
L’autore non si sottrae alla necessità di definire, con le dovute cautele, il ‘best seller’ – e lo fa distinguendo i periodi: tra il 1861 e il 1915 è tale il libro con tiratura di 10/15 mila copie in 7/10 anni; tra il 1915 e il 1946 si sale a 20 mila copie ma scende a 4/7 anni l’arco temporale; dal 1946 ai nostri giorni occorrono almeno 100 mila copie smaltite in tempi ristretti. Problematica è stata la ricerca sulle tirature, condizionata da segreti e gelosie, omissioni e inesattezze varie. Si può nondimeno affermare che Le avventure di Pinocchio (1883) di Collodi è il maggior successo editoriale di ogni tempo: nel 1926 aveva già superato i 2 milioni di copie quando il Cuore (1886) di De Amicis valicava il traguardo del primo milione. E mentre i classici – ovvero il nocciolo duro della nostra tradizionale letteraria, Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso, Alfieri, Foscolo, Manzoni e Leopardi – ingaggiavano (per lo più vincendola) la gara delle tirature con i maggiori successi editoriali del periodo, i best seller dei contemporanei non sfiguravano, generalmente, dal punto di vista culturale. Val la pena di citarne alcuni: Storia di una capinera (Verga, 1871), Il piacere (D’Annunzio, 1889), La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (Artusi, 1891), Le tigri di Mompracem (Salgari, 1900), Il giornalino di Gian Burrasca (Vamba, 1912), Storia di Cristo (Papini, 1921), Signorsì (Liala, 1931) – uno dei più letti dopo Pinocchio e Cuore – e Sorelle Materassi (Palazzeschi, 1934).

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