In questa oasi di felicità della Coop di Gavinana (La Coop sei tu), oltre agli scaffali ricolmi, agli uomini al guinzaglio ed ai rimorchiatori, esiste un metro quadrato (circa) di estrema sofferenza.
Mai visti tanti uomini al guinzaglio come alla Coop di Gavinana (Firenze, Italia) il sabato o la domenica pomeriggio. Ci vado assai di rado (dopotutto, sono sempre via, senza famiglia, e poi sono una quasi single o fidanzata solo un pochino, se preferite). Solitamente bazzico ristoranti, alimentari e rosticcerie. Ogni tanto frequento il luogo (come ieri) e quando entro… puff, eccoli! Sono virtualmente legati alla moglie dal carello. La seguono docilmente e si destano (generalmente) solo di fronte agli alcolici o al passaggio di una ragazza (o un’altra avvenente moglie con un altro al guinzaglio). In quel caso fanno lo sguardo “uno-due” o “uno-due col gancio”. Il primo passaggio è per assicurarsi che la moglie sia girata, il secondo, in tranquillità, verso il target. Taluni lo fanno “col gancio”: aggiungono anche la rotazione del collo, lenta, come il periscopio di un sommergibile che volesse fare (solo) una panoramica dello spazio circostante (mentre le loro pupille sono ferme sul bersaglio come i laser dei Marines). Poi ci sono gli uomini scout: sanno cosa vogliono. Sono soli (emancipati). Possono essere single oppure comandati in missione per conto della donna. Ma hanno dimestichezza con la cambusa e gli scaffali. Agili e ratti. Schizzano tra i banconi, osservano i prodotti incuriositi, staccano i numeretti senza chiedersi a che servono, ed è infatti in coda che danno il meglio di loro: se attaccano discorso, lo fanno serenamente, col sorriso. Tre o quattro annetti fa (lo ammetto) mi sono fatta rimorchiare allegramente da uno di loro appena trasferito per lavoro in Italia … aveva difficoltà ad esprimersi in italiano per ordinare pollo e patatine.
Finì che stemmo insieme per tutta quell’estate (la mia prima a Firenze). Io gli insegnai la lingua nazionale, lui mi ritinteggiò un paio di stanze. Una volta, prima di portarmelo a letto, mi sbracai sul divano, noccioline alla mano, mentre lui a torso nudo rullava in su ed in giù il muro del salotto. Mi godetti lo spettacolo di quelle goccioline bianche che gli scendevano lungo la schiena (schiena bellissima, peraltro). Fu come al cinema, col gran vantaggio di poter passare dallo spettacolo hai fatti.
Comunque, in questa oasi di felicità della Coop di Gavinana (La Coop sei tu), oltre agli scaffali ricolmi, agli uomini al guinzaglio ed ai rimorchiatori, esiste un metro quadrato (circa) di estrema sofferenza. Un piccolo spazio: un buco nero di silenzioso dolore.
Lo dico da “carnivora impulsiva” (a cui piace la carne di terra e di mare) e che non è un’infervorata animalista.
Quel luogo ignorato, si trova alla sinistra guardando il bancone del pesce. Poco dietro. È circondato da macchinari metallici.
Contiene qualche decina di centimetri di acqua opaca e resa effervescente dalle bolle che provengono dal fondo. Dentro alcuni grandi granchi. Le loro tenaglie fermate da nastri rossi. Una volta arrivati, legati, immobilizzati per giorni, settimane
Dal solito Frecciarossa (per Milano)

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