loro rapporto sugli utili trimestrali. E nella notte i mercati asiatici si sono mossi in modo contrastato, seguendo le orme di Wall Street, oltre al fatto che sono usciti dati macro, peggiori delle attese per le vendite al dettaglio in Nuova Zelanda, ancora in calo anche se in misura minore del dato precedente. Usciti anche i Pmi australiani, in linea con il consensus.
VALUTE E DATI.
Sul valutario trading range persistente per EurUsd e Cable, compresi entrambi rispettivamente tra 1.0830 e 1.0930 il primo e tra 1.2700 1.2780 il secondo, con EurGbp a ridosso di 0.8500 in persistente quanto lento declino. Oceaniche che tentano faticosamente un recupero dopo i test dei supporti dei giorni scorsi, ma restano tendenzialmente deboli data la congiuntura generale che si vive nel continente asiatico, con particolare riguardo alla Cina. UsdChn sembra correggere ma i livelli chiave sono posti a 7.2500. Al rialzo 7.3490 e 7.3790 sono i punti chiave da osservare. Rimane alto il UsdJpy anche se in leggero calo nella notte, in area 145.50, dopo i dati sul Pmi manifatturiero del paese del sol levante, salito a 49.7 ad agosto contro il 49.6 di luglio, ma sopra al consensus di 49.5. Oggi sono attesi i dati sui Pmi in Eurozona, in Uk, e negli Usa e rappresenteranno certamente il principale market mover di giornata. Le attese sono ancora per dati inferiori al fatidico livello di 50 , segno di una attività ancora in contrazione sia nei servizi che nel settore manifatturiero. Ma ricordiamoci che siamo ancora in periodo festivo in occidente e le price action risultano ancora incomplete per mancanza di liquidità e in parte anche interesse. Ma l’autunno non è lontano e i mercati sono pronti a vivere un nuovo aumento di volatilità e price action dinamiche nei vari mercati.
BRICS.
A Johannesburg intanto si stanno incontrando i leader di Brasile, Russsia, India, Cina e Sud Africa, i cosiddetti Brics, le maggiori eonomie in via di sviluppo al mondo. I Brics rappresentano il 40% della popolazione mondiale e il 25% del Pil. Molti paesi al di fuori di quelli citati hanno espresso volontà di unirsi al blocco e si parla di una futura moneta unica per poter operare a livello commerciale tra i paesi appartenenti al nuovo blocco. Le incognite sono tante, e siamo solo agli inizi di un percorso che non sappiamo come finirà, considerate anche le divergenze economiche, storiche, geopolitiche, culturali, sociali e di programma che questi paesi in fondo hanno, ma è certamente un primo passo che nessuno può permettersi di sottovalutare, specialmente il blocco occidentale e l’Europa, che vedono minare la propria egemonia economica, dopo aver demandato al di fuori dei confini, quasi tutta la produzione, negli ultimi 25 anni.
Saverio Berlinzani

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